Poveri noi tutti smemorati

Sabato 17 gennaio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Urge fosforo per salvare il mondo. Nell’epoca in cui siamo circondati da memorie di ogni genere, abbiamo perso la nostra. C’è la memoria del computer che conserva l’articolo, il testo, il documento, la fattura, la mail. C’è la memoria del cellulare con numeri di telefono, carta di credito, passaporto, patente. E poi messaggini, pin, iban, codice fiscale, video porno inviato da Francesca con whatsApp. Ci sono queste memorie ma non ci sono più i miliardi di neuroni del cervello umano. E non perché ora nasciamo deficienti, ma perché li usiamo tanto poco da esserci rattrappiti. E così un sudario di terrore scende su di noi se abbiamo dimenticato di salvare ciò che prima avevamo nella testa.
 CERVELLO PARALIZZATO Lasciamo stare l’urlo agghiacciante davanti al computer se un tastino inconsulto o una bastardata elettronica cancella improvvisamente ciò che stavamo scrivendo. Succede soprattutto ai giornalisti da quando hanno abbandonato l’Olivetti per il video. Prima c’era la carta che non spariva, potevi sempre recuperare la pallottola attorno alla scrivania. Ora c’è una videata con la quale il rapporto è sulla fiducia. Ma siccome di fiducie tradite sono pieni i cimiteri, chi si è visto fucilare un articolo da consegnare mezzora dopo ora lo salva capoverso per capoverso come un impedito. Perché si fa presto a dire, non te la prendere, riscrivilo. Quello perso è sempre migliore di quello nuovo. E nulla ci farà recuperare la bella frase di prima che poi magari è tale e quale a quella di dopo ma non abbiamo memoria per ricordarlo.
 Sentiamo sempre più spesso dire, purtroppo non ho molta memoria. E non ci accorgiamo che se la portassimo in palestra come facciamo per bicipiti e pettorali, ne avremmo più di quanto crediamo. Perché la memoria è come un muscolo, bisogna farle fare le flessioni o il tapis roulant. E invece scopriamo che un terzo dei nostri ragazzi non sa il suo numero di cellulare né quello di casa (se qualcuno ha ancòra il fisso) senza consultare la rubrica. Quanti di noi sanno più di cinque numeri a memoria, chessò, casa, mamma, ufficio, bar, medico?
 Almeno metà degli studenti italiani non sa dire quando è nata l’Italia (nata malissimo, come invece sappiamo) senza ricorrere al motore di ricerca di Internet. Non ne parliamo della Rivoluzione francese o della scoperta dell’America. Del resto, perché farsi venire l’ernia mentale quando basta, tac tac, ricorrere a Google e Wikipedia? E’ inutile, ci mancherebbe, sforzarsi di ricordare che per arrivare in via Manzoni bisogna andare dritto, poi a destra poi a sinistra, quando il Gps fa tutto lui. E la voce racchia della signorina ti guida come un menomato, tornate indietro appena possibile perché sei tanto scemo da aver imboccato la prima uscita invece della seconda alla rotonda.
 SCHIAVI DELL’ELETTRONICA Qualcuno dei nostri ragazzi conosce, appunto a memoria, la tabellina del sette? Calcolatrici sul telefonino, un paio di ditate ed è fatta. Figuriamoci che alcune opere dell’ingegno umano sono arrivate fino a noi per tradizione orale: qualcuno se le ricordava e le ha tramandate. Per questo i nonni erano importanti, raccontavano ciò che senza di loro non si sarebbe mai conservato. Ora quando raccontano i ragazzi sbadigliano, due minuti dopo non ricordano ciò che hanno ascoltato due minuti prima.
 Qualcuno non lo sa più, ma siamo dotati di una testa perché contiene, appunto, ciò di cui abbiamo parlato prima, ricordate?, il cervello. E’ stato dimostrato che non è un’arma di disturbo di massa, ma un affare che senza essere Einstein potrebbe memorizzare in cinque minuti 96 date storiche. O addirittura l’equivalente di 50 mila caratteri, 25 cartelle dattiloscritte. Oggi chiediamo quali sono le regioni italiane o una poesia di Pascoli, e capiamo perché se ci fosse ancòra un “Lascia o raddoppia”, Mike Bongiorno (quel tipo che, ricordate?, lo conduceva) andrebbe in cassa integrazione.
 Oggi in Italia, e non solo, dite a scuola di imparare a memoria un verso di Dante, e vi denunciano per violenza a minori. Figuriamoci che figure con compleanni, onomastici, appuntamenti dimenticati senza il pronto intervento dell’agenda elettronica. Abbiamo, sempre in Italia, 45 milioni di smartphone. Se tanto mi dà tanto, abbiamo 45 milioni di cervelli ai limiti della stupidità. In altre parole, abbiamo teste, come si dice dalle nostre parti, buone solo per dividere le orecchie una dall’altra.