Pugno e calcio bravo Francesco

Sabato 24 gennaio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Cartellino giallo per il papa: per ora ammonito, però non ci riprovi. Ma come, per anni siamo stati invitati a porgere l’altra guancia, e adesso arriva lui e ci fa sapere che se qualcuno offende “mia mamma”, lo “aspetta un pugno”? E fa pure il segno del cazzotto? C’è una foto banale ma bellissima sul volo del rientro trionfale da Manila (7 milioni alla sua messa, quasi due volte la Puglia). Ritrae al suo fianco padre Lombardi, suo portavoce, con una faccia terrorizzata come se avesse capito che l’aereo sta per cadere. E invece è solo preoccupato per quello che il suo datore di lavoro sta dicendo, vai a risolvere questa grana.
 PAPALE PAPALE E sùbito infatti scatenati i benpensanti, che già non lo digeriscono perché, per esempio, va ripetendo che chi sono io per giudicare un omosessuale? E aggiunge che vuol dare la comunione a divorziati e separati, perché la chiesa non è un tribunale né un circolo di comari ma la madre che accoglie soprattutto le pecorelle smarrite. Non lo digeriscono perché davanti a tutti i cardinali accusa la bella compagnia di pensare solo alla carriera e a farsi gli sgambetti. Anzi, visto che c’è anche il Tarcisio Bertone, una botta a chi va a vivere in un attico di 700 metri quadri ci sta bene. E poi nomina nuovi cardinali trascurando le solite città privilegiate come Venezia e Genova o la potentissima Curia di Roma, e scegliendo signor Nessuno in tutte le Papuasie della Terra. Ci mancava il papa manesco, cose dell’altro mondo anche se lui è venuto dalla fine del mondo.
 Frase infelice. Linguaggio non da papa. Parole emotive da persone comuni. Non siamo al Bar dello Sport. Rischia di togliere autorevolezza e credibilità al suo ruolo. Queste le bacchettate da parte dei reduci del linguaggio da sacrestia. Quelli che, di fronte a un problema, invece di dire che dobbiamo parlarne, dicono “occorre un momento di riflessione” e non si capisce un tubo. Quelli che, di fronte a gente senza più religione, invece di tendere la mano, dicono che “dobbiamo recuperare i valori della profezia”, così si perdono anche gli ultimi timorati di Dio rimasti.
 Figurati poi quando, dopo il Discorso del Pugno, è arrivato il Discorso del Coniglio. Cioè il medesimo Francesco il quale dice che essere buoni cristiani non significa fare figli come conigli, ma che la famiglia ideale ha tre figli. E cita il caso di una donna che ne attendeva un altro dopo sette avuti col cesareo. Ma come, prima ci insegnate il “crescete e moltiplicatevi” e poi fate marcia indietro? E dagli, con altre bacchettate. Addirittura, per fargli fare una figuraccia, si inventano che secondo lui causa della povertà sono le famiglie numerose.
 CENSORI INTERESSATI E infine il Discorso del Calcio Dove Non Batte Il Sole. Quando l’impunito Francesco racconta di come nella sua Buenos Aires cercarono di corromperlo. Allora lui pensò: “Gli do un calcio dove non batte il sole oppure faccio lo scemo? Ho fatto finta di non capire”. Tranne poi essere eletto papa anche per spazzare quella feccia di corruzione che era diventata la Sede ex Santa. In parole povere, eletto anche per mandare via tanti potenti con le mani giunte e le tasche piene. E proprio con un calcio dove non batte il sole.
 Quando ci si sente colpiti sul vivo, basta dire che chi parla non ha parlato da papa. Come se Gesù di Nazareth non se la facesse con umili pescatori ma con gli altezzosi Saggi del Tempio. Così i censori di Bergoglio. Vale il Pugno, non ciò che significa, cioè che anche la libertà richiede prudenza. E che ci sono sacri valori intimi sui quali oggi non si può scherzare né porgere l’altra guancia se non con guai peggiori, come l’insulto a una madre (metafora dell’insulto alla fede altrui, con tutto ciò che è seguito a Parigi). Per i censori, vale il Coniglio, non il fatto che ogni figlio è un atto di responsabilità non di egoismo che non piacerebbe neanche al buon Dio. Per i censori, vale il Calcio dove non batte il sole, non la feccia della corruzione che dilaga in un mondo in cui le diseguaglianze sono sempre più infami.
 Agli inizi degli anni 50, ambasciatrice americana a Roma era Claire Booth Luce, tanto insaziabile collezionista di uomini quanto fanatica anticomunista. Fino al punto di fare la lezione anche a papa Pio XII. Il quale, quando non ne potette più, le disse: “Guardi che sono cattolico anch’io”. A tanti untuosi censori lo ricordi anche Francesco, tenendo ben pronti sia un pugno che un calcio.