Dalla Grecia un giorno atteso trecento anni

Venerd́ 30 gennaio 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Domenica ad Atene è avvenuto anche altro. Non solo il successo annunciato dell’Ammazzaeuropa Tsipras. Non solo la sospetta salita sul suo carro da vincitore dei partiti di mezzo continente, a cominciare dalla strana alleanza di quelli italiani da Salvini a Vendola. Non solo (forse) una rivincita contro l’odiata austerità. Ma anche una resa dei conti attesa da quasi trecento anni. Quella fra protestanti rigorosi del Nord e cattolici spreconi del Sud.

 Per la verità la Grecia è troppo ortodossa per voler avere a che fare con i cattolici. Ma altrettanto troppo mediterranea per non averci a che fare. Perché in gioco non è tanto una religione quanto una concezione della vita che si è imposta dalla rivoluzione industriale inglese in poi. Quella anglosassone secondo cui valiamo quanto produciamo. Quella secondo cui non è vero che il Regno dei cieli non sarà mai dei ricchi, ma anzi essere ricchi è titolo di merito per andarci. Insomma Lutero contro suoi ex compagni di fede. Riforma contro Controriforma.

  Per capire meglio basti ricordare che “schuld” in tedesco non significa solo debito ma anche colpa. Accidenti, mezzo mondo all’inferno. Fosse per il monaco agostiniano che inventò il protestantesimo nel 1517, tutti quelli che hanno il mutuo, tutti quelli che pagano a rate non avrebbero scampo. E neanche col perdono, tre pater-ave-gloria per rimettere tutto mollicciamente a posto e ricominciare. Fino al punto da indulgere non solo verso il fedifrago o il bestemmiatore, ma anche verso chi non paga le tasse. E, magari, non onora il debito.

 La Merkel non è solo a capo di un Paese mai tanto odiato (e per la verità anche mai tanto ammirato). E’ anche la figlia di un pastore protestante che se ne andò nella Germania comunista per convertirla. Purezza e durezza lasciate in eredità. La regola diffusa da quelle chiese è “lavorare molto e consumare poco”. Figuriamoci se non vengono considerati membri di un incosciente Club Med questi popoli allegri del Sud infedeli ai patti. A cominciare dai greci, già recidivi storici nei dissesti. E visti magari tutti come filosofi barbuti che contemplano il mondo sotto un ulivo.

 Così disoccupazione e povertà devono essere considerati una espiazione più che una punizione. E, per il tedesco medio, roba come il “fondo salva-Stati” o i miliardi di Draghi una sorta di farina del diavolo, appunto una incorreggibile cultura del peccato. Fino alla convinzione molto meno sacrale ma molto più radicata secondo cui l’operaio di Dusserdorlf non deve lavorare per consentire allo sfaccendato italiano o al manibucate greco di ordinare aragosta al ristorante. Vivere sulle nostre spalle: per la verità fissazione di ogni Nord, visto quanto in Italia è ripetuto verso il Sud. C’è sempre un Sud con cui (dolosamente) prendersela.

 Che poi ci sia anche altro nella vita, nessuno lo sa come i tedeschi che scendono a farsi al Sud le due settimane tutto compreso. Che poi la vita non sia solo dati di bilancio, per fortuna lo conferma la resistenza di una cultura che conserva valori come la mano tesa verso chi non ce la fa. Questo non vuol dire sprecare, e i passati governanti greci ne sono stati campioni del mondo. Né però può voler dire cancellare la più grande conquista dell’Europa (anche tedesca) del dopoguerra, cioè lo Stato sociale. Non vuol dire non potersi curare non potendo comprare i medicinali come ora in Grecia.

 Anche perché, quando si parla di interessi economici, il più innocente si deve fare l’ergastolo. A cominciare dalla Germania. La quale è vero che è Germania perché i suoi abitanti sono tedeschi. Ma è anche vero che fu aiutata all’inizio del Duemila (quando era la malata d’Europa) in barba a ogni regola e a ogni trattato, quelli stessi su cui è inflessibile oggi. E’ anche vero che è riuscita a ottenere che l’euro fosse allineato al valore del suo marco. E’ anche vero che quei trattati continua bellamente a violarli con un eccesso di esportazioni non compensate da decenti importazioni: vendere senza consumare. Ed è infine vero che si è finanziata con i suoi appetibili titoli di Stato a zero interessi ai danni degli alleati. Risultato: recessione di tutti tranne una, ciò che la fa accusare di egoismo anche dagli Stati Uniti.

 Staremo a vedere quanto Tsipras riuscirà a ottenere, accompagnata dal tifo dei Paesi mediterranei. Timorosi peraltro, Italia in testa, che non restituisca quanto prestato (noi 20 miliardi): un paradosso. Al massimo una dilazione del pagamento. Ma la previsione è che l’Europa reggerà. Magari con meno dicktat. Magari con più anima e meno ragioneria. Non sono pochi quelli che dicono che ci vorrebbe una Merkel ovunque. Ma sono molto di più quelli che dicono che un Terzo Reich lo abbiamo conosciuto troppo bene per averne un Quarto. E che essere cattolici (o ortodossi) non è ancòra reato.