Zamparini,una vita come un’odissea

Mercoledì 4 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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UNBROKEN – di Angelina Jolie. Interpreti: Jack O’ Connell, Garrett Hedlund, Takamasa Ishihara. Biografico, Usa, 2014. Durata: 2h 10 minuti.
 
Una grande storia, di sicuro lo è. Accidenti questo Louie Zamparini, italo-americano che corre i 5 mila metri alle famose Olimpiadi di Berlino, 1936 (quelle del trionfo della razza), anche dando la mano a Hitler. Precipita in guerra col suo bombardiere e rimane alla deriva 47 giorni in mare su un canotto. E’ catturato dai giapponesi e per due anni subisce atroci torture nei campi di prigionia. Rientrato a casa si perde come tanti reduci nell’alcolismo e negli squilibri psicologici. Ma poi vive alla grande fino a 98 anni, morendo poco prima dell’uscita del film su di lui.
 Un “Unbroken”, indistrutto e indistruttibile, che poi è la sua epica. Un “Sopravvissuto”, come dice la sua biografia (Newton Compton editore) della quale la “Gazzetta” ha parlato nei giorni scorsi. E in questo tutta la retorica (ma anche, onestamente, la realtà) del mito made in Usa di “Una vita di gloria vale un momento di dolore”. Dello “Stai bene?” anche quando stai in coma. Del “Vinceremo arrivando vivi alla fine della guerra”, questa la vendetta sulla crudeltà del nemico. Passando per un’infanzia scapestrata, a fare a pugni con chi lo chiamava mangiaspaghetti.
 Se ne sono avuti a male in Giappone, dove il film è stato bollato come “immorale e razzista”, come se tutto il bene fosse nell’”Arrivano i nostri” e tutto il male dall’altra parte: un anticipo degli “Stati canaglia “ alla George Bush jr. Mandando a dire agli americani, invece di fare caricature altrui, di ricordarsi delle loro nefandezze nel carcere iracheno di Abu Ghraib o nel lager di Guantanamo. Insomma marketing non da poco per il film su una vita che è una odissea. Diciamolo: un eroe.
 Ma com’è il film, com’è? Sceneggiatura a otto mani (anche gli Oscar fratelli Coen), seconda regia di Angelina Jolie, non solo la signora Brad Pitt ma donna di grande sensibilità impegnata in nobili progetti benefici. Qui però si fa prendere la mano. Non solo nella lunghezza. Ma nello schema scolastico e stereotipato dell’agiografia, della celebrazione ingenua, del patriottismo senza sfumature. Qualcuno ha ricordato lo stesso tema nel famoso “Il ponte sul fiume Kwai”, altra epica.
 E però si sarebbe ingiusti verso la tensione ideale che sempre pervade il film, e nella tensione anche stupefatta della sala davanti alle sequenze di una vita per molti aspetti incredibile. Alla quale dà volto e movenze Jack O’ Connell, uno fra i tanti bravi attori inglesi del momento. Cui si contrappone il suo persecutore nipponico dalla insostenibile faccia cattiva. Louie Zamparini è andato in Giappone dopo la pace, ma il suo aguzzino non lo ha voluto incontrare. Amnistiato dai crimini di guerra, ma forse no dalla sua coscienza.