Adotta un’aiuola sarà il tuo futuro

Venerdì 6 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Gli inglesi la chiamano “Big Society”, Grande Società o Società Allargata. Che vuol dire? Vuol dire una società in cui anche io, tu e lui facciamo la nostra parte nella cura dei beni comuni, dei beni pubblici. Affiancandoci allo Stato o agli enti locali. O anche sostituendoci a loro, se se la prendono comoda o se la filano proprio. Esempio, l’assistenza agli anziani, se bene pubblico è anche un fiato a chi nella vita ha dato più di quanto ora riceve. Ecco allora chi va a trovarli a casa, chi li accompagna per una passeggiata, chi può fargli un’iniezione.
 Si potrebbe dire: volontariato. Come, all’opposto, gli anziani che, davanti alle scuole, proteggono i bambini dalle auto e da chi offre caramelle. Ma è di più del volontariato. E’ quella cittadinanza attiva che non si limita a lamentarsi, a fare il comunicato, a strillare in piazza. Ma è il primo baluardo, altro esempio, nella difesa di un monumento come cosa nostra, non come cosa di nessuno solo perché di tutti. E del quale ciascuno può fare ciò che vuole, magari nella indignazione generale di due giorni fino al prossimo vandalo.
 Sappiamo anche come soprattutto dalle nostre parti la “Big Society” è stata accolta, italiani sempre i più intelligenti di tutti. Come un tentativo da parte dello Stato di scrollarsi dai suoi compiti e di scaricarli sui cittadini. Come, non solo paghiamo le tasse ma dovremmo fare anche ciò che spetterebbe proprio a chi per questo le incassa? Insomma un subdolo artificio per distruggere il Welfare, lo stato sociale, cercando di dirottarne il costo. Welfare grande conquista europea sempre a rischio tagli, inefficienze, dimenticanze.
 Ora succede che un appello ai suoi cittadini lo rivolga il sindaco di una delle dieci maggiori città italiane: Bari. Ma varrebbe anche per Milano, figuriamoci. Problema generale, anche se al Sud ogni problema è sempre più problema. Sud sempre accusato di scarso senso civico senza mai andare a vedere perché, quand’anche fosse. Senza andare mai a vedere se lo Stato è stato amico o nemico. E se non ne abbia in cambio una ostilità che si traduce anche in inciviltà, ti sfascio la panchina perché tu non mi dai un giardino decente.
 E però proprio al Sud conviene darsi da fare, attaccando con l’impegno come difesa verso chi non si impegna. E non solo con la Vim, la Valutazione di impatto meridionale per ogni provvedimento nazionale che non tenga conto della minorità cui è costretto il Sud (e ce ne sono ogni giorno). Ma anche considerando il Vat, Valore aggiunto territoriale dato da strade pulite, musei aperti, panchine (appunto) non sfasciate. Una città bella e ben curata è una città che vale di più. Che attira turisti. Che richiama studenti. Che incoraggia investimenti. Una città la cui bellezza non serve solo a dire “quant’è bella”. Ma che si può monetizzare in valore per i suoi cittadini. A cominciare dal lavoro che crea.
 Così questo sindaco ha detto ai cittadini: adottate un pezzo di città. Un’aiuola. Un marciapiede. Una piazza. Un muro contro gli imbecilli che con lo spray ci scrivono “Da quando conosco te non sono più io” (e figuriamoci prima). Seguendo il pur abusato esempio delle donne di Bari Vecchia che, curando lo spazio davanti alla propria casa, curano un amor proprio che si estende di casa in casa. Ovvio che non basti solo “Innamorarsi di Bari”, come dice lo slogan. Ma occorre capire quanto l’innamoramento convenga a tutti. E se non è amore, sia almeno interesse, roba nella quale i baresi sono da premio Nobel.
 L’hanno visto i commercianti, cosa sono state a Natale una città e una Puglia piene di festa. E piene di attenzione (sia pure interessata, rieccoci) ai clienti. Basta un cerino per riscaldarsi. Anche se proprio dai commercianti baresi si è avuta la prima risposta secca, allora riduceteci la Tari. Poi il sindaco ha lanciato il patto “Bari per bene”, ogni due mesi un quartiere che rivolteremo, però poi dateci una mano a non ridurlo come prima. Battaglia di civiltà fra buoni e cattivi.
 Diceva Cesare Pavese che la città non dovrebbe essere madre ma amante. Il luogo in cui ricercare la propria felicità. Il luogo in cui voler vedere crescere i propri figli. Città in cui nasce il benessere delle nazioni. Partendo proprio dal Sud. Dove c’è molta più gente civile e molto più senso civico di quanto i suoi denigratori affermino. Ma è una società civile non organizzata. E ripiegata tanto sulla delusione del non ricevuto quanto sull’alibi del non si può fare fino al cinismo invece del civismo.
 Negli Stati Uniti, dove pure ci sono problemi da Stati Uniti, basta un lampione spento per creare un’associazione per il lampione acceso. Quisquiglie, diceva Totò. Magari gli Stati Uniti devono farsi perdonare tanto altro. E tanto altro l’Italia deve farsi perdonare dal Sud. Ma sarebbe già importante che i lampioni rischiarassero il Sud una volta per tutte come una vittoria di ciascuno.