Donne rifatte viva le donne

Sabato 7 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Datemi la faccia che voglio, e solleverò il mondo. Anzi, la faccia è mia e me la gestisco io. Stiamo ancòra parlando di quelle e quelli che si rifanno. Soprattutto quelle. Discorso ormai da era dei dinosauri se in questi giorni non ci fosse stato un documento del Vaticano per una conferenza sulle culture femminili. Vi si dice che la chirurgia estetica è come un burqa di carne. Accidenti. Il burka è quella specie di scafandro che intabarra le donne islamiche nascondendone non solo il viso ma il corpo intero manco fossero fantasmi. I non islamici parlano di imposizione che mortifica chi la subisce. Cancellarle. Dire che appuntirsi un naso, stremarsi gli zigomi, rimpolparsi le labbra, sgonfiarsi le borse sarebbe come costringersi al burka, vuol dire esservi costretti per corrispondere a un modello dettato da altri. Quindi violazione della libertà.
 CONDANNA DEL VATICANO Chissà se lo sa papa Francesco. Sì, lo stesso della famosa frase “chi sono io per giudicare un omosessuale”? Se tanto mi dà tanto, ora dalle sue parti si vorrebbe giudicare chi, non piacendosi, si cambia come un paio di jeans. Obiezione: non è vero che giudichiamo. Anzi difendiamo chi è tanto condizionato dalla bellezza a ogni costo delle tette che esplodono o del sederino che rotondeggia, da non badare a costo pur di averli. Costo psicologico oltre che economico. Pena non essere accettate. Pena perdere la faccia se non è la stessa faccia diffusa dalla pubblicità, dai giornali al parrucchiere, dalla continua istigazione da parte di bellone che hanno polpacci dell’altro mondo e questo mondo ai piedi.
 Insomma cambiarsi i connotati sarebbe una ossessione da povere sofferenti più che una scelta di consapevoli gaudenti. Il mito dell’eterna giovinezza di fronte alla realtà del naturale invecchiamento. Un tentativo di fermare il tempo come se il tempo che non si ferma fosse una condanna. Col risultato di avere una sola espressione per ogni occasione, basterebbe una risata non controllata a far schizzare i tiranti. Con bocche a canotto e colli stirati in omaggio più alla legge del botox che a quella del buonsenso. Fino alle famose diciottenni che chiedono il seno nuovo come regalo di compleanno invece dell’ultimo modello di smartphone.
 Bellezza artificiale contro madre natura, tuonano dal Vaticano. Dimenticando che nessuno può fare tanto male come chi vuole giudicare gli altri a fin di bene. D’accordo cercare di dare vita ai propri anni oltre che anni alla propria vita. Ma con un limite proprio nel buonsenso e, al massimo, nel proprio senso del ridicolo. Ma che te ne frega a te se io voglio illudermi di avere vent’anni invece di sessanta? Certo non ci vuole un binocolo per capire che il pancino piatto è più figlio del bisturi che del pilates in palestra. Ma non ci vuole il censore a darmi il voto se mi metto in testa di somigliare a Belen anche se sono quasi una nonna. Se c’è il restauro conservativo, fatemi campare nell’illusione che ci sia anche il tempo che va in pausa come il computer.
 LE BAMBINE MAI NATE E poi, viva le donne che non rinunciano al sogno della bellezza, anche se bellezza se ne va tuttavia. Anche se si trasforma con la plastica. Visto che della bellezza sono un simbolo tanto più invidiato quanto più cerca di non sfiorire. Tanto più giudicate quanto più sognate. E visto che ora si scopre che almeno cento milioni di bimbe mancano all’appello di un mondo tanto più maschile quanto più maschilista. Mondo che fa abortire chi sta generando una femmina in una selezione delle nascite figlia di un pregiudizio duro a morire. E che in tante sue regioni continua a considerarle più una sventura che una benedizione. E che poi le riduce a una umiliante serie B contro la quale non sempre si alza la stessa voce che si è alzata per parlare di burka di carne. Di fronte agli uomini che sarà vero che muoiono di più combattendo o lavorando, ma pochi vanno a vedere il silenzioso sacrificio delle donne che danno la vita a costo della felicità della propria.
 Poi una va a cercare di piacere a se stessa quanto agli altri (cioè, diciamolo, ai soliti uomini) ed ecco vedersi puntato addosso un dito tanto severo e benpensante quanto non richiesto a nome altrui. Viva le donne che continuano a essere belle anche con qualche pezzo di ricambio. E vengano tutti i burqa di carne del mondo, se la bellezza poi alla fine lo salverà, il mondo. Citazione vecchia, d’accordo, ma il fatto è che quando ci vuole ci vuole.