Se al Sud un ministero può fare il miracolo

Venerdì 13 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Un ministero del Mezzogiorno? Difficile andare a dirlo al cassintegrato, allo sfrattato, a chi non riesce più a fare la spesa. Col disgusto verso una politica che parla dei problemi suoi e non di quelli della gente. E con l’interesse che si accende solo se c’è qualcosa di immediato e di concreto per chiunque se lo aspetti: c’è niente per me? Eppure l’annuncio del premier Renzi di volerlo ripristinare, quel ministero, può essere una buona notizia per il Sud tanto quanto può non significare nulla.
 Anzitutto significa che Renzi si accorge del Sud: meglio tardi che mai. Non male le sue visite nel Sud delle eccellenze delle quali non si parla mai tanto quanto si parla di ciò che va male. Ma che il Sud sia il maltrattato d’Italia bisogna avere le cataratte per non vederlo. Bastano le ultime cifre sulla ricchezza nazionale: reddito al Sud del 45,8 per cento inferiore a quello del Centro Nord, che vive col doppio. Divario tornato al livello del 1965. In un Paese che secondo la Costituzione dovrebbe avere pari diritti. E in cui non dovrebbe esserci differenza nel nascere a Lodi o a Catanzaro.
 Invece non è così. E si deve capire una volta per tutte che nessun destino e nessuna fatalità può condannare metà Paese non solo a stare peggio dell’altra metà ma a esserne ignorato come se così dovesse andare e amen. Anzi, per far finta che non ci siano politiche nazionali che lo provocano, si punta il dito sui dirigenti meridionali dicendo: se state male, è colpa vostra.
 Così, per esempio, sarebbe colpa del Sud avere cinque volte meno asili nido pubblici rispetto al Centro Nord quando invece dipende dal fatto che, visto che quella è la situazione, il governo ha detto: continuiamo così, vuoi stare ora a cambiare tutto? Così sarebbe colpa del Sud non poter sostituire i suoi professori universitari che vanno in pensione mentre ci sono università del Centro Nord dove, per uno che esce, cinque ne entrano. Anche per questo i ragazzi del Sud vanno via, visto che le loro università sono costrette a eliminare corsi e borse di studio.
 Ma non è finita. Così, per esempio, sarebbe colpa del Sud se quasi il 98 per cento degli investimenti delle Ferrovie dello Stato sono fatti al Centro Nord mentre per andare da Bari a Napoli ci si mette quasi quanto per andare in aereo da Roma a New York. Anzi Matera è l’unica città italiana non collegata e sulla linea adriatica ci sono i treni che altrove non vogliono più. Così sarebbe colpa del Sud avere meno finanziamenti per la sua sanità perché si è stabilito che vadano di più alle regioni in cui ci sono più anziani e non a quelle in cui c’è più gente che non può pagare il ticket. Così sarebbe colpa del Sud vedersi sottrarre 3 miliardi e mezzo per i progetti da realizzare con fondi europei senza tener conto che se si spendono in ritardo dipende dal fatto che per un’opera pubblica in Italia ci vogliono non meno di dieci anni.
 Questo non assolve i dirigenti meridionali, quanto meno per il loro pietrificato silenzio chissà se più per noncuranza, ignoranza o attenzione a non disturbare chi li ha fatti eleggere. Ma sarebbe solo prendere in giro il Mezzogiorno se un ministero del Mezzogiorno non si accorgesse di come al Mezzogiorno, più che un ministero, serve l’opposto di quanto appena visto. Serve, come si sa, quella Vim, valutazione di impatto meridionale che calcoli le conseguenze per il Sud di tutto ciò che si decide.
 Ancòra. Non può non far suonare l’allarme l’accenno a un ministero che si occupi soprattutto dei fondi europei. Da gestire a Roma più che a Bari, Napoli o Potenza. Un potere. E da utilizzare come unica risorsa per fare le cose al Sud mentre nell’altra Italia si usano anche i fondi nazionali. Ciò che perpetuerebbe un dato che sarebbe comico se non fosse tragico: in un Paese con tale divario, si spende più dove sono più ricchi e meno dove sono più poveri. Magari affermando anche di voler così ridurre il divario.
 Ora, che il Sud non sia solo un divario, non ci sono dubbi. C’è un Sud con segni positivi che va orgogliosamente e silenziosamente avanti ogni giorno e che spesso il Sud stesso ignora. Ma se un ministero del Mezzogiorno non si occupasse di ridurre se non cancellare i segni meno, sarebbe più inutile di un Festival di Sanremo senza la noia. E non solo asili nido, università, treni, ospedali. Ma anche prestiti bancari che costino meno al Sud (dove costano invece di più). Anche porti e retroporti che non perdano il loro vantaggio nel Mediterraneo perché non collegati con uno straccio di ferrovia. Anche anche anche.
 Già insospettisce il toto-nomi per guidare questo ministero. Una donna, si sente dire. Perché una donna ex ministro (la Lanzetta) dovrebbe sostituire. Viva le donne, per carità. Ma per ora è solo una speranza (o un’illusione) poter dire: datemi una donna, e risolleveremo il Sud.