Se qualcuno oggi ti chiede la mano

Sabato 14 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Stavolta il Guastafeste chiede comprensione in anticipo. Oggi è san Valentino, e lui che ti fa? Dedica la sua rubrica settimanale proprio a questa festa. Molto originale (detto ironicamente) per un giorno in cui è prevedibile che se ne parlerà a stufo, e sarebbe giusto non aggiungere un sapientino a pontificare sul giornale. E poi, che Guastafeste è se, invece di guastare cordialmente le feste bacchettone al prossimo, si mette anche lui nel coro scemo della retorica della sopradetta festa? Assecondando quella indicibile rottura di scatole che la data spesso è, anche se accompagnata da un birignao che non si sa se più venale o più svenevole ma non escluso sincero in alcuni casi.
 SCENA DI ALTRI TEMPI Il Guastafeste non si sarebbe giocato la reputazione se non avesse assistito fresca fresca a una scena più dell’altro mondo che di questo mondo. Arrivano dall’estero (mediterraneo) i genitori di un ragazzo straniero per festeggiare il fidanzamento con una ragazza pugliese. Famiglia locale a dir poco trasgressiva, di quelle per le quali la tradizione è fatta soprattutto per essere sbeffeggiata. Di quelle bastian contrarie.
 I genitori di lui vogliono, come si dice, fare quella conoscenza finora preclusa dalla distanza. Convenevoli, sorrisi, cortesia sia pure con la difficoltà di lingue diverse surrogate da un inglese più o meno condiviso. Nell’era giurassica pre-computer si parlava di fulmini a ciel sereno. Ecco, il fulmine lampeggia a ciel sereno quando a tavola prende la parola il papà venuto da lontano. Sono qui, dice in sintesi rivolgendosi al papà del posto, per chiederti la mano di tua figlia a nome di mio figlio. Poco ci manca che non scatti un inchino alla D’Artagnan. Scatta invece l’apertura di un inconfondibile astuccio dal quale spunta il classico anello di brillante. Che il papà foresto infila al dito della promessa sposa mentre sembrano salire le note dei violini tanto quanto scendere commozioni calde ancorché furtive sul volto di qualcuno degli astanti.
 E’ stato come se oggi fosse esistito un Filippide che ci mette 40 giorni per annunciare la vittoria di Maratona, oggi nel tempo degli sms e delle mail. L’altro papà un po’ stranito risponde confuso che ignorava di essere detentore della mano della figlia nel tempo in cui a dodici anni le ha già dato la chiave di casa e da due prima l’iPhone. Ma poi, conquistato dalla sorpresa, aggiunge che se la figlia vuole, per lui va bene, non arrischiando ad accampare qualsiasi autorità su una maggiorenne per quanto a malapena l’avrebbe accampata su una minorenne.
 Lungi dal Guastafeste l’idea di trarne una morale e tanto meno di suggerirla. Ma nel tempo in cui si divorzia facile in venti minuti e con 16 euro a coppia, sarebbe conformismo dell’anticonformismo (accidenti) ignorare che non tutto il mondo si allinea. E che se venti minuti e 16 euro sono sufficienti per dirsi addio, c’è anche chi potrà testimoniare di come un classico anello sopravviva da qualche parte nonostante tutto. E che è stato infilato come si vede ancòra (se pure) solo in certi film in bianco e nero o si legge negli sparuti romanzi sopravvissuti all’ondata nera dei polizieschi, l’unica che riesca a far lèggere un popolo di non-lettori mezzo ignoranti.
 AMORE E CINISMO E’ vero, non se ne può più. Sanremo ci ha martellato in questi giorni col suo eterno noioso uguale per un’Italia sbadigliante e in pigiama. Con una mediocrità tanto più fatua quanto più assatanata di indici di ascolto. Con un’aria ammorbante di usato più o meno sicuro. Con improbabili big e strombazzati ospiti dal rendimento minimo sindacale. Con amori tanto disseminati in ogni canzone quanto più improbabili al di là di quel palcoscenico. Mentre fuori le coppie scoppiano negli ammazzamenti reciproci della tragica cronaca quotidiana. E mentre san Valentino si dibatte fra regalini dalla stupidità imbarazzante e serate con la candela sul tavolo, gli occhi sul cellulare, non una parola scambiata e il mauriziano che vuole venderti la sua ossessionante rosa.
 Poi succede qualcosa in un giorno imprevisto e pensi che sulla grande muraglia del cinismo può spuntare ancòra uno di quei fiori che non sai come abbiano fatto. Pensi che ci sia ancòra spazio per i Baci Perugina. Almeno quei due avranno qualcosa da raccontare, e magari da sorriderne, non ci crederete ma sapete che questo tipo qui mi ha fatto chiedere la mano dal padre e piangeva come un coniglio?