L’Oriana,paladina di onestà e libertà

Domenica 15 febbraio 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Oriana Fallaci non è solo una Oriana Fallaci. Ma non c’è dubbio quale sia quella della quale si parla di più in questi giorni. E’ quella della drammatica accusa di resa rivolta alla civiltà occidentale. Quella dell’infuocato allarme contro la minaccia del fondamentalismo islamico che sta conquistando il mondo. Quella riesumata dopo il sangue di Parigi, così come lo era stata dopo le Torri Gemelle di New York. Quella, diciamoci la verità, tanto più indigesta quanto, sotto sotto, più ammirata. Perché, come tutti i profeti, forse aveva detto qualcosa di sconveniente in anticipo. E, come tutti i profeti, rimase e in buona misura rimane inascoltata mentre magari si ha, specie ora, tanta voglia di ascoltarla.
 Ovvio che la miniserie tv di domani lunedì 16 e martedì 17 su Rai1non parlerà solo della Fallaci che oggi sembra, come si dice, la più politicamente scorretta. Quella che, mentre si nega forse a ragione che stiamo vivendo uno scontro di civiltà, è sempre una tentazione di convincersi che questo scontro di civiltà ci sia proprio. Perché questa è la grande forza delle Fallaci: vivere al di là di se stesse, lasciare un segno dal quale è tanto difficile quanto vano liberarsi.
 Ma la Fallaci è diventata la Fallaci molto prima che l’Islam cominciasse a dettare l’agenda della storia contemporanea. La più grande giornalista mai vissuta, e non solo in Italia. Una di quelle andate ovunque passasse non solo la cronaca. Ma anche una di quelle che dove passava non segnava solo la cronaca.
 Basti pensare alla famosa intervista in Iran con l’ayatollah Khomeini, il padre della rivoluzione islamica di fronte al quale si tolse il chador: non solo un atto di orgoglio, quanto di rabbia verso una condizione della donna, tanto per citare appunto il titolo di uno fra i suoi più famosi libri. Non meno scolpita nella memoria la sua lunga e sofferta vicenda umana con Alexandros Panagulis, capo dell’opposizione greca al regime dei Colonnelli, da lei conosciuto all’uscita dal carcere nel quale era stato torturato e affossato. Un amore stroncato dalla morte di lui, anzi dall’omicidio politico. E che gli ispirò altri due fra i suoi memorabili libri, “Un uomo” e “Lettera a un bambino mai nato” sul figlio che da lui aspettava e perso.
 Ma poi il Vietnam, quella sanguinosa follia come la bollò, in cui ancòra una volta non poteva che essere la Fallaci. Una che guardava e guardò al di là del pregiudizio, sottolineando colpe non solo degli americani ma anche dei norvietnamiti, ciò che le attirò la taccia di anticomunista da parte dei tanti perenni mediocri detentori del “pensiero unico”. E poi tanto la campagna femminista quanto quella contro l’aborto. E l’amicizia con Pier Paolo Pasolini con la difesa dell’omosessualità. E la dichiarazione contro l’eutanasia quanto la difesa della procreazione assistita. E il coraggio civile (grande assente del momento) contro i no-global dopo il ferro e fuoco del G8 a Genova. Fino alla presunta dichiarazione di voto in favore di Berlusconi: che da un lato la fece gridare a suo modo contro chi aveva vigliaccamente usato il suo nome, dall’altro le fece denunciare il velenoso livore della sinistra verso il leader della destra (in seguito definito “fottuto idiota” insieme a Prodi).
 Perché questo era la Fallaci: un grande indomabile rebus per chiunque volesse intrupparla, per chiunque osasse strumentalmente arruolarla dalla sua parte. Tutto e il contrario di tutto. E non perché non prendesse posizione, ma proprio perché la prendeva. Una dichiarata atea, ammiratrice dell’Illuminismo, fino però all’amicizia personale col cardinale Ratzinger futuro papa. Una partigiana della Resistenza a 14 anni, tanto quanto una che criticò i partigiani per l’assassinio di Giovanni Gentile che “non era fascista”. Forse una contraddizione continua, ma anche una onestà continua. Che, più che voglia di protagonismo, era coraggio di affrontare e, spesso, pagare di persona.
 Per questo la Fallaci è sempre stata circondata da tanto amore quanto da tanto odio. Per una irriducibilità che sfuggiva a tutti tanto quanto ella era la buona o la cattiva coscienza di tutti. Una rompiscatole. Una inviata tanto speciale che mai più ne è nata una pari. Soprattutto una grande testimone dei tempi. I suoi libri hanno venduto 20 milioni di copie nel mondo. Questo della Rai è il primo film su di lei, che forse ne sta tuonando il suo dispetto dall’aldilà. Ma servirà a tutti. Perché a tutti serve non tanto il suo mito quanto il suo esempio di libertà come unica forma di dignità.