Lino Patruno al Calabria Day il 16 Aprile 2011

Intervista di Lino Patruno a Calabria day

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 Il 16 aprile prossimo lei sarà uno dei testimonial della Calabria positiva. Quella che vuole emergere sulle negatività e mostrare una nuova immagine di sé. Se questa è una delle strade possibili, cosa si potrebbe affiancarle?

Già è importante l’immagine, in tempi in cui vali più per come sembri che per come sei. E in un Sud sul quale il pregiudizio è stato scientificamente creato per sottometterlo, per farlo vergognare di colpe che non aveva. Per questo il Calabria Day dovrebbe diventare un Sud Day, anzi un Sud tutto l’anno. Quindi al Giorno (perché quel Day?) della Calabria bisognerebbe affiancare un continuo messaggio di orgoglio, di concretezza, di capacità di far bene, di partecipazione civile, molta partecipazione civile. Che c’è: bisogna solo incoraggiarla e darle occasioni. Bisogna coinvolgere. Bisogna riempire i vuoti di socialità prima che a riempirli ci pensino altri.

Dal punto di vista storico-sociale quali fattori, secondo lei, hanno inciso più di altri sull’attuale condizione della Calabria?

Lo statalismo senza Stato. Cioè la condanna storica a vivere di Stato senza una presenza dello Stato quando e dove sarebbe stato necessario. Ci aggiungo classi dirigenti che non hanno saputo opporsi, che hanno scambiato fondi pubblici con voti.

Perché la “Calabria positiva” stenta a guadagnarsi lo spazio che merita?

Perché immagino che la gente sia stanca e sfiduciata, rischi di accettare la situazione senza più opporsi, scadendo nel fatalismo invece di risollevarsi nel vitalismo. Si dice che la moneta cattiva scacci quella buona, io penso che ci sia tanta di quella moneta buona che però non fa notizia. Bisogna darle occasioni di mostrare se stessa. Bisogna mettersi insieme laddove è possibile, creare la massa critica, innescare il corto circuito. Perché si crede di essere in pochi, ma si è in tanti.

C’è chi sostiene che la Calabria è persa. Ormai sganciata dal contesto nazionale, sarebbe avviata verso una deriva senza ritorno. Ritiene che questa sia una lettura valida o, al contrario, ha intravisto segnali più incoraggianti?

Nessuno è perso se non vuole esserlo. Non è una citazione famosa, è una regola sempre valida. La Calabria del resto è, più o meno, nella stessa condizione del resto del Sud, con un problema in più: la criminalità. Non so quanti margini di uscire dalla sua condizione abbia il Sud ora che lo penalizzano col secondo Risorgimento Tradito del federalismo. Ma ormai ho passato anche io il guado: il Sud ha bisogno di una rappresentanza politica, senza preoccuparsi di spaccare l’Italia cui provvede da tempo la Lega Nord. Poi, segnali incoraggianti ci sono sempre e ovunque, o il Calabria Day nasce sotto il cavolo?

Chi sarà il protagonista del cambiamento della Calabria e con quali mezzi questo dovrà essere perseguito?

La buonavita organizzata. Credo sempre che sia fondamentale insieme agli apparati produttivi ecc. ecc. Poi ovviamente ci vuole la buona amministrazione. Che non potrà nulla (altro che menzogne federaliste) senza le politiche nazionali. Ma occorre risuscitare una appartenenza, puntando sui meravigliosi giovani che tante volte hanno portato le luci della ribalta sulla Calabria. Non è un percorso facile, ma anche una marcia di diecimila miglia comincia con un passo. Soprattutto credo che occorra, in Calabria come nel resto del Sud, scrollarsi di dosso la convinzione che non ci sia più nulla da fare. Altrimenti io non starei neanche a rispondere a questa intervista.

Che Calabria si aspetta di conoscere al Calabria Day?

Quella che sogno. Anche se troverò mille acciacchi in più. Ma stavolta credo che l’iniziativa non parta dalla solita politica, desiderosa di mettersi l’anima in pace e magari di spendere un po’ di soldini anche con i convegni. Mi sembra che parta un po’ più dal basso, come deve partire tutto il resto. Spero di sentire l’alito del coraggio.

Qual è, secondo il suo parere, il messaggio più importante che da questa manifestazione deve arrivare ai giovani calabresi?

Che noi possiamo farlo.

Lo potrebbe sintetizzare in uno slogan?

 

Se posso autocitare il mio libro (con l’editore calabrese Rubbettino, fra l’altro), c’è un “Fuoco del Sud” che arde sotterraneo. Ci deve riscaldare i cuori. Siamo molti ma, soprattutto, noi siamo. Ecco lo slogan: Noi siamo. Se vi piace, ve lo do gratis.