Meglio se non fate pių nulla per il Sud

Venerdė 27 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Siccome per il Sud non c’è più niente da fare, tanto vale non fare niente. Questo il ritornello. E il record della più veloce conferma lo ha battuto il sia pur controverso ministero del Mezzogiorno: abortito pochi giorni dopo l’annuncio di gravidanza. Se qualcuno ne ha sentito più parlare, chiami il numero verde. Dopo il “chi l’ha visto” anche per l’Agenzia del Sud, quella che si doveva occupare dei fondi europei. Ma sarebbe già qualcosa se si limitassero a non far nulla. Il problema è quando cominciano a far qualcosa.
 Fondi europei, appunto. Arrivano da Bruxelles 490 milioni al Sud per la cultura. Al Sud ci sono 256 siti (musei, monumenti, aree archeologiche), il 48 per cento del patrimonio nazionale. Con punte assolute come Pompei, Ercolano, Reggia di Caserta, ma anche Castel del Monte. Si prevede che la cifra porterà a 560 mila nuove visite, oltre a restauri e ristrutturazioni con lavoro per tante piccole e medie imprese. Cosa buona e giusta visto che, quando si parla di sviluppo del Sud, si dice di puntare sulla cultura e sul turismo e vedrete se restate Sud.
 Tutto troppo bello per essere vero. Leggi infatti il resto e t’accorgi che solo alla Lombardia sono andati 970 milioni. A una sola regione del Nord quasi il doppio di cinque del Sud. Effetto dei programmi presentati dal governo all’Unione. Che all’obiezione risponde: ma guardate che questi sono fondi aggiuntivi, il resto lo devono mettere le regioni. Il piccolo particolare è che a quelle meridionali sono stati appena sottratti 3,5 miliardi europei assicurando che li restituiremo. Restituire qualcosa: in Italia. Anzi al Sud.
 Già sconcertato, fai un altro po’ di conti. E ti accorgi che tra manovra economica e Sblocca Italia, l’81 per cento dei finanziamenti è andato al Centro Nord. Sempre considerando, per carità, il Sud prima di tutto. Figuriamoci se era dopo di tutto. Specie per le Ferrovie, con ciò che sappiamo sulla Bari-Napoli, sulle linee adriatiche, sulle littorine nel tratto jonico, su Matera (prossima capitale europea della cultura) unica città italiana senza treni e binari di Stato. Il 98,8 per cento di finanziamenti da Firenze in su, l’1,2 per cento da Firenze in giù.
 Ancòra. Il premier Renzi va al Politecnico di Torino e sentenzia spiccio: mettiamoci in testa che ci sono università di serie A e di serie B, illusione pensare il contrario. Si figuri: è giusto che il merito sia riconosciuto. Ma si dovrebbe partire dallo stesso livello, sarebbe una corsa truccata quella in cui uno fa i cento metri e l’altro ottanta.
 E’ esattamente ciò che avviene con i finanziamenti: di più a chi incassa più tasse di iscrizione, cioè di più a chi è più ricco non a chi è più povero. Ed è ciò che avviene anche con i docenti che vanno in pensione: sostituiti cinque volte più al Nord che al Sud. Ciò che insieme a tutto il resto contribuisce (contribuisce) a fare le università di serie A e di serie B. Cioè prima ti creano la serie A e la serie B, poi non solo te la rinfacciano ma ti impediscono di crescere. Come se nei campionati di calcio si abolissero le promozioni.
 Così per le fiere. Pioggia di soldi solo su quelle del Centro Nord, come questo giornale ha ampiamente denunciato. E meno male che le fiere sono considerate vetrine per sostenere il “Made in Italy”. Forse il Sud non è considerato Italy. Fatto sta che dei 48 milioni stanziati, non un euro è andato al disotto di Roma. In base al solito sospetto criterio dei dati storici: siccome sono “storicamente” le più importanti, puntiamo su di loro. Scusi, ma se le meno importanti potessero diventarlo? Chissà, si affidino allo Spirito Santo. E meno male che quel buon’uomo del papa denuncia sempre le diseguaglianze. Questo senza onestamente disconoscere tanti peccati (presenti o passati) di tanto Sud.
 Il criterio cosiddetto storico deve essere peraltro un trucco sicuro quando si deve dare una bottarella al Sud. Ce ne siamo deliziati con gli asili nido pubblici. Sei sette volte più numerosi (e più finanziati) al Centro Nord rispetto al Sud, come se al Sud ci fossero figli di un dio minore e non di mamme come le altre. Tranne poi meravigliarsi se al Sud si nasce sempre meno, con i morti più dei nati per la terza volta in oltre 150 anni.
 Ultime notizie. Solo ora il ministero scopre che è inquinato non più del 15 per cento della Terra dei Fuochi in Campania, dove la camorra sotterrava i rifiuti dell’industria del Nord. Solo ora, dopo aver mandato in rovina tanti prodotti alimentari del Sud, a cominciare dalla mozzarella di bufala.
 Tutto questo sarà considerato lamentismo meridionale, come sempre quando si disturbano gli addetti ai lavori. E’ vero che non poco dei problemi del Sud dipende dalle cattive classi dirigenti del Sud. Ma essenziale è che si dica tutto, non solo ciò che fa comodo per arrivare alla sopradetta conclusione che, non essendoci per il Sud più niente da fare, tanto vale non farlo.