Metti una banda di balordi nella campagna lucana

Sabato 28 febbraio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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NOI E LA GIULIA – di Edoardo Leo. Interpreti: Luca Argentero, Edoardo Leo, Claudio Amendola, Stefano Fresi, Anna Foglietta, Carlo Buccirosso. Commedia, Italia, 2015. Durata: un’ora 52 minuti.
 
Che piacere scoprire una commedia all’italiana così poco all’italiana. Nel senso di più intelligente di tanto recente campionario. Senza parolacce. Senza becere battute televisive. Col solito romanesco sia pure in modica dose. Ma con un’aria gustosa e surreale che conferma la tigna del 42enne Edoardo Leo, qui attore oltre che regista, già apprezzato in “Smetto quando voglio” e già precipitosamente appaiato a Monicelli. Calma ragazzi, lasciate stare i santi anche se i fanti promettono.
 Tre occasionali sfigati che ambiscono ad acquistare lo stesso casale diroccato decidono di mettersi insieme essendo l’uno più morto di fame dell’altro. Uno ha mandato alla rovina uno storico ristorante di famiglia. Il secondo spaccia orologi falsi in tv dicendosi amico di Tom Cruise. Il terzo vende auto con una faccia che scoraggerebbe anche Alonso. Vi si aggiunge un comunista in crisi di fede che occupava le case. Un’armata Brancaleone che, sulla spinta rivoluzionaria all’amatriciana di quest’ultimo, non sapendo che fare decide di farne un agriturismo.
 Ma non hanno calcolato i picciotti del posto, che si presentano pretendendo il pizzo. Terrore generale tranne che per il solito Che Guevara del gruppo. E’ così che l’aria si fa pesantuccia. Intanto nel promesso agriturismo subentra una schizzata incinta non sa di chi. Subentra un tosto ghanese che si definisce principe guerriero. Subentra la “Giulia” (dicasi Alfa Romeo). E soprattutto subentra un sortilegio, una misteriosa sublime musica che, non si sa come, ma di tanto in tanto si libra nell’aria e sulla quale si fonda tutto il marchingegno del racconto.
 Stop al seguito per non toglierne il gusto. Condito di simpatia, di battute accattivanti, di siparietti stralunati. Con una spruzzata di sentimento opportuno come sale su un dolce. Con qualche lungaggine. Ma soprattutto con una recitazione corale in sufficiente spolvero, il magico Buccirosso e Amendola su tutti.
 Il casale potrebbe diventare molto involontariamente un avamposto di resistenza civile: in linea col romanzo dal quale la storia è tratta (di Fabio Bartolomei, 2011, edizione e/o). Ma questa combriccola di falliti non sembra affatto una combriccola di cuor di leone. E noi, che avremmo fatto?
 (Ciliegina che non dispiace: la stupenda Basilicata agreste come scenario. Non il film, ma questo Sud è roba da Oscar).