Lo spiccio Pronto Soccorso per l’Italia delle paure

Venerd́ 6 marzo 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Niente di nuovo sotto il Sole delle Alpi. Chi credesse che la Lega Nord sia diventata un club di gentlemen inglesi, deve solo rinfrescarsi la memoria. Di diverso ha solo che dove e quando fa comodo il Nord sparisce per diventare Italia. In bocca a quelli che dicevano di volersi pulire il posteriore col tricolore. Anzi il segretario Salvini di tricolore ora ha addirittura un polsino. Insieme a felpe su ciascuna delle quali c’è scritto Sicilia se va in Sicilia ed Emilia se va in Emilia. Chissà cosa scriverebbe se andasse in un bordello. Geopolitica.
 Ma cosa non si fa per prendersi, come modestamente dicono, i 60 milioni di italiani. Che sono i loro alleati, proclamano senza temere l’appropriazione indebita. Un tono che ricorda tempi di altri tempi: mancano solo le purghe. Gli avversari sono “zecche” o “infami”. Il loro bersaglio quelli che hanno letto un sacco di libri ma non li hanno capiti, rievocando un tipo che di fronte alla cultura diceva di voler tirare fuori la pistola. Loro invece ne hanno letti due e bastano, chissà se compreso “Biancaneve e i sette nani”. Per gli amici protezione, per gli altri “calci in culo” e “un mazzo così”: didattico lascito di scuola Bossi.
 Linguaggio da carrettieri, con tutto il rispetto per i medesimi. Faccia bieca da piazza. Tono minaccioso con accento lombardo invece che tardo romagnolo. Ma tecnica di comunicazione niente male: pochi concetti, quattro parole d’ordine ripetute all’infinito, bianco e nero (pardon), il bene da una parte e il male dall’altra. Contadinume padano e simil-cameratismo romano.
  Di là i nemici: Europa e Renzi servo sciocco, gli zingari che se ne vadano a fare gli zingari a casa loro, l’euro che quando non c’era stavamo meglio (e ci riempivamo di debito), quelli che hanno la villa a Cortina mentre dalle parti di Varese rubavano soldi pubblici per comprarsi diamanti, la Germania con la quale un tempo la Lega si voleva federare. Di qua gli amici: la gente che non ne può più, quelli che la casa popolare che non gli spetta la vorrebbero occupare ma la colpa di tutto ciò che succede è degli immigrati, quelli che si alzano alle quattro del mattino per andare a lavorare e non come i parassiti del Sud (ma ora si dice sotto sotto).
 Non meraviglia allora che l’on. Buonanno, ex missino alla Eia-Eia Alalà secondo solo a Borghezio, vada in una trasmissione televisiva e dica che i rom sono la feccia della società. E lo dica senza arrossire un po’, anzi una parte dello studio lo applaude. Perché non ci vogliono i guru della pubblica opinione per capire che il Dna della tv è quello: devi fare e dire esattamente ciò che i tuoi sostenitori al posto tuo farebbero e direbbero. Senza onorevoli pudori, perché più ne hai più i tuoi sostenitori non si riconoscono in te. La tv non è posto per moderati o benpensanti. E poi la politica ha bisogno di un nemico.
 Eppure, eppure. Ciascuno di noi almeno per cinque minuti al giorno diventa o vorrebbe diventare un vendicatore solitario. Contro lo Stato che ci massacra di tasse. Contro l’Europa che ci costringe all’austerità (senza andare a vedere se ce ne sarebbe servita un po’ di più prima). Contro i rom che mandano i bambini per l’elemosina ai semafori e sarebbero tutti ladri. Contro i georgiani che svaligiano le case. Contro la crisi che toglie il lavoro. Contro gli islamici che tagliano le teste. Contro un futuro incerto che non ci fa più fare figli. Contro l’impoverimento di un ceto medio che prima poteva andare al ristorante e ora massimo la pizza. Contro la burocrazia che strozza. Contro i politici che pretendono la tangente. Contro la giustizia che non manda in galera Schettino o chi ammazza la moglie.
 Ci sono in giro rabbie che finora si sono riconosciute nei “Vaffa” di Grillo. Ma ci sono anche paure che erano vere prima ancòra che i professionisti del rancore ci soffiassero sopra, prima ancòra che gli spregiudicati dal tono rauco e dalla faccia truce le cavalcassero. C’è una parte del Paese non rappresentata da nessun partito e da nessuna politica. Che rimugina rinserrandosi finché qualcuno non la prende per mano. Che si illude di risposte semplici per problemi complessi. Ma che comunque nessuno stava ad ascoltare. Non un centrodestra paralizzato dalle liti interne. Non un centrosinistra il cui problema planetario è capire che farà la minoranza del Pd.
 Su questo campo aperto al primo che vi si fosse insediato, si sono insediati quelli delle parolacce, delle promesse del 15 per cento di tasse a tutti (e di ospedali tutti chiusi per mancanza di fondi), dell’affondiamo gli immigrati, del torniamo alla lira, del viva Oriana Fallaci, della guerra alla Libia. Non c’è una sola soluzione in tutto questo. Ma c’è quanto basta per prendere un mucchietto di voti e non far sentire abbandonata una spiccia parte d’Italia che, sia chiaro, non è solo destra, non mette solo le felpe e non sempre dà il meglio di se stessa.