Ecco come evitare l’eutanasia del Sud

Domenica 15 marzo 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Per capire cosa l’Italia non capisce del Sud, basta una recente intervista del sottosegretario Delrio. Il quale, parlando a un giornale del Nord (già roba sospetta) annuncia trionfalmente: “Nove miliardi per rilanciare il Mezzogiorno”. Accidenti, una notizia nel tempo in cui, visto che per il Sud non c’è più nulla da fare, tanto vale non farlo.
 Poi il dettaglio che nasconde il diavolo. Delrio specifica che i nove miliardi sono fondi europei, il che svela anzitutto che la notizia non è notizia visto che i fondi europei non sono né una novità né un regalo del governo. Ma l’aggravante è che i fondi europei “tolgono” al Sud, non gli “danno”. Perché, quando non vengono destinati in buona parte al Nord (come avvenuto finora), consentono allo Stato di non fare di suo al Sud quanto dovrebbe e quanto fa nel resto del Paese.
 Chissà che capelli ritti sarebbero venuti ad Adriano Giannola se avesse letto l’intervista prima di dare alle stampe il suo “Sud d’Italia. Una risorsa per la ripresa” (Salerno editrice, 108 pag., euro 8,90). Perché il libretto del presidente della Svimez (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno) è proprio un chi va là verso chi racconta il Sud più o meno come segue.
 Non essendoci appunto più nulla da fare, lasciamolo alla sua “soluzione naturale” (leggasi “finale”): cioè all’eutanasia. Con i suoi “eroi che non ci stanno” capaci di qualche sporadica resistenza. Ma in sostanza vittima delle sue classi dirigenti (abominevoli) che continuano a ricavarci profitti per la loro rendita personale invece di provvedere al suo sviluppo. Nel Paese di verginelle con la corruzione peggiore d’Europa. E in cui tutti i più clamorosi scandali politico-finanziari da Tangentopoli in poi sono avvenuti a Milano e dintorni.
 Certo per il Sud è complicato camminare contro il vento di questi racconti. Soprattutto se con molta carità di patria si continua a far finta di non sapere la verità. E cioè che anche quel Nord spacciato per una fra le più ricche zone d’Europa è tanto precipitato nelle classifiche continentali da configurare perlomeno il reato di millantato credito. E precipitato non perché in Italia ci sia il Sud, ma tutto per merito proprio. E perché le furbate si pagano.
 La maxi-furbata è stata uno sviluppo del Nord affidato fino alle soglie del Duemila alle cosiddette svalutazioni competitive della lira e ad altri trucchetti come l’evasione fiscale (senza nulla togliere al genio di tanti produttori). Mentre al Sud, cessato ogni intervento che dava industria e reddito, si è preferita l’assistenza per creare consumo (a favore del mercato del Nord). Ma così creando anche quell’indegno apparato local-clientelare parassitario per distribuire l’assistenza che ora gli viene rimproverato.
 Il risultato è che non c’è una “questione settentrionale” contrapposta a una “questione meridionale”. C’è una “questione italiana”. In cui fare distinguo è come stabilire chi è morto e chi mezzo morto. Tantomeno serve fare moralismi e invocare catarsi da parte del Sud peccatore per mettersi l’anima in pace. Le radici del dualismo, dice Giannola, sono in scelte folli per il Nord e per il Sud che ora hanno piegato entrambi.
 Ma è un’illusione che possa essere pagato solo dal Sud il deserto ancòra maggiore che rischia fra aziende che spariscono, giovani che emigrano, figli che non nascono. Già si è visto cosa abbia significato il crollo della domanda del Sud per il sistema del Nord. Allora se proprio Delrio non vuole spacciare patacche, annunci per il Sud un piano basato sulla fiducia che, nonostante tutto, non tutto è perduto.
 Dovrebbe puntare sull’Energia (anzitutto rinnovabili). Sulla Logistica (folle trascurare la posizione privilegiata nel Mediterraneo per intercettarne i traffici di Cina-India-Corea, ciò che soffre il porto di Taranto a causa di quei lavori sempre promessi e ora, forse, iniziati). Il piano dovrebbe puntare sul Recupero delle città degradate, tenendo conto che le città sono ora le principali fonti di reddito. Infine sui Servizi per l’industria e non sull’ex pioggia di incentivi (in testa ricerca e formazione).
 Se il Giannola pur sentenziante il biblico deserto prossimo venturo dice che è ancòra possibile una svolta per il Sud, conviene ascoltarlo. Anche perché, molto prima di lui, c’è stato chi ha detto che l’Italia sarà ciò che il Sud sarà. Si chiamava Giuseppe Mazzini, ed era meno visionario di quanto si è voluto far credere.