Dateci il tempo che ci rubate

Sabato 4 aprile 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Quando si dice che il tempo è denaro. Per esempio il tempo perso dietro gli sportelli. Sempre peggio, nonostante tutti i ministri alla Trasparenza della pubblica amministrazione, alla Semplificazione, al Nulla: ultima la esangue Madia dove anche un bulldog come Brunetta è stato ignorato. Così perdiamo oltre 20 minuti ogni volta. In media. Anche se, sapendolo, diciamo: cerco di anticipare per sbrigarmela prima. Niente da fare. Secondo il Postulato di Enrico, la coda è direttamente proporzionale all’anticipo con cui si è arrivati (il Postulato di Enrico è una sottocategoria della Legge di Murphy, quella secondo cui se qualcosa può andar male, lo farà).

 CODE AGLI SPORTELLI Non meraviglia quindi che, nella pazientissima inventiva italiana, ci possa essere uno come Giovanni Cafaro. Salernitano, 42 anni, da oltre dieci a Milano. Un cervello in fuga dal Sud. Disoccupato per il trasferimento all’estero della sua azienda, dove era amministratore dopo un passato di marketing e comunicazione, che ti fa? Stanco di mandare in giro curriculum, manda in giro 5mila volantini gialli con la scritta: “La tua coda allo sportello? Da oggi la faccio io”. E immediatamente si fa una clientela soprattutto per le code dell’Imu.

 Prezzo, 10 euro l’ora. Con ricevuta fiscale e ritenuta d’acconto, tanto da poter entrare negli odiati uffici di Equitalia guardando dall’alto in basso quei dipendenti che tutti vorrebbero aspettare fuori in strada. Con richieste che gli sono arrivate anche da Rimini, La Spezia, Napoli, ciò che gli sta facendo pensare di aprire filiali fuori oltre a un sito Internet. E con diversificazione della sua attività perché il mercato è in crescita anche per altri sportelli e altre code. Con nuovi servizi come il trasporto e l’accompagnamento delle vittime negli uffici del feroce Paese del centinaio di scadenze fiscali l’anno. Mentre lo premono con richieste per Anagrafe e Asl, dove anche dalle nostre parti si aggirano “facilitatori” che sanno affrontare il più fantozziano cimento: riempire l’apposito modulo.

 Il fatto è che c’è anche una variante burocratica della sopradetta legge di Murphy: se qualcosa potrà andar male, lo farà in triplice copia. Il modulo sbagliato significa tornare domani o, nella più ottimistica delle ipotesi, rimettersi in coda perché quelli di dietro non sono esseri umani, sono una Curva Sud che muggisce. Senza considerare il computer che si impalla, con la via crucis di dover aspettare che il signor computer si decida a spallarsi e ricominciare tutto daccapo, perché il computer non è come il flipper che gli dai una botta e riprende. A conferma della Quinta Legge dell’Inattendibilità: errare è umano, ma per incasinare davvero tutto ci vuole un computer.     

 BLOCCATI NEL TRAFFICO E del tempo perso nel traffico, ne vogliamo parlare? Sono state appena pubblicate statistiche su quanto restiamo imbottigliati ogni giorno nelle nostre città. Per una delle dimensioni di Bari sarebbero 15 minuti, ma forse l’autore dell’indagine non si è mai fatto via Capruzzi o viale della Repubblica e neanche nelle ore di punta (ingorghi che hanno un parallelo altrove, da Foggia a Taranto eccetera eccetera). In totale, sempre molto per difetto, quattro giorni l’anno col piede sul freno, il sangue alla testa, gli occhi di fuori, la mano sul clacson  (si strombazza sull’orlo di una crisi di nervi come nel calcio si fa il fallo di frustrazione). Sempre che non piova: allora è pornografia stradale.

 Per questo, nel tempo della flessibilità, anche gli orari nelle nostre città sono flessibili: non si può mai dire, ci vediamo alle 11, c’è sempre il traffico che ti fa arrivare alle 11,15, scusate ma c’era traffico. Magari non c’era traffico, c’era soltanto uno davanti che cercava un posto e se ne andava come se fosse a casa sua. E quando lo ha adocchiato con l’occhio stereoscopico a 360 gradi, devi calcolare il tempo perché quello che deve uscire dal posto esca (col cellulare all’orecchio), il tempo perché chi deve infilarsi faccia avanti e indietro cinque o sei volte perché nel posto c’era una Smart e lui vuole entrarci con un Suv.

 Ora si stanno inventando le auto in fitto con imbarcata di passeggeri nel Paese individualista in cui una società di due persone funziona solo se uno dei due è assente per malattia. Lasciamo perdere. Anche perché il solito stramaledetto Murphy ancòra una volta aveva capito tutto: sorridi in tempo (appunto), domani sarà molto peggio.