Non respirare, ti scopriranno

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Un tempo si andava su una panchina al buio con la fidanzatina per fare petting (strusciarsi) senza farsi scoprire. Ora bisogna stare attenti se si ha il cellulare, anche se è spento. Bisognerebbe togliergli la batteria, ma non èdetto che non si sia beccati lo stesso. Perché ovunque vi sia una traccia elettronica, il Grande Spione può localizzarci. Non si arriva ancóra al punto che bastino le scariche elettriche delle camicie in sintetico, o quelle dei capelli strapazzati dal phone, ma ci stanno lavorando. Biso­gnerà stare attenti alle vampate di calore, il cambio di temperatura può attivare i sensori del medesimo Gran­de Spione, come avviene per i bombardieri nel cielo ogni volta che a terra si accende anche un fiammifero.

LA NOSTRA VITA PRIVATA NON PIU’ PRIVATA

 -Insomma, come dicono gli esperti, la vita digitale ri­vela tutto di noi. Se volete essere al contrario come il Robinson Crusoe angosciato quando vide una sola or­ma umana sulla sabbia della sua isola, occorre qualche accortezza nella vita di ogni giorno. Usciamo di casa e inseriamo l’antifurto sonoro: fregati. Scendiamo in ga­rage e azioniamo l’apertura automatica dell’auto: fre­gati. Per non essere ulteriormente infilzati, e sempre limitandoci ai dintorni di casa, non azionare né il telecomando per aprire il cancello, né la scheda. A bordo dell’auto, a parte il solito cellulare, niente an­tenna per la radio, niente Tomtom, niente orologio al quarzo, niente computer di bordo. E non sentirsi nean­che elettrizzati per una eventuale buona notizia.

Proseguiamo la giornata. Al bancomat per ritirare i soldi? Sùbito s’accorgono dove siamo. Carta di credito per pagare? Proibito. Badge per entrare in ufficio? Più che proibito. Chiavetta per il caffè alla macchinetta?

Portiamoci il thermos da casa (ma il thermos non emette calore?). Scheda per attivare la luce in stanza? Dieci volte no. Tessera per la macchina delle fotocopie? Saremo in fotocopia anche noi per chiunque lo voglia. Penna con la lucina? Istigazione a delinquere per il Grande Spione. Pulsante per andare in bagno? Meglio farsela sotto. E non ne parliamo di quegli sciacquoni che partono appena abbiamo finito di farla, pare che ci riguardano. E il comando “cancella” è solo autolesionistico, cancelliamo magari per non appesantire “l’indice di occupazione” e precludendoci la possibilità, in caso di bisogno, di tornare a vedere cosa abbiamo fatto. Ma ciò che cancelliamo noi, farà sorridere il Grande Spione, il quale non solo vedrà che abbiamo scritto, ma anche che abbiamo cancellato.

IL COMPUTER GRANDE SPIONE

-Ci vorrebbe un difensore della nostra vita privata. Ma forse oggi nean­che Robinson Crusoe ci riuscirebbe, metti che vanno a fare l’”Isola dei Famosi” proprio lì. E forse è anche una preoccupazione inutile da piccole minoranze, oggi in­vece si espone in piazza di tutto, seguendo Facebook si possono conoscere i cavoli di ciascuno. I quali non solo non fanno nulla per nasconderli, ma fanno di tutto per esibirli. Addirittura ci sono siti i quali ci possono dire tutto ciò che la Rete sa di noi, possiamo scoprire che

Il 16 aprile di cinque anni fa stavamo facendo chiacchiere con un tizio che si presentava come Buon Cristiano e non scopriremo mai se poi ha ammazzato la nonna a martellate.

Si stanno impossessando dei nostri passi, dei nostri spazi, dei nostri silenzi, delle nostre amicizie, dei nostri petting, delle nostre vite. Anzi glieli stiamo consegnan­do noi nel tempo in cui più ci esibiamo, più siamo. E vista che lasciamo una scia dovessimo soltanto re­spirare, e un bel problema per chi volesse a tutti i costi passare inosservato finendo più osservato che mai. Si potrebbe pensare a qualcosa come i rifugi anti-atomici, ma è complicato entrarci senza che nessuno sappia, perlomeno bisogna bussare alla porta. Forse l’unico sistema sarebbe non nascere, ma poi la Susanna Ta­maro scrive “Lettera a un bambino mai nato” e siamo perduti lo stesso. Non è mai avvenuto di essere tanto conosciuti pur essendo dei perfetti sconosciuti.

  Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 16 Aprile 2011