Non tutti i treni vengono per correre

Venerdì 1 maggio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno

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Pane e cioccolata. C’è una scena in questo film del 1973 tornata di attualità in questi giorni. Giovanni Garofalo detto Nino è un emigrante a caccia di permesso di soggiorno in Svizzera. E come un povero escluso da un mondo cui non potrà mai accedere, spia i biondi ricchi bambini elvetici giocare in un parco mentre sale la musica di Haydn. La stessa impressione ha fatto nei giorni scorsi la foto del luccicante e avveniristico “Frecciarossa 1000” al viaggio inaugurale Roma-Milano. Col presidente Mattarella, il ministro Delrio, l’ex amministratore delegato delle Ferrovie, Moretti, sorridenti e commossi. I papà meridionali potranno raccontarlo come una fiaba ai loro incantati figli: pensate, un treno che va a 350 all’ora, fra le due grandi città ci mette due ore e 20 minuti. Un razzo. E un altro mondo consentito solo alla fantasia di chi è nato a Sud. Al massimo un “Frecciarossa” giocattolo. Perché chi è nato al Sud non ha gli stessi diritti di chi è nato al Nord, benché per la Costituzione non puoi essere discriminato per il colore della tua pelle, per la tua religione, per le tue idee politiche. Ma per il tuo territorio succede, chi è nato al Sud non è un italiano come gli altri. E’ italiano di serie B, è come Giovanni Garofalo detto Nino che spia dal recinto del parco mentre ora si spia di lontano il “Frecciarossa”. Si capiscono le feste alla partenza di questo pezzo di futuro sui binari: “un orgoglio made in Italy”. Per la verità un orgoglio di mezza Italy, visto che sfreccia solo al Centro Nord. Ma perché, forse non al Sud perché ci sono le colline, forse al Sud la terra frana, forse al Sud c’è la nebbia? No, Sud escluso perché ci vorrebbero mille miliardi. E se ci sono, vanno al Centro Nord, qualcuno non si sarà messo in testa che siamo tutti uguali. E poi al Sud devono ringraziare perché il supertreno è stato chiamato “Freccia del Sud” come il grande Pietro Mennea velocista olimpionico di Barletta. Ma questo non significa che debbano vederlo anche a Barletta, non esageriamo. Tenetevi il nome. E’ vero che anche in altri Paesi l’alta velocità collega anzitutto le maggiori città. Ma ci si impegna per le altre. Per il Sud nessun progetto, e se il cantiere venisse aperto oggi ci vorrebbero almeno trent’anni. Quindi al Sud i bambini di oggi potranno avere solo un “Frecciarossa” giocattolo anche da grandi. E non è che i politici del Sud abbiano protestato più di tanto. Anzi non hanno protestato affatto, come sempre: coerenza. Tranne il buon Pasquale Cascella sindaco di Barletta, che ha dovuto digerire anche lo scippo del suo Mennea. Ecco la sconfitta più frustrante del Sud: l’assuefazione, come se essere trattati da diversamente italiani fosse normale, così è, chi ci fa più caso? La stessa normalità che porta al Sud meno strade, meno porti, meno aeroporti, meno asili, meno scuole, meno università, meno ospedali. Solito vittimismo, risponderà chi non ha altri argomenti per spiegare perché lo stesso Stato che rappresenta tutti spenda molto più al Nord che al Sud. E se non è vittimismo, è colpa delle non meno solite cattive classi dirigenti meridionali, essendo quelle settentrionali nobilmente impegnate in tutti gli scandali da Tangentopoli in poi. E non è che si possa negare la generosità dei meridionali: i “Frecciarossa” al Centro Nord sono pagati anche con le tasse del Sud. E anche con i biglietti dei treni che bazzicano al Sud. Sono quelli che dopo oltre 150 anni non collegano ancòra direttamente Napoli e Bari (e con lavori fermi da oltre venti mesi). Quelli che fra Termoli e Lesina vanno ancòra a binario unico e si passa uno a volta. Quelli che fra la Puglia e Roma ci mettono quasi quanto ci vuole per andare in aereo da Roma a New York. Quelli che sulla linea adriatica sono al massimo Frecciabianca, si fa per dire. Quelli che sulla Jonica sono littorine da Far West. Quelli che saltano Matera unica città italiana senza Ferrovie dello Stato. Quelli che in Calabria e in Sicilia sai quando parti e non sai quando arrivi. C’è stato, in occasione dello spumante per il “Frecciarossa 1000”, chi si è preoccupato del Sud, a rischio di passare per neo-borbonico come ogni volta che il Sud alza la testa. Ora bisogna connettere meglio il Sud, ha detto il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti (veneziano doc). Ma più che connetterlo meglio, bisognerebbe connetterlo. Essendo chiaro che il sistema rapido per isolare il Sud non solo con la geografia è fargli mancare appunto la connessione. Lasciamo stare l’alta velocità, roba da Italia di serie A e non da meridionali figli di un dio minore. Ma il sottosegretario, se vuole verificare, scenda al Sud. Dove la velocità media dei treni è di 58 chilometri l’ora. Cinquantotto. E se crede di stare a “Scherzi a parte”, si prenda un po’ di orari ferroviari e accerti. Dopo di che il Sud lo capirà se non lo vedrà più tornare.