Se un giovane risponde no grazie a un lavoro

Venerdi 8 maggio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tutto cominciò coi “bamboccioni”. Fu così che l’ex ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, apostrofò i giovani, colpevoli a suo dire di preferire la comodità della casa di mamma piuttosto che prendersi rischi nella ricerca di lavoro. Poi ci fu lo “sfigati”. Così il privilegiatissimo vice ministro Martone definì gli studenti fuoricorso tardi a laurearsi. Irruppero quindi i “choosy”, gli schizzinosi dell’ex ministra Fornero detta “una lacrima sul viso”: giovani che starebbero troppo a sottilizzare, questo lavoro sì, questo lavoro no. Coevo fu l’ex premier Monti, che vedeva “noiosi” i giovani alla caccia del posto fisso. Ultimo un altro ex-ministro, Giovannini, convinto che i nostri ragazzi sono “poco occupabili” perché scelgono gli studi sbagliati (e non perché sono troppo occupabili, anzi occupate, le poltrone della politica che per il lavoro dovrebbe fare qualcosa). Per completezza di informazione, da citare anche il presidente della Fiat, l’ancòra relativamente giovane John Elkan. Il quale si domandò se i giovani abbiano “sufficienti stimoli” e “giusta ambizione”, attirandosi rudemente sulla Rete il ricordo della Teoria del Caos: quella che a caso ti può far nascere figlio di un povero o figlio di un ricco. Ora succede in questi giorni che Expo a Milano abbia offerto ai giovani fino a 29 anni un contratto di apprendistato per sei mesi a (dicono) 1200-1300 euro al mese. E succede che, su 27mila domande arrivate, alla fine accettino solo in 645, ma metà di loro neanche si presenta alla firma del contratto. Con lo sconcerto degli organizzatori e l’accusa di non aver voglia di giocarsi l’estate, né di compromettersi le serate, tanto meno di stare lì anche domeniche e festivi. Inevitabile il coro: ma come, si lamentano per la disoccupazione (oltre il 43 per cento quella giovanile) e poi fanno, davvero, gli schizzinosi come se il lavoro uno se lo potesse ritagliare su misura? Il lavoro è lavoro, è sempre stato così al mondo. E se questo è il nuovo, se questo è il ricambio in un Paese vecchissimo, stiamo freschi. Con la domanda triste solitaria y final: manca il lavoro o la voglia di lavorare? C’è stato un preavviso troppo breve, hanno risposto i giovani, come faccio a organizzarmi dalla sera alla mattina specie se non abito a Milano? E poi le graduatorie, tutte all’ultimo momento, l’organizzazione era completamente disorganizzata. Hanno detto una paga ma era un’altra. E anche con quella paga, tra fitto da una parte e mezzi pubblici dall’altra, col resto a Milano non si vive. Mi dicono sempre di accontentarmi, ha raccontato una ragazza, figuriamoci se non lo faccio specie sapendo che ho una laurea umanistica: mentre studiavo ho fatto la hostess, la commessa, ripetizioni. Ora faccio uno stage, ma all’Expo sembrava di dovere entrare in una base spaziale mentre poi il compito consisteva nel controllare i cestini dell’immondizia, stare attenti alla corretta apertura delle porte, dire a chi lo chiedeva dove si va. Appena laureata vorrei imparare qualcosa e non sentirmi ricattata da uno stipendio, anche se non da buttare. Ma c’è chi era convinto che un’esperienza di quelle valga comunque la pena, e ha detto sì. Tempo fa scesero in Puglia cacciatori di teste tedeschi alla ricerca di ingegneri, medici, biologi, meccanici: si portavano la nostra meglio gioventù, il meglio Sud. La verità è che ne partirono in pochi, anche perché bisognava conoscere la loro lingua che non è neanche l’inglese. In questi giorni altri tedeschi cercavano infermieri sempre in Puglia, 1600 euro netti al mese. Ma ne volevano venti e se ne sono presentati sette (né bisognava conoscere il tedesco). Del resto sempre in questi giorni è stato pubblicato il bilancio di Garanzia Giovani, l’iniziativa europea per combattere una disoccupazione fra i ragazzi che riguarda un po’ tutti i Paesi. Grande delusione a Nord e a Sud, accettati meno di un decimo dei già scarsi impieghi offerti. E anche qui polemica: poca pubblicità, specializzazioni astruse, soprattutto tutti fuori della propria regione e senza rimborsi spese. Roba su un piatto per i benpensanti. Col già detto ritornello, forse sono soprattutto sfaticati. E conseguente scontro generazionale, ai miei tempi eccetera eccetera. Ma chissà che non sia diverso da come sembra. Abbiamo creato un mondo senza futuro e ci aspettiamo che i nostri figli accettino qualsiasi futuro. Ma loro rifiutano di avere un pessimo futuro davanti e un grande futuro alle spalle. Visto che devono giocarsela, se la giocano cercando loro vie di creatività e inventiva che non siano solo l’elemosina della società dei garantiti. Rifiutano l’idea che tutto il resto oltre il lavoro non debba essere vita. Ci sanno dire, no grazie, specie quando ci aspettiamo un sì grazie più per acquietare la nostra coscienza che per pensare alla loro. Inaspettatamente non sono disposti a essere infelici anche se costa meno.