Compro Oro anzi non pił

Sabato 9 maggio 2015 da ’La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Età dell’oro addio. Quando in Italia si apriva un Compro Oro al giorno, ci vergognavamo tutti: siamo pezzenti che si vanno a vendere i preziosi di famiglia per sopravvivere. Ora che se ne chiude uno al giorno, ci lamentiamo della fine di un boom che, udite udite, ha arricchito il Paese. Perché non è detto che si entrasse lì dentro solo perché si era alla canna dell’ossigeno. Entrava lì dentro anche chi ne poteva farne a meno. Il fatto è che il Paese che sembra sempre sull’orlo di qualcosa, che si ritrova Paperone solo quando lo descrive Renzi, aveva un tesoretto sotto il mattone, altro che quello del governo consistente in un diminuzione del debito, non in soldi in più. Nessuna meraviglia per il Paese che non arriverebbe alla quarta settimana del mese ma che a visoni e champagne non lo batte nessuno. FEDINE E COLLANINE Tutto dipende anzitutto dal fatto che abbiamo il difetto di nascere: primo regalo. Poi battesimo, prima comunione, la promozione a scuola, metti una laurea, il matrimonio, anzi anche due visto che non badiamo a spese. Più primo dentino, compleanni, onomastici, anniversari, ricorrenze, assunzioni, guarigioni, gravidanze. E siccome tutto si può dire di noi, tranne che ci manchi la civiltà del dono, foss’anche riciclato, ecco qui. Un braccialetto, una collanina, un ciondolino, l’orologio buono, la penna col pennino 18 carati, la fedina di fidanzamento, il brillante quando ci si apparola in casa, la fede con la scritta per sempre. Più che appartamenti, i nostri sembrano caveau di banche. Con roba, anzi “robba” più sotto chiave che al braccio, al collo, al dito, alla caviglia. Allora c’è stato chi ha usato il Compro Oro come Monte dei pegni, anzi sportello bancario con tanto di lacrima e coscienza sporca: nonna Rosina, perdonami se mi vado a vendere la tua spilletta, poi ti reciterò l’eterno riposo. Erano quelli che magari ci andavano di prima mattina, non vai a incontrare il tipo del terzo piano? Ma c’è stato anche chi voleva solo togliersi uno sfizio. La vacanza a Sharm el Sheikh, ché solo io in ufficio continuo con la pensione Smeraldo di Rimini. Lo smartphone, ché me ne andavo ancòra girando con questo rottame che non prende. Ma anche le prime comunioni che ormai hanno spese da mutui trentennali. Capitolo a parte le nozze, bisognerebbe essere coppie di fatto non foss’altro che per evitare i 250 euro a cranio anche se le fai al Fortino di Bari. Sarà come sarà, così sono esplosi i Compro Oro. Alcuni avevano più sedi degli abitanti di una città. Sparavano più pubblicità della CocaCola. Facevano offerte che neanche Vanna Marchi. Vi sono passati 17 milioni di italiani con l’oro nel reggiseno o nelle mutande. L’Italia, che non ha miniere di oro, ha esportato più oro del sultano del Brunei, quello che di oro ha tutti i denti e anche le sopracciglia. Il 942 per cento in più, l’avesse saputo la Merkel ci avrebbe imposto una mezza tonnellata di riforme punitive. L’oro è arrivato a 44 euro al grammo, bastava quella ciofeca di fermacravatte di zia Carmela per farsi una Smart. REGALI DIVERSI Poi, un po’ chi aveva bisogno di vendere non ha avuto più neanche un mezzo orecchino della cresima. Un po’ perché il calo dell’euro ha sotterrato il grammo fino a 28. Un po’ perché molti anziani con la pensione minima sono andati a vivere in un loculo. Un po’ perché gli studenti sfigati e più fuoricorso di Bersani hanno terminato gli studi. Un po’ per questo un po’ per quello, i Compro Oro-Pago in contanti sono passati da 35mila a 22mila, con gli affari scesi a metà. E’ vero che le riserve auree familiari italiane sono più inesauribili dei cuscinetti della ministra Boschi. Ma sempre meno sono passati da quelle vetrine. Così come sempre meno regalano o si regalano oro. Perché per disobbligarsi si sceglie l’ultimo iPad piuttosto che il prezioso. E per le donne c’è una bigiotteria tanto bigiotta che vai a capire se è roba da senegalese o zircone o agata autentici come i seni della Cucinotta. Spesso alle chiusure ha provveduto la Guardia di Finanza perché non si poteva giurare che parte dell’oro non fosse un malloppo dei soliti ignoti. La conclusione è che i Compro Oro sono precipitati come i negozi di sigarette elettroniche, quando pareva che tutti i tabaccai dovessero finire alle mense della Caritas. Ora non navighiamo ancòra nell’oro. Ma staremo buoni finché Renzi non ci dirà che i disoccupati italiani li hanno inventati i gufi.