Tratta la città come te stesso

Sabato 16 maggio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Se si lancia un’operazione “Bari perbene”, significa che c’è una “Bari per male”. Si dice Bari per dire, purtroppo, qualsiasi città pugliese: in questo le Puglie sono solo Puglia. Sappiamo cos’è “Bari per bene”: in un quartiere alla volta non solo i vigili multano anche le mosche che disturbano il prossimo, tolleranza zero verso ogni violazione di quell’oggetto misterioso che sono le regole. Ma un quartiere dietro l’altro nel quale i cittadini sono sollecitati a fare, appunto, le persone per bene. Niente carte a terra. Niente rifiuti conferiti quando ci pare. Niente auto in doppia fila. Niente sosta vietata. Niente schiamazzi. Niente giardini sfasciati. Niente pomodoro della focaccia sul marciapiedi. Niente Peroni col rutto. CATTIVA EDUCAZIONE Esauriti i quartieri, si ricomincia. Il fatto è che abbiamo preso a fare con le nostre città come se fossero casa nostra, anche se è molto probabile che si imbrattino le città e si tengano pulite le case. Dovremmo considerare le città la casa di tutti, le trattiamo da discarica della cattiva educazione di tutti. Anzi, come una zona franca in cui è consentito tutto ciò che altrove non ci consentiremmo. Pare che le città stimolino ogni peggior istinto anche in chi ne ha di migliori. Dovrebbero essere il luogo del decoro nell’interesse di tutti, finiscono per essere il luogo del disdoro a danno di tutti. Dimenticando che il biglietto da visita di una città sono anche la sua pulizia, il suo ordine, le sue auto che non passano col rosso o che si fermano davanti alle strisce (senza far venire l’infarto al passante e senza sibilargli dopo “ci sì brutt”). Dimenticando che la voglia di stare nelle nostre città ed eventualmente di esserne orgogliosi dipende anche da quante cacche di cani finiscono sotto le scarpe. La scommessa di “Bari perbene” è che, appunto, i cittadini per bene non diventino “per male” a causa del disinteresse e dell’indifferenza collettiva. Ma chi se ne frega. E a causa della mancanza di sanzioni. E non è solo un fatto estetico. Le città sono ora il luogo principale in cui si forma il reddito di una nazione. Farci affari, attirare studenti, richiamare turisti, trattenere i migliori, stimolare investimenti significa creare benessere. Ovvio che contino soprattutto i servizi che una città offre, il tram non deve chiamarsi desiderio e l’ufficio non deve avere lo sportello “torno sùbito”. Ovvio che conti poterci portare senza pericolo un Rolex. Ma conta anche che la panchina non sia sfasciata perché così è saltato in testa al vandalo. Fino al punto da chiedersi se metterla o no, la panchina, dovesse essere considerata una istigazione al reato. MURI IMBRATTATI E le scritte sui muri, una lebbra. Con la mamma degli imbecilli sempre incinta. Tanto da chiedersi anche in questo caso se valga la pena pulire visto che imbrattano di nuovo. E non parliamo di murales, ché sono arte, e un artista di questi abbellisce non deturpa. Ma di bastardelli che con uno spray esprimono tutto il loro disprezzo soprattutto per se stessi. E neanche i messaggi politici di un tempo, quelli di Kossiga col kappa e ora, mettiamo, Palestina Libera: messaggi con un senso anche se insensati. Ora non si può più dire “Muri bianchi popolo muto” perché il popolo muto fa i flashmob e twitta. Le scritte degli imbecilli sono invece i “Carmela e Vitino insieme per sempre” pur nel tempo del divorzio breve. Sono i “Perdonami non posso vivere senza di te”, ma lo scemo non potrà avere neanche un futuro e un lavoro in una città abbruttita anche dalle sue pene d’amore. Non essendo roba all’altezza del suo mononeurone il possibile intento ideologico “Diamo lavoro ai compagni imbianchini”. Così sono ridotte le nostre città, sconfitta meridionale. Dovremmo considerarle nostre amanti più che nostre madri. Ma caso vuole che giorni fa si sia letta una cronaca che diceva più o meno così. E’ stata inaugurata un’opera restaurata, ma quel che temevo è successo nel giro di 24 ore: sono apparsi i primi graffiti, e non ho più voglia di affrontare la questione. E ogni amico che viene si stupisce di questo scempio e non ho più la forza né argomenti per spiegare e capire io stesso. Ci vorrebbe appunto “intolleranza mille” con i graffiti, la movida, il traffico, gli abusivi, i servizi. La città di cui parla la cronaca è Milano. Ma ciò non vuol dire che quella di Bari e della Puglia non sia comunque una sconfitta meridionale.