Benefattore invisibile regala soldi all’Italia

Venerdì 22 maggio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Almeno diano al Sud il premio Nobel per la Bontà. Non solo il suo reddito dal 2007 al 2014 è diminuito del 13 per cento (cento euro sono diventati 87) rispetto al 7 per cento in meno del Centro Nord (che già ne aveva il doppio prima). Non solo il 70 per cento di quelli che hanno perso il lavoro lo hanno perso al Sud (943 mila, una città come Napoli, rispetto ai 128 mila del Centro Nord). Non solo dal 2001 al 2013 sono emigrati dal Sud in 700 mila, il 70 per cento fra i 15 e i 34 anni e un quarto laureati. Non solo dei 7 miliardi per le infrastrutture in Italia, solo pochi milioni sono destinati al Sud (poco più dell’uno per cento quelli per le Ferrovie). Ma nella sua infinita generosità il Sud fa anche altro. Benché abbia pagato il prezzo maggiore alla crisi con la sua disoccupazione, benché ora la ripresa dell’occupazione lo sfiori appena (e sfido io), quale fioretto impongono al Sud? Gli tolgono 3 miliardi e mezzo dei suoi soldi per darli al Centro Nord e consentirgli di aumentare lassù quel lavoro che tanto servirebbe quaggiù. Ma come, non si potevano spendere al Sud visto che sono del Sud e visto che il lavoro serve molto più al Sud? No, altrimenti niente premio della Bontà. Così con i soldi del Sud si finanzia il lavoro al Nord, soldi dei poveri per aiutare i ricchi: Robin Hood a rovescio. Solo così può funzionare il bonus che incentiva per tre anni l’occupazione dando 8 mila euro alle aziende per ogni nuova assunzione. Bonus per il quale non c’erano i fondi finché non c’è stata la genialata: togliamoli al Sud. Così si è avuto il boom di nuove assunzioni a tempo indeterminato al Centro Nord e quasi zero al Sud: ma non puoi fare il benefattore e poi pretendere. Però almeno una scusa ci voleva, non siamo mica fra malavitosi. La scusa è che il Sud quei soldi non sa spenderli (senza neanche provare a vedere quanto lavoro si avrebbe se fossero spesi al Sud). Soprattutto li spende in ritardo, grave colpa rimproverata solo al Sud nel Paese in cui per fare una strada ci vogliono dieci anni ovunque. E in cui il primo giorno a Expo15 hanno dovuto coprire con teloni le parti incomplete per non fare figure da polli. Ma non è finita, perché la bontà del Sud è seconda solo a quella di Nostro Signore. Fra il 2011 e il 2014 ci sono state detrazioni sull’Irap, l’odiata tassa pagata dalle imprese anche quando sono in deficit (e già in partenza più dannosa al Sud dove per le imprese tutto è più difficile). Vai a vedere i risultati, e cosa scopri? Che queste agevolazioni hanno ridotto il costo del lavoro più al Nord che al Sud. E che, alla fine della corsa, un lavoratore al Sud costa alle aziende 550 euro in più rispetto al Nord. Già al Sud c’è meno lavoro. Già se ne è perso di più. Già gli 8 mila euro al Nord li danno coi soldi del Sud. Già così si assume meno al Sud. Ma se dovesse esserci un imprenditore eroe che decidesse di farlo, gli costerebbe di più che nel resto d’Italia. Insomma tutto peggio per chi è già condannato al peggio. E tutti gli aiuti non dove c’è più bisogno ma dove ce n’è meno e con i soldi di chi ne avrebbe più bisogno per sé. E non per un destino cinico e baro. Ma perché l’Italia è quello straordinario Paese che sconcerta anche un settimanale inglese come l’”Economist” che se ne è interessato. E che si chiede giustamente se non ha avuto un colpo di sole. Non lo ha avuto. Il fatto è che, nella leggenda nera costruita attorno a un Sud parassita e incapace, fino a poco fa si diceva che, visto che per il Sud non c’è più niente da fare, tanto vale non farlo. Ora non si dice neanche quello. Ora semplicemente il Sud non esiste. E un divario territoriale indegno anche di una Repubblica delle banane è stato dimenticato fino al punto da sottrarre al Sud pure i soldi che gli spettano. Non una parola sul Sud è stata finora detta da Renzi in tante altre questioni più popolari affaccendato. Non una trasmissione televisiva se ne occupa essendo com’è noto i rom l’unico problema italiano. Non se ne occupano i parlamentari meridionali, più interessati a non perdere il posto che a far qualcosa per la loro terra (o forse perché, peggio sta il Sud, meglio loro possono fare clientelismo). Non se ne occupano neanche i candidati alle Regionali, tranne Marco Esposito in Campania, alla testa della prima lista della storia d’Italia nata al Sud e fuori dai partiti. Andremo a votare (chi ci andrà) e resteremo con la curiosità di sapere cosa ne pensano del lavoro sottratto ai giovani meridionali grazie al Sud da “Chi l’ha visto?” (ma che ricompare solo come Bancomat ogni volta che serve ad altri). Per esempio la Legge di stabilità ha tolto alla Puglia 230 milioni e chissà che fine faranno anche i cantieri già aperti. Se qualcuno ha sentito gli aspiranti governatori parlarne, ce lo faccia sapere con ogni mezzo. Sarà la notizia del secolo.