Ecco come ti ammazzo le università meridionali

Venerdì 29 maggio 2015 da ’La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Sistema rapido per ammazzare le università meridionali. Facendole apparire responsabili della loro stessa morte, cioè spacciando un omicidio per suicidio. Così dati diffusi in questi giorni ci dicono che il Sud ha perso in dieci anni 87mila studenti (meno 36,6 per cento Puglia, meno 49,4 Basilicata): come se fossero scomparse mezza università di Bari, quella del Salento, quella della Basilicata, quella del Molise. Uno studente meridionale su tre va a studiare al Centro Nord (i cui studenti, a loro volta, vanno in Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti). Così il Sud ha la più bassa percentuale di laureati (18,9 per cento) in un’Italia già ultima in Europa. L’arma del delitto perfetto sono i cosiddetti punti organico, cioè la possibilità di sostituire i docenti che vanno in pensione. Ogni università ha un punteggio. E come viene attribuito questo punteggio? In base agli incassi delle università: se incassi di meno, puoi sostituire meno professori rispetto a chi ha incassato di più. Se sostituisci meno professori, devi eliminare i corsi tenuti da quei professori. Se diminuisci i corsi, si iscrivono meno studenti. Se si iscrivono meno studenti, incassi ancòra meno e puoi sostituire ancòra meno professori. Morte per soffocamento. La terapia è allora incassare di più dalle tasse di iscrizione: ma come fai a dirlo a una famiglia del Sud che ha pagato più di altre la crisi? Il merito di far pagare meno diventa demerito e atto di accusa. Guai agli ultimi. Gli ultimi saranno sempre più ultimi. Alla faccia della Costituzione che non discrimina la popolazione in base al reddito. Ma perché gli introiti delle tasse universitarie sono diventati così importanti? Perché in base al sistema della cosiddetta “premialità” (riforma Gelmini) c’è stato un esodo di finanziamenti statali dalle università del Sud a quelle del Nord così massiccio da far passare per ordinato flusso turistico quello degli immigrati sulle nostre coste. In soli tre anni, 160 milioni di euro sono passati dal Sud al Nord. La previsione per i prossimi anni è di altri 100 milioni. Dai poveri ai ricchi. Però i poveri se lo meriterebbero (in altro senso), perché più capaci di piangere che di guadagnarsi quei premi. E come si guadagnano? I premi (cioè i maggiori finanziamenti) vanno alle università i cui laureati trovano lavoro in più breve tempo. Vanno alle università che hanno meno studenti fuori corso. Vanno alle università che riescono ad attrarre maggiori finanziamenti privati. Non ci vuole un esperto di criminologia per capire l’efferata crudeltà del delitto. I laureati del Sud trovano lavoro più tardi non perché più asini ma perché al Sud c’è meno lavoro. Al Sud ci sono più fuoricorso non perché i ragazzi se la prendono comoda ma perché devono studiare e arrangiarsi col lavoretto al bar per poter continuare a studiare. Al Sud ci sono meno finanziamenti privati perché ci sono meno privati in grado di finanziare, e le Fondazioni bancarie che potrebbero farlo sono per oltre il 90 per cento al Nord (anche con i soldi raccolti al Sud). Ecco fatto. Ecco come invece di premiare le eccellenze universitarie e di punire le non eccellenze universitarie, si premiano i territori già premiati da tante altre cose e si puniscono i territori già puniti da tante altre cose. Quindi una università può essere definita eccellente (pur non essendolo) se è eccellente il territorio che la ospita. E un’altra università può non essere eccellente (anche se magari lo è) se non è eccellente il territorio che la ospita. Laddove territorio eccellente vuol dire semplicemente più ricco. Non è che l’assassino dovesse andare a cercarsi molti alibi. Correva il tempo della Gelmini e della Lega Nord (la Lega del Salvini ora amico dei meridionali). E le squalificate classi dirigenti del Sud erano tanto sorde, mute e asservite che sulle loro teste poteva passare di tutto. Una istigazione a delinquere per chi era a mano armata di pregiudizio antimeridionale e di inconfessato interesse a prendersi tutto a danno del Sud. Una pacchia allora spostare risorse, comprese quelle per l’università. Con motivazioni tecniche che nascondevano quelle politiche. E che, francamente, non è che qualcuno avrebbe potuto contestare: non si dice sempre che in Italia si dovrebbe premiare il merito? Così il Sud presunto assistito ha fatto assistenza al Nord (le cui università sono finanziate anche col fisco a carico dei meridionali). Così le università del Sud sono state condannate all’estinzione. Alcune non sono difendibili, sia chiaro. Anzi hanno fornito argomenti a chi dice che col Sud non c’è più niente da fare. Ma la domanda è: che futuro ha il Sud senza laureati? Dovrebbero rispondere anche quei politici di cui sopra. Sui quali però pare non aver avuto alcun effetto ogni terapia contro la sordità e il mutismo.