Così è scomparsa la Nazione Napoletana Gigi Di Fiore e l’ < identità sudista >

Martedì 9 giugno 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Come si crea una “leggenda nera”. Mettiamo di vivere un tempo immaginario in cui occorre l’unità d’Europa. Occorre e basta. Che fare? Si va a parlare con gli Stati interessati e si cerca di federarli, di trovare un accordo. Se invece si fa passare uno di loro per un Regno del Male e lo si aggredisce con la scusa che si sta facendo ciò che la storia chiede, allora la si può girare come si vuole, ma aggressione è. E violazione delle norme internazionali, specie se non si è convocato l’ambasciatore di quello Stato per consegnargli la dichiarazione di guerra.

 Dopo di che, per lavarsi la coscienza, si cancella dalla memoria quella nazione, quel popolo, quella concezione del mondo, quella cultura, quella tradizione, quella lingua, quella bandiera. Li si cancella dai libri, dai cimiteri, dai cimeli, dalle rievocazioni. Attribuendo loro la colpa di esserci stati e privandoli del diritto di essere almeno ricordati. Una dannazione. E un buco nero nella storia. Non se ne fanno esistere più neanche i morti, mentre proprio in occasione del recente 70mo della Liberazione d’Italia si è detto che vanno ricordati anche i caduti di Salò benché combattessero per una causa sbagliata e da condannare.

 Così è stata fatta sparire “La Nazione napoletana”, come Gigi Di Fiore titola il suo ultimo libro (Utet, 351 pag., euro 18). Sottotitolo: “Controstorie borboniche e identità suddista”. Laddove “suddista” è egli stesso, come spregiativamente viene apostrofato chiunque, pur non dichiarando alcuna simpatia per i Borbone né augurandosi ridicoli ritorni al passato, ritiene giusto che se ne parli perché non si può dire che qualcuno non è esistito solo perché non ci piace. Specie se ha sette secoli alle spalle.

 Di Fiore, inviato del quotidiano napoletano “Il Mattino”, non è nuovo al tema, avendo cumulato tanti altri libri di successo. E scritti non col piglio del revanscismo muscolare da comizio, ma con lo stile pacato e soprattutto documentato dello studioso che va più per archivi che per frasi ad effetto. Soprattutto, Di Fiore rifugge dalla polemica che vuol marchiare appunto come “suddista” chiunque osi attribuire le attuali condizioni del Sud non solo alle sue cattive classi dirigenti ma anche alle sperequate politiche governative. Essendo vere entrambe le cause. Ma essendo comodo ai poteri forti (meridionali compresi) puntare il dito contro le prime per sottacere le seconde.

 Quanto poi alle verità storiche, Di Fiore sembra dare sornionamente ragione a un intellettuale come Ernesto Galli Della Loggia. Il quale lamenta che ormai un po’ dovunque al Sud è diffusa non solo la convinzione che l’unità d’Italia fu fatta ai danni del Sud. Ma anche la convinzione che poi è stata costruita una bugia di Stato per nasconderlo. Il tutto sempre per assolvere, aggiunge, le miserabili classi dirigenti meridionali.

 Con una folta bibliografia tutt’altro che “suddista”, Di Fiore conferma come anche nelle aule universitarie gli altarini che dispiacciono a Della Loggia stanno venendo fuori: un Sud che, pur essendo il contrario del paradiso (ma non essendo nemmeno l’inferno) pagò il prezzo principale all’unificazione italiana. Per quanto, aggiunge, nella costruzione economica dei Paesi avviene che si punti su alcune zone e non su altre. Essenziale è poi riequilibrare. Perché invece l’accusa di “suddista” a chi lo ricorda impedisce tanto che il Sud esca dalla dannazione quanto che l’intero Paese cresca come potrebbe. E a impedire un Sud più compatto è proprio il grande sopruso di una memoria storica schiacciata. Se non fummo, non siamo.

 Un contributo a riesumarla sono qui alcune inedite storie di personaggi del morente Regno delle Due Sicilie, storie tutt’altro che disonorevoli di lacrime e sangue. Come una difesa della memoria è rispolverare altre decisioni fondamentali di quegli anni che per fare l’Italia non fecero gli italiani. Fino ai giorni nostri, quando l’Italia spaccata dalla Lega Nord ha avuto al Sud il contraccolpo della nascita di un movimento che, si badi bene, ha sempre rifiutato l’idea di scendere in politica. Non solo per lasciare ai leghisti il merito di sfasciare la nazione comune. Ma anche per rifuggire dalle strumentalizzazioni di chi cianciava di Lega Sud anche per far finta di niente sulla Lega Nord.

 Il fatto è che in tempi di Internet non si può più impedire che una coscienza comune si diffonda. Con questo suo libro, Di Fiore vi contribuisce. Con la responsabile convinzione che il recupero di ciò che è andato perduto del Sud servirebbe molto alla forza collettiva di un Paese che ha voluto essere monco.         

          

Come si crea una “leggenda nera”. Mettiamo di vivere un tempo immaginario in cui occorre l’unità d’Europa. Occorre e basta. Che fare? Si va a parlare con gli Stati interessati e si cerca di federarli, di trovare un accordo. Se invece si fa passare uno di loro per un Regno del Male e lo si aggredisce con la scusa che si sta facendo ciò che la storia chiede, allora la si può girare come si vuole, ma aggressione è. E violazione delle norme internazionali, specie se non si è convocato l’ambasciatore di quello Stato per consegnargli la dichiarazione di guerra.

 Dopo di che, per lavarsi la coscienza, si cancella dalla memoria quella nazione, quel popolo, quella concezione del mondo, quella cultura, quella tradizione, quella lingua, quella bandiera. Li si cancella dai libri, dai cimiteri, dai cimeli, dalle rievocazioni. Attribuendo loro la colpa di esserci stati e privandoli del diritto di essere almeno ricordati. Una dannazione. E un buco nero nella storia. Non se ne fanno esistere più neanche i morti, mentre proprio in occasione del recente 70mo della Liberazione d’Italia si è detto che vanno ricordati anche i caduti di Salò benché combattessero per una causa sbagliata e da condannare.

 Così è stata fatta sparire “La Nazione napoletana”, come Gigi Di Fiore titola il suo ultimo libro (Utet, 351 pag., euro 18). Sottotitolo: “Controstorie borboniche e identità suddista”. Laddove “suddista” è egli stesso, come spregiativamente viene apostrofato chiunque, pur non dichiarando alcuna simpatia per i Borbone né augurandosi ridicoli ritorni al passato, ritiene giusto che se ne parli perché non si può dire che qualcuno non è esistito solo perché non ci piace. Specie se ha sette secoli alle spalle.

 Di Fiore, inviato del quotidiano napoletano “Il Mattino”, non è nuovo al tema, avendo cumulato tanti altri libri di successo. E scritti non col piglio del revanscismo muscolare da comizio, ma con lo stile pacato e soprattutto documentato dello studioso che va più per archivi che per frasi ad effetto. Soprattutto, Di Fiore rifugge dalla polemica che vuol marchiare appunto come “suddista” chiunque osi attribuire le attuali condizioni del Sud non solo alle sue cattive classi dirigenti ma anche alle sperequate politiche governative. Essendo vere entrambe le cause. Ma essendo comodo ai poteri forti (meridionali compresi) puntare il dito contro le prime per sottacere le seconde.

 Quanto poi alle verità storiche, Di Fiore sembra dare sornionamente ragione a un intellettuale come Ernesto Galli Della Loggia. Il quale lamenta che ormai un po’ dovunque al Sud è diffusa non solo la convinzione che l’unità d’Italia fu fatta ai danni del Sud. Ma anche la convinzione che poi è stata costruita una bugia di Stato per nasconderlo. Il tutto sempre per assolvere, aggiunge, le miserabili classi dirigenti meridionali.

 Con una folta bibliografia tutt’altro che “suddista”, Di Fiore conferma come anche nelle aule universitarie gli altarini che dispiacciono a Della Loggia stanno venendo fuori: un Sud che, pur essendo il contrario del paradiso (ma non essendo nemmeno l’inferno) pagò il prezzo principale all’unificazione italiana. Per quanto, aggiunge, nella costruzione economica dei Paesi avviene che si punti su alcune zone e non su altre. Essenziale è poi riequilibrare. Perché invece l’accusa di “suddista” a chi lo ricorda impedisce tanto che il Sud esca dalla dannazione quanto che l’intero Paese cresca come potrebbe. E a impedire un Sud più compatto è proprio il grande sopruso di una memoria storica schiacciata. Se non fummo, non siamo.

 Un contributo a riesumarla sono qui alcune inedite storie di personaggi del morente Regno delle Due Sicilie, storie tutt’altro che disonorevoli di lacrime e sangue. Come una difesa della memoria è rispolverare altre decisioni fondamentali di quegli anni che per fare l’Italia non fecero gli italiani. Fino ai giorni nostri, quando l’Italia spaccata dalla Lega Nord ha avuto al Sud il contraccolpo della nascita di un movimento che, si badi bene, ha sempre rifiutato l’idea di scendere in politica. Non solo per lasciare ai leghisti il merito di sfasciare la nazione comune. Ma anche per rifuggire dalle strumentalizzazioni di chi cianciava di Lega Sud anche per far finta di niente sulla Lega Nord.

 Il fatto è che in tempi di Internet non si può più impedire che una coscienza comune si diffonda. Con questo suo libro, Di Fiore vi contribuisce. Con la responsabile convinzione che il recupero di ciò che è andato perduto del Sud servirebbe molto alla forza collettiva di un Paese che ha voluto essere monco.