La libidine del denaro nell’orgia del potere

Venerd́ 12 giugno 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Che cassa del tesoro, questi migranti. I governatori leghisti del Nord minacciano di togliere soldi ai Comuni se li accolgono. Sono gli stessi Comuni cui il governo promette soldi se li accoglieranno. Le cooperative che gestiscono i centri di raccolta si fregano le mani per i soldi che faranno quanti più migranti arriveranno. E fino a poco fa (o forse ancòra) si fregavano le mani anche i politici che ricevevano dalle cooperative una tangente da uno a due euro a migrante in cambio dell’affidamento. Chissà se il povero migrante che fugge appunto dalla povertà (e dalle guerre) sa che affare egli è in Italia.

 La stessa Italia che in buona parte non li vuole, tanto quanto è il primo (e finora unico) Paese europeo a prenderseli, non fosse altro che per ragioni geografiche. Ora si capisce che non per tutti accoglierli è un problema. Ma i migranti non sono solo un affare economico. Sono anche un affare politico. Perché su di loro si stanno costruendo carriere che già hanno reso alle ultime elezioni e promettono di rendere ancòra. Non al Sud, dove un Salvini ha preso più pomodori che voti. Ma in Veneto e Liguria, dove la propaganda contro di loro ha contribuito al successo del centrodestra a trazione leghista. Fino alla Lombardia del governatore Maroni, un dottor Jackill e Mr Hide: quando era ministro dell’Interno minacciava le Regioni che non li volevano, ora appunto minaccia i suoi Comuni che li vogliono.

 Ma oltre che un affare economico e un affare politico, il migrante è anche un affare propagandistico. Siamo stati martellati per vent’anni dalla campagna a favore del federalismo (per la verità non solo martellati, ma massacrati dalle stesse tasse che si affermava sarebbero diminuite). Ma ora del federalismo sembrano essersi dimenticati proprio i suoi furbi inventori. Imporre ai propri territori cosa fare come Maroni, è la smentita all’esaltazione dell’autonomia dei territori con la quale egli e i suoi compari ci hanno avvelenato finora. Svelando l’altarino di un federalismo da applicare agli altri e non a se stessi. Non una novità per i pochi che l’avevano capito, perché era soprattutto il federalismo del “ciascuno si tenga i propri soldi”. Ma ora non tradotto in “ciascuno si tenga i propri migranti”, bensì i migranti se li tenga il Sud. I soldi a loro, i migranti agli altri. Cioè tutti ai poveri, nessuno ai ricchi.

 Ma non è solo Nord contro Sud d’Italia. E’ anche Nord Europa contro Sud Europa, visto come i Paesi della cosiddetta Unione si sono finora vergognosamente defilati con mille scuse dalla distribuzione un po’ ciascuno. Trattando tutta l’Italia come la Terronia d’Europa, tanto per far capire agli spocchiosi Maroni, Zaia (Veneto), Toti (Liguria) che si è sempre Sud di qualcuno. Ma l’Europa illuministica della “libertà, fraternità, uguaglianza” ha fatto anche di peggio. Ha chiuso le frontiere di Ventimiglia e del Brennero, casomai l’Italia fosse di manica larga nel farli passare, tanto poi vanno altrove. Mentre già sciama anche la migrazione da Est, partenza anzitutto Ucraina.

 Mediocri trucchetti per un problema epocale. Perché chi ora cerca di scaricare sugli altri non ha capito che ciò che si scaricherà su tutti sarà molto più drammatico. E che quindi è meglio pensarci tutti insieme prima di essere sommersi tutti insieme. Non li fermeremo mai, come non li ha mai fermati la storia. E l’Europa dei 500 milioni di abitanti non dovrebbe tremare quand’anche i migranti fossero 500mila l’anno: si tratterebbe di aggiungere un posto a tavola ogni mille abitanti. E si tratterebbe di ricordare che se ci vengono addosso, se è un esodo biblico, è anche perché noi abbiamo scaricato addosso a loro il colonialismo delle armi e dello sfruttamento. E la storia prima o poi presenta il conto.

 Il fatto è che non sono i migranti né tanto meno i rom il problema d’Italia. Il primo problema è il lavoro che non c’è. Poi le tasse. Poi la corruzione nazionale, non monopolio dei politici. Ma si finisce per terremotare l’Italia coi migranti trascurando il resto. Seminando disagi, insicurezza, cattiveria tanto sproporzionati quanto comprensibili. Per almeno cinque minuti al giorno ciascuno di noi vorrebbe farsi giustizia da sé: e in gran parte per la paura delle città, quand’anche fomentata. Cui per ora non c’è risposta.

 Ma di fronte ai milioni pronti ad arrivare, l’Italia si spacca e l’Europa nicchia. Purtroppo non contiamo in Europa quanto servirebbe non solo per non addossarci ogni migrante ma anche per far capire che nessuno potrà continuare a far finta. E che una esplosione sociale in Italia non può non essere contagiosa, come già i populismi e i razzismi ovunque arrembanti dimostrano. L’Europa chiude la porta per non far entrare l’alluvione. Ci rovina il mondo addosso e l’orchestrina continua a suonare.         

Che cassa del tesoro, questi migranti. I governatori leghisti del Nord minacciano di togliere soldi ai Comuni se li accolgono. Sono gli stessi Comuni cui il governo promette soldi se li accoglieranno. Le cooperative che gestiscono i centri di raccolta si fregano le mani per i soldi che faranno quanti più migranti arriveranno. E fino a poco fa (o forse ancòra) si fregavano le mani anche i politici che ricevevano dalle cooperative una tangente da uno a due euro a migrante in cambio dell’affidamento. Chissà se il povero migrante che fugge appunto dalla povertà (e dalle guerre) sa che affare egli è in Italia.

 La stessa Italia che in buona parte non li vuole, tanto quanto è il primo (e finora unico) Paese europeo a prenderseli, non fosse altro che per ragioni geografiche. Ora si capisce che non per tutti accoglierli è un problema. Ma i migranti non sono solo un affare economico. Sono anche un affare politico. Perché su di loro si stanno costruendo carriere che già hanno reso alle ultime elezioni e promettono di rendere ancòra. Non al Sud, dove un Salvini ha preso più pomodori che voti. Ma in Veneto e Liguria, dove la propaganda contro di loro ha contribuito al successo del centrodestra a trazione leghista. Fino alla Lombardia del governatore Maroni, un dottor Jackill e Mr Hide: quando era ministro dell’Interno minacciava le Regioni che non li volevano, ora appunto minaccia i suoi Comuni che li vogliono.

 Ma oltre che un affare economico e un affare politico, il migrante è anche un affare propagandistico. Siamo stati martellati per vent’anni dalla campagna a favore del federalismo (per la verità non solo martellati, ma massacrati dalle stesse tasse che si affermava sarebbero diminuite). Ma ora del federalismo sembrano essersi dimenticati proprio i suoi furbi inventori. Imporre ai propri territori cosa fare come Maroni, è la smentita all’esaltazione dell’autonomia dei territori con la quale egli e i suoi compari ci hanno avvelenato finora. Svelando l’altarino di un federalismo da applicare agli altri e non a se stessi. Non una novità per i pochi che l’avevano capito, perché era soprattutto il federalismo del “ciascuno si tenga i propri soldi”. Ma ora non tradotto in “ciascuno si tenga i propri migranti”, bensì i migranti se li tenga il Sud. I soldi a loro, i migranti agli altri. Cioè tutti ai poveri, nessuno ai ricchi.

 Ma non è solo Nord contro Sud d’Italia. E’ anche Nord Europa contro Sud Europa, visto come i Paesi della cosiddetta Unione si sono finora vergognosamente defilati con mille scuse dalla distribuzione un po’ ciascuno. Trattando tutta l’Italia come la Terronia d’Europa, tanto per far capire agli spocchiosi Maroni, Zaia (Veneto), Toti (Liguria) che si è sempre Sud di qualcuno. Ma l’Europa illuministica della “libertà, fraternità, uguaglianza” ha fatto anche di peggio. Ha chiuso le frontiere di Ventimiglia e del Brennero, casomai l’Italia fosse di manica larga nel farli passare, tanto poi vanno altrove. Mentre già sciama anche la migrazione da Est, partenza anzitutto Ucraina.

 Mediocri trucchetti per un problema epocale. Perché chi ora cerca di scaricare sugli altri non ha capito che ciò che si scaricherà su tutti sarà molto più drammatico. E che quindi è meglio pensarci tutti insieme prima di essere sommersi tutti insieme. Non li fermeremo mai, come non li ha mai fermati la storia. E l’Europa dei 500 milioni di abitanti non dovrebbe tremare quand’anche i migranti fossero 500mila l’anno: si tratterebbe di aggiungere un posto a tavola ogni mille abitanti. E si tratterebbe di ricordare che se ci vengono addosso, se è un esodo biblico, è anche perché noi abbiamo scaricato addosso a loro il colonialismo delle armi e dello sfruttamento. E la storia prima o poi presenta il conto.

 Il fatto è che non sono i migranti né tanto meno i rom il problema d’Italia. Il primo problema è il lavoro che non c’è. Poi le tasse. Poi la corruzione nazionale, non monopolio dei politici. Ma si finisce per terremotare l’Italia coi migranti trascurando il resto. Seminando disagi, insicurezza, cattiveria tanto sproporzionati quanto comprensibili. Per almeno cinque minuti al giorno ciascuno di noi vorrebbe farsi giustizia da sé: e in gran parte per la paura delle città, quand’anche fomentata. Cui per ora non c’è risposta.

 Ma di fronte ai milioni pronti ad arrivare, l’Italia si spacca e l’Europa nicchia. Purtroppo non contiamo in Europa quanto servirebbe non solo per non addossarci ogni migrante ma anche per far capire che nessuno potrà continuare a far finta. E che una esplosione sociale in Italia non può non essere contagiosa, come già i populismi e i razzismi ovunque arrembanti dimostrano. L’Europa chiude la porta per non far entrare l’alluvione. Ci rovina il mondo addosso e l’orchestrina continua a suonare.