Nulla si butta tutto si mangia

Sabato 27 giugno 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Un tempo c’era la scusa del cane. Al ristorante si chiedeva di mettere in un pacchettino gli avanzi dei propri piatti, sa è per Billy. Gli americani dicevano “bag dog”. Così tirando in causa il cane, si evitavano figuracce anche se era molto improbabile che Billy impazzisse per la frittura di scampi e calamari o per la millefoglie. Ma nel tempo in cui non era ancòra apparsa la signora Merkel, sembrava da pezzenti: chissà quanto guadagna e va facendo il pidocchioso.. Ora che abbiamo tutti le pezze lì, il cane ha perso ogni speranza: ciò che ci portiamo a casa sarà il nostro pranzo del giorno dopo, ahivoglia lui a scodinzolare attorno.

 SPRECO ALIMENTARE Siamo tornati al tempo in cui non si butta più niente. Quando era peccato il pane nella spazzatura, il pane era benedetto. E anche se non ci riusciva di moltiplicarlo insieme ai pesci, la sua figura con acqua, olio e sale la faceva sempre. E però nonostante l’euro cui diamo tutte le colpe, ogni italiano continua a sprecare 149 chili di cibo all’anno (un po’ meno dei 180 degli altri europei). Sono quelli che sniffano qualsiasi cosa tirino fuori dal frigo e con aria schifata la dirottano nella pattumiera al primo sentore di chissà che. Sono quelli secondo cui dopo tre giorni le ciliegie sono vecchie, i fioroni sfatti e la bresaola ammuffita, senza aver guardato mai la loro faccia appena svegli. E sono anche quelli (per la verità, quando è giusto è giusto, soprattutto quelle) che scartano in partenza un pomodoro se è un po’ sgalettato e fanno fare la stessa fine all’albicocca se ha un mezzo neo.

 Ora la parola d’ordine è gettare meno e riciclare di più, il primo comandamento è recuperare gli scarti oltre che gli avanzi. Ci sono ristoranti  che vanno in giro a raccattare frutta e verdure difettose. O a fare il pieno di altra roba vicina alla scadenza ma non scaduta. E se prima nessuno ci avrebbe messo piede, ora sono fra i più frequentati perché alla moda soprattutto per quelli chic col portafogli a destra, il cuore a sinistra e l’appartamento al centro. Per quelli che considerano la carne peggio di Sodoma e Gomorra, anche perché le mucche durante la digestione sparano gas che neanche una mongolfiera e per ogni bistecca consumano 200 litri d’acqua. Sono i ristoranti per quelli secondo i quali i vegetali sono più sacri di un’ostia nel tabernacolo e un piatto di spaghetti al ragù più pericoloso di Sgarbi incazzato.

 Insomma tutto diventa commestibile se cucinato in un modo invece che in un altro. Ci furono gli anni del sugo allo scoglio, si metteva la pietra di mare per dare sapore se non ci si poteva permettere la pizzicatrice. Ora sono buoni anche i gusci delle vongole. Ora il risotto si fa con teste di scampi e di aragoste che prima non si davano neanche al gatto condominiale. Foglie di carote, sedano e l’universale prezzemolo sono una goduria per l’insalata. Così come, assicurano, i baccelli dei piselli (che se dovessero essere duretti, possono sempre finire in zuppe e salse). C’è chi assicura che con scarti di cicorie, rape, spinaci, cipolle si possono preparare in casa dadi vegetali come quelli di quando stavamo peggio. E chi ha detto che quando si fanno le melanzane ripiene si debba mangiare il ripieno e buttare la melanzana solo perché più amara del debito, via?        

 CALCOLARE LA FAME Ma un altro problema è la quantità di ciò che compriamo più di quanto e di come mangiamo. Perché, se sai che poi devi lasciarlo per la dieta ecc. ecc., ti compri un etto invece di mezzo etto di prosciutto? Perché ti prendi tre mozzarelle se sai che ne mangi due e la terza il giorno dopo non la usi neanche sulla focaccia al forno? Perché ti fai mettere da parte tre cornetti caldi caldi se quando si raffreddano non sono più degni del tuo nobile stomaco perché più legnosi di un baobab? Perché ti porti a casa sei chili di anguria quando sai che dopo la prima fetta ti parte una pipì da fare straripare il Mississippi?

 Così, bisogna dirlo, al ristorante. E’ vero che paghi e che se lasci metà della fettuccina alla boscaiola sono affari tuoi. Ma non è affatto vero che sono affari tuoi, visto che oltre il 35 per cento della produzione alimentare mondiale viene sprecato. E non è che quando uno non ne vuole più, deve buttarselo giù pensando a chi nel mondo non può mangiare ogni giorno (anche se sarebbe il caso che lo facesse quando ordina). Lo spreco è da codice penale, e poi ci lamentiamo che chissà perché arrivano gli immigrati.

 Bisognerebbe calcolare la fame, non appagare l’occhio o titillare la boria. Ma da questo a proporre una legge che punisca chi esagera, ce ne corre. Dovremmo mangiare col carabiniere di guardia. E applicare il misurometro dei bocconi. Quando sarebbe il caso che i carabinieri fossero di guardia a chi in Italia mangia davvero, e non pasta e fagioli. Certi bocconi glieli dovrebbero fare andare di traverso più di un cannellone ripieno.