La carta per terra che spiega il Sud

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Torna un amico dalle vacanze di Pasqua al Nord, dice la solita cosa. Ma perché lì tutto funziona, le città sono uno specchio, è un piacere viverci? Si scuote la testa, tutti condividono, tutti recitano il rosario delle lamentele, si cercano risposte. Con l’inevitabile ammissione finale prima di rituffarsi nella fatica quotidiana del Sud: dipende soprattutto da noi. E ritornello annesso: solo i meridionali potranno risolvere il problema del Sud. Ché poi è in buona parte così. Anzi, finché si cercano scuse e alibi, si perde solo tempo. Qualcuno accenna alle condizioni economiche del Sud, ce le devono spiegare loro (lo Stato) non noi. 
E però, che colpa ne hanno gli altri se le nostre città sono sporche mentre quelle del Nord no? Eche colpa ne hanno gli altri se nelle nostre città si sfasciano le panchine mentre al Nord no? E i bus che al Nord non fanno ritardo, i muri non imbrattati, le auto non in doppia fila? E pensate che a Napoli un tassista è passato col rosso e al cliente che glielo ha fatto osservare ha risposto: sì, ma è un rosso fresco (cioè scattato da poco). 

Allora o dobbiamo arrenderci al pittoresco, i meridionali sono così perché sono più vivaci, diciamo buoni selvaggi. O dobbiamo passare all’individualismo che li rende indisciplinati. O mettere sotto accusa il clima che li rende indolenti. O virare pericolosamente sulla razza inferiore, troppo vicini all’Africa. Con lo scarso senso civico in testa ai capi d’imputazione, non rispettano le cose di tutti, se ne infischiano dei diritti degli altri, fanno sempre come se fossero a casa loro. Hanno ragione quelli che ci schifano, ammettono. Anzi appena posso me ne vado. E capisco chi va a vivere su e vota Lega Nord. 

Lasciamo stare per ora l’economia, vediamo la vita di ogni giorno. E magari la strada, dove c’è più verità che su tutti i libri di filosofia. Col senso civico non si nasce, non è come gli occhi blu o il naso all’insù. Il senso civico è figlio dell’ambiente nel quale vivi. E tu impari a rispettare quando più ti danno l’esempio di rispettarti. Tu butti la carta per terra non perché nel tuo sangue c’è il cromosoma della carta per terra. Ma la butti perché ne vedi altre che altri hanno buttato senza che nessuno li abbia multati e senza che nessuno abbia pulito. La strada rappresenta lo Stato, cioè qualcosa di estraneo come se lo Stato non fossimo tutti noi. E la strada sporca è un meccanismo automatico di inciviltà in cui è difficile capire chi ha fatto il primo passo sbagliato e chi debba fare il primo passo giusto. Lo Stato (o chi per lui) ti maltratta non pulendo, tu gli rispondi sporcando e lamentandoti dello sporco che tu stesso hai contribuito a creare. Del tipo: se lo Stato mi frega, io lo frego per primo. E questo avviene soprattutto dove la vita della comunità è stata messa nelle mani dello Stato invece che in quelle responsabili dei cittadini che pensano a se stessi. 

Che il Sud sia stato condannato a vivere soprattutto di Stato, neppure i sapientoni dell’autocritica meridionale lo possono negare. Il parziale sviluppo del Sud non dipende né dal clima né dall’inferiorità genetica dei meridionali altrimenti dovremmo di nuovo metterla sul razziale, magari con qualche pulizia etnica. L’industrializzazione concentrata soprattutto al Nord fu una scelta dell’Italia unita che in 150 anni è arrivata fino a noi. Altrimenti non si capirebbero le Casse per il Sud delle quali i meridionali avrebbero fatto volentieri a meno. 

Ma lo Stato è inefficienza, spesso spreco, sempre inadempienza soprattutto verso un Sud che ha visto salire il suo divario col Nord invece che scendere. Lo Stato è servizi pubblici inefficienti, il più grave problema del Sud insieme al lavoro che non c’è. Un solo esempio: lo Stato (o chi per lui) è mille chilometri in meno di ferrovie al Sud rispetto al 1938, è alta velocità tutta al Nord, è 70 per cento di rete senza doppio binario. Lo Stato (o chi per lui) è al Sud il triplo delle interruzioni dell’acqua, il triplo delle interruzioni nell’energia elettrica, il triplo del tempo per avviare un’attività. Lo Stato (o chi per lui) è al Sud ospedali, scuole, sicurezza insufficienti. Contro questo Stato (o chi per lui) il Sud butta la carta per terra. Anzi bisognerebbe ringraziare che sia solo questo. 

Al Nord non si butta la carta per terra perché i cittadini proteggono ciò che hanno ricevuto dallo Stato e ciò che con la loro economia hanno potuto creare. Al Sud si butta la carta per terra perché i cittadini protestano contro ciò che non hanno ricevuto dallo Stato e contro ciò che con la loro economia non hanno potuto creare. E i meridionali che al Nord la carta per terra non la buttano, dimostrano che non sono incivili nati ma, al massimo, per reazione. Una carta per terra coi suoi contrastanti “perché ” ci fa capire il problema del Sud più di mille conve gni. (PS. Ma allora cosa fare? Dare uno schiaffo allo Stato non buttando la carta per terra: è magnanimo, il Sud).

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 29 Aprile 2011

 
""