L’illusione nazionale di fare a meno del Sud

Venerdì 1 agosto 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Per ora la montagna del Rapporto Svimez ha partorito un topolino. Il Sud rischia il “sottosviluppo permanente” e che succede? Si convoca per oggi una direzione del Pd, non il vertice straordinario di un governo che non avrebbe dovuto lasciare l’allarme a un centro studi. E intanto si diffondono tanto terapie stravaganti quanto un’aria da mangiatoia. Basta vedere il risveglio di dormienti rappresentanti politici del Sud. Basta vedere il ritorno in campo di squalificate figure che ricordano i meridionalisti di Stato, quelli sempre a caccia di incarichi e di auto blu. Quelli di casa alla Fiera del Levante in quelle leggendarie Giornate del Mezzogiorno servite più a loro che al Mezzogiorno.

 Comunque, vediamo cosa è cambiato dalla campana a morto che ha descritto il Sud al di sotto della Grecia. Un Sud deserto economico, umano e sociale se il suo tragico naufragio sarà ancòra cestinato come problema senza soluzione. Visto che non si può più far niente, tanto vale non farlo. Un Sud del quale il governo si sarebbe convinto che l’Italia possa fare a meno. Abbiamo ascoltato Renzi: basta coi piagnistei. Aggiungerà che bisogna rimboccarsi le maniche.

 Primo errore: l’Italia non può fare a meno del Sud. Lo conferma la sua economia da eterna malata d’Europa. La sua crescita sempre stentata quando non è decrescita. Figuriamoci senza il terzo di reddito che viene dal Sud. E senza i tanti primati produttivi del Sud nonostante tutto. Sud che non è solo divario. E Sud produttore che entra nel conto, oltre che grande mercato di consumo dei prodotti del Nord. Senza contare ciò che sarebbe se si facesse come ha calcolato la Banca d’Italia: ogni 100 euro pubblici investiti al Sud diventano 140 per l’intero Paese, ogni 100 euro che si continuino a investire al Nord diventano 110 per l’intero Paese. Un vantaggio del 30 per cento. Che si aspetta?

 Secondo errore: a mancare al Sud sono proprio gli investimenti pubblici che converrebbero anche al resto d’Italia. L’alta velocità ferroviaria si fa solo al Nord. Le stesse Ferrovie dello Stato investono al Centro Nord oltre il 98 per cento del loro nuovo piano. Le più grandi navi portacontainer del mondo abbandonano Taranto in mancanza dei lavori di adeguamento del porto. Anzi ultima beffa, ora che c’è il raddoppio di Suez: si finanzieranno i porti del Nord perché quelli del Sud sarebbero troppo deboli (e a chi lo dicono?). Di altri progetti governativi di infrastrutture finanziati con fondi europei, 71 sono al Centro Nord e 2 al Sud.

 Terzo errore: tutti i soldi che si danno al Sud. Un ritornello. Nonostante la realtà: la spesa pubblica è superiore al Centro Nord, maggiori al Sud i tagli della spesa e l’aumento della tassazione.

 Quarto errore: il Sud ci toglie i nostri soldi. La convinzione non innocente che ogni euro destinato al Sud sia un euro sottratto al Nord. Ignorando che sempre in economia lo sviluppo degli uni è benefico anche per gli altri. E preferendo puntare sul proprio benessere di regioni forti infischiandosene del Paese debole. Una guerra nazionale continua euro per euro, riparto per riparto di risorse dalla sanità alle università. Tolgo a te per stare meglio io: ma si sta peggio tutti perché o si cresce tutti insieme o non si salva nessuno. Effetto anche dell’illusione che senza il Sud palla al piede, il Paese scoppierebbe di salute. Mentre la verità è che il Sud è la parte più colpita di un Paese fragile e miope che vuole rimanerlo credendo di no. Il Nord da solo non vince e nemmeno l’Italia. Un Paese intero è meglio di mezzo.

 Cosa fare? Già l’idea che si possa riequilibrare l’Italia ha scatenato i noti campioni dell’egoismo. Vogliono togliere a noi per dare a loro. Ignorando la Costituzione che esclude ogni differenza fra chi è nato ad Abbiategrasso e a Crotone. Occorre puntare soprattutto sull’eliminazione di un divario di infrastrutture a livello di scandalo. Le distanze non coperte fra le città del Sud non sono solo una misura geografica ma una categoria del potere: se tu non ci metti treni o aerei, mi condanni all’isolamento, mi impedisci non solo di creare economia fra le une e le altre ma di fare causa comune, di acquisire la forza dello stare insieme. Di fare squadra.

 Poi bisognerà mettere in sicurezza le città del Sud e combattere le mafie che al Sud portano sottosviluppo e al Nord affari. Infine convincere l’Europa che un regime fiscale di favore che attiri iniziative al Sud non solo non è una novità in Europa ma conviene anche all’Europa e non solo al Sud. Ma come farlo capire a uno Zaia che dal suo Veneto al disotto di ogni sospetto già dice di pagare più tasse perché non le paga il Sud? E cosa dirà un governo che finora ha continuato a puntare sulla cosiddetta locomotiva del Nord ottenendone una crescita da malati cronici? E quanto convincenti saranno i nostri eroi delle Regioni del Sud già abbastanza in cagnesco fra loro? Vedremo, sapremo. Forse.