Federalismo come Belen Rodriguez

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

E’ vero che il federalismo è un argomento di una noia mortale. Ma è anche vero che ci cambierà la vita. Anzi ce la sta già cambiando: vedi l’aumento delle tasse locali. Inve­stiti dai tagli del ministro Tremonti, i Comuni fanno a gara nell’innalzare la propria aliquota aggiuntiva su ciò che i cit­tadini già pagano allo Stato. Giustificazione: se non faccia­mo così, addio asili, assistenza agli anziani, aiuto agli sfrattati, bus e socialità varia. E alle pro­teste, la risposta: il federalismo non lo esclude, anzi lo prevede. Il federalismo fa danni prima ancóra di cominciare.

 

Eppure c’è chi continua a dire in giro che il federalismo non farà aumentare le tasse. Anzi ci farà stare meglio: basta che, spe­cie al Sud, ci si governi meglio. Solo la manna di san Nicola è capace di miracoli simili.

E’ vero che ci sono sindaci scia­gurati, tipo quelli che spendono cifre per rifarsi l’ufficio con la moquette di cashmere o quelli che distribuiscono consulenze amiche per capire se si possono fare opere che non si faranno mai. Ma è anche vero che se bastasse governarsi meglio per non essere più Sud dopo 150 anni di spoliazioni, siamo stati finora tutti ciechi e complici.

Ma poi, si decidano: cominciando a non chiamarlo più federalismo. Che è un patto fra uguali, o quasi, altrimenti è una truffa per chi non è uguale. Tranne che il di­suguale non sia mosso nelle condizioni di essere uguale. Come il Sud, il cui divario economico rispetto al Nord e il più alto in Occidente. Invece in Italia si fa un fe­deralismo anzitutto voluto da una sola parte, il Nord: proprio chi sta meglio, quando dovrebbe essere voluto da chi sta peggio se è vero che solo governandosi bene starebbe meglio. E si fa un fede­ralismo in cui chi lo vuole prima dice al Sud che lo fa per farlo stare meglio, poi dice che lo fa per tenersi i suoi soldi e non darli pià al Sud parassita. E’ federalismo a guerra civile?

In queste condizioni, il Sud che accetta il federalismo è ancóra una volta cieco e complice. Anzi, siccome proclama che non ha paura della sfida del federalismo, è come il Pasquale di Totò che prende schiaf­fi, tanto che gliene frega: quello che glieli dà non sa che lui non è Pasquale. La verità è che il Sud continua a considerare una vergogna le colpe che gli attribuiscono. E quelli ne approfittano per piazzargli tutti gli schiaffi e i federalismi del mondo.

E poi, e poi. Il signor Bossi ringhia che le tasse devono restare dove i bravi cittadini producono e le pagano. Perché il Nord si è stancato di pagare per tutti. Con questo criterio, se io vivo in un quartiere di Milano e pago più tasse di un milanese di un altroquartiere, le mie tasse devono restare nella mia via se non nel mio condominio. Se uno dice che è una cre­tinata, anzi una bossata, tutti gli danno ragione. Non si può vivere in una comunità del rancore (come la definisce il sociologo Aldo Bonomi) col filo spinato e i fuochi attorno.

Allora ciò che paga il milanese ricco redistribuito dallo Stato secondo la Co­stituzione e il principio che regola ogni Paese civile. Ma se va a un milanese meno ricco, si può accettare. Se va invece a un calabrese altrettanto meno ricco, non ci può stare più. Invece se c’è un calabrese più ricco di un milanese, una parte delle sue tasse può benissimo essere spesa per riparare un marciapiede nel quartiere del milanese povero. Essenziale, insomma, non far andare nulla al Sud. Se questo si chiama federalismo, Belen Rodriguez è una monaca di clausura.

Ma le comiche non sono finite. La rin­ghiata di Bossi secondo cui le tasse devono restare dove il reddito si produce vale per tutti tranne, indovinate per chi? Per il Sud. Le aziende del Nord che operano al Sud non pagano le tasse al Sud, ma dove hanno la sede legale: indovinate di nuovo dove? Al Nord. Cioè utilizzano i lavoratori del Sud, i suoi servizi (acqua, luce, strade), suo territorio (spesso rovinandolo) ma non è detto che i profitti vengano rein­vestiti al Sud e consumati al Sud in prodotti del Sud. E le tasse vanno al Nord per profitti per i quali il Nord non ha mosso un dito.

Grazia ricevuta. E appropriazione in­debita ai danni (stavolta senza indovinare) del Sud. Il federalismo del “ciascuno si tiene i suoi soldi” in questo caso non vale. Come non vale il proclama lanciato dall’in­terno del filo spinato secondo cui il fe­deralismo sarà “equo e solidale”, cioè terrà conto del divario del Sud per partire tutti dallo stesso livello (o quasi). E’ vero che la succitata Costituzione dice che lo Stato deve provvedere alla coesione (anche economica) nazionale. Ma la legge bos­siana aggiunge che questo potrà avvenire se i soldi ci saranno. E siccome non ci sono, indovinate cosa avverrà? Il  Sud continuerà a prendere schiaffi come Pasquale.

A proposito: Pasquale non dovrà pian­gene anzitutto perché non è Pasquale. Ma anche perché il Sud col suo pianto ha proprio rotto. Ultimo schiaffo meritato.

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 6 maggio 2011