Ma dove vai Italia se il Sud non ce l’hai?

Venerdì 14 agosto 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Sanguisughe in azione. Ora che si riparla di Sud, quanti sapientoni ricomparsi: aria di consulenze. Tutti con la loro ricetta tanto più moralista quanto più incompetente. E non tanto, ci si può scommettere, per risolvere la grave crisi del Sud. Ma per far capire che, nonostante la loro premura, lo vedete che per questo irredimibile Sud  c’è poco da fare? Così c’è chi ripete il solito disco rotto che è tutta colpa delle classi dirigenti predatorie e gattopardesche. Che è tutta colpa della mentalità del Sud. Che è tutta colpa degli sprechi. Che è tutta colpa delle mafie. Cosa possiamo fare per questi che non spendono neanche i fondi europei?

 E’ come se si avesse un malato terminale e, invece di correre alla rianimazione, si facesse un forum per dire che se l’è andata a cercare. Tutto parte dal drammatico Rapporto col quale la Svimez ha lanciato l’allarme fondatissimo di rischio di sottosviluppo permanente, così per sempre, Terzo Mondo. Perché a furia di cancellare il Sud con fastidio, si scopre come se nulla fosse che sette anni consecutivi di recessione lo hanno ridotto ad avere gli stessi occupati del 1977, gli stessi nati del 1860, 70 mila giovani all’anno che se ne vanno. E si scopre che il Sud si ritrova così anche perché la spesa dello Stato continua a essere minore rispetto al Nord sia per investimenti che per servizi pubblici. E che sempre rispetto al Nord sono maggiori i tagli dello stesso Stato e le tasse locali per rimediare. Quale malato non schiatterebbe così? Ma il pregiudizio disonesto dice tutto il contrario.

 Ancòra. Il Sud ha il 40 per cento in meno di infrastrutture del resto del Paese. L’Alta velocità ferroviaria c’è solo al Centro Nord, Bari e Napoli non sono ancòra collegate da un treno diretto, la linea adriatica ansima fra binari unici e gallerie troppo basse, Matera capitale europea della cultura è l’unica città italiana senza Ferrovie dello Stato, sulla linea jonica fischiano littorine da Far West, la velocità media dei treni in questo terzo di Paese è di 58 chilometri orari (letto bene: 58). E autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da oltre 50 anni, e città non collegate da aerei fra loro.

 Ancòra. Il Sud è un terzo di territorio nel quale lo Stato brilla per i suoi maggiori tagli alle università, i minori fondi per gli asili nido pubblici, i minori fondi per la sanità, le triple interruzioni di luce e acqua, la minore dotazione di banda larga per Internet, il costo doppio del denaro. Tutto questo fa sì che ogni attività economica al Sud costi in partenza un dieci per cento in più: come cominciare una partita di calcio da 0-2. Tutto questo fa sì che quando si pubblicano le classifiche della qualità della vita, il Sud sia sempre agli ultimi posti ma gliene si dà la colpa mentre bisognerebbe chiedergli scusa.

 Ancòra. Nonostante tutto questo, cosa si continua a fare? Ultime di cronaca: rifinanziano l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano, quella fotografata mentre i ragazzi ci giocavano a pallone perché non ci passa nessuno. Segnalano all’Europa che saranno destinati ai porti del Nord i fondi per intercettare i nuovi traffici derivanti dal raddoppio del Canale di Suez (alla faccia di Taranto i cui mancati lavori hanno fatto scappare i container cinesi). Tagliano i finanziamenti alle nuove aziende nate con l’autoimprenditorialità giovanile, in gran maggioranza in quel Sud dal quale si tenta di non far partire i giovani.

Che al Sud ci sia troppa classe politica da codice penale, non ci sono dubbi. Più propensa a spendere per ottenere voti che per creare sviluppo. Il problema è che avviene nell’Italia del Mose, di Expo15, di Mafia Capitale. Se il Sud piange, l’Italia non ride. Che occorra rompere una tradizione di malgoverno, non ci sono dubbi: il peggio Sud danneggia il meglio Sud. Si deve solo decidere se cominciare a Roma o a Napoli e Bari. E che occorra cambiare questa classe dirigente, sarebbe auspicabile sia a Roma che a Napoli e Bari, se nel frattempo il malato non muore.

  Ora Renzi ha annunciato entro un mese un masterplan: un mese per 154 anni di Sud. Dovrebbe metter mano alle sopradette piaghe del Sud, anche se le ha definite piagnistei. O qualcosa della serie è tutta colpa loro. Dovrebbe soprattutto fare un piacere più all’Italia che al Sud. Mai l’economia del Centro Nord è cresciuta a livelli europei se non cresceva anche il Sud. Anzi la sua crescita massima si è avuta proprio quando il Sud cresceva di più. E viceversa. Non ci sarebbe stato boom nazionale senza il primo periodo della Cassa per il Mezzogiorno: conferma che i ritardi non dipendono dalla razza o dal sole. Quindi nessuna delle due si espande senza l’altra.

 Renzi & C. dovrebbero infine convincersi che si cresce soprattutto dove si è indietro. Quindi Sud vantaggio per tutti, non palla al piede. Vedremo che succede in questo mese p.M., prima del Masterplan. A parte i temporali estivi.