Ma ridateci vacanze idiote

Sabato 15 agosto 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Il consiglio è di fare vacanze completamente idiote. Lo dicono le statistiche: la grande maggioranza di quelli che tornano più incazzati di prima, ha fatto vacanze intelligenti. A cominciare dalle cosiddette partenze intelligenti. Partire quando gli altri non partono per evitare ingorghi, ultime partenze Ferragosto e dintorni. Ma siccome gli italiani, quando gli tocca essere intelligenti, sono al massimo intelligenti di massa, partono tutti alle 3 della notte per fregare gli altri. Si è assistito a code chilometriche fra colpi di sonno e bambini lagnosi perché strappati al letto. E poi al mattino strade più deserte di una pista carovaniera nel deserto perché al mattino non è intelligente partire. E di tutti questi bollini neri, rossi, paonazzi ne vogliamo parlare?

 TROPPA CULTURA Vacanze intelligenti significa anche vacanze culturali. Insomma diverse. Di quelle che quando torni ti devi dare le arie a descriverle agli amici. E allora indimenticabile è l’Alberto Sordi nel suo “Vacanze intelligenti”, appunto, quando porta la moglie cicciona alla Biennale di Venezia. Finché la poverina improbabilmente interessata si accascia stremata su una sedia e viene scambiata per un’installazione di arte contemporanea dagli altri visitatori.

 Ci siamo eletti a cultori estivi di mostre, città d’arte, cinerassegne d’autore, festival, jazzate, lectio magistralis, conferenze, seminari, settimane letterarie. Ma deve essere una scelta coerente col resto dell’anno, non una moda o una punizione. E solo quando ne siamo diventati malati terminali ci siamo accorti che servono più a far ottenere fondi agli organizzatori che a una nostra vacanza indimenticabile. Vacanze di corpo e spirito, di ozio e studio, di riposo e formazione, di relax e apprendimento. Di riscatto. Più filosofia che grigliate. Vacanze di crescita interiore, di sosta non più rigenerante del turno pomeridiano d’agosto di un portuale.

 Il fatto è che la vacanza non è più la vacanza di una volta, e ci mancherebbe. Oggi la vacanza deve essere “esperienziale”. Per dire, vai dagli eschimesi? E allora devi dormire come loro nell’igloo anche se hai i geloni e il fisiatra ti ha prescritto sole per l’artrosi. Vai in Nepal? E allora ti devi fare una scalatina dell’Himalaya fino ai settemila senza ossigeno anche se soffri di vertigini, altrimenti che esperienza sarebbe. Vai fra i beduini del Sahel? E allora devi farti le loro tende poco superaccessoriate e bere latte di cammella, altrimenti il prossimo anno non andare fra i beduini e fatti la fila 14 sul lido di Rimini.

 AGRITURISMO ALLA FANTOZZI A proposito di latte di cammella, qui si apre tutto il terrificante capitolo degli agriturismo. Nei quali ci vai per immergerti nella campagna, nei suoi ritmi, nella sua (rieccola) cultura. Lasciamo stare l’odore di stallatico per te che svieni a quello delle cipolle rosse di Acquaviva. Ma che tu dovessi mungere la mucca la mattina, l’agenzia te lo doveva dire. Che la sera dovessi andare a dormire con le galline mentre vorresti almeno farti una pizza, è roba da reduci della legge Basaglia, con tutto il rispetto. E che la campana della chiesa vicina dovesse suonare ogni quarto d’ora giorno e notte, poteva essere solo una crudeltà mentale da pretacci frustrati. A parte tutti le produzioni della casa nella busta dell’ipermercato.

 Ma il sequestro di persona nell’agriturismo è solo il dilettantismo della vacanza esperienziale. Nei villaggi ti mettono un arco in mano manco fossi un Guglielmo Tell, a imparare il russo in quattro lezioni, a seguire un corso di ornitologia basso medievale di scuola celtica e uno di cucina vegana estrema. Oltre agli animatori che ti fanno fare la corsa nei sacchi anche se hai la pancia a mongolfiera, ti sistemano su un parapendio manco fossi un aquilotto e la sera ridicolizzati in un karaoke che finisce perenne su uTube. Oltre a tutte le vie ferrate, i trekking, i safari della Terra. L’essenziale è vivere l’esperienza, immergersi in un ambiente, dare un senso più totale al viaggio: ciò che a casa non ti sogneresti mai per comune senso del pudore.

 Ecco perché non fa male un pizzico di vacanze completamente idiote. Scarcerati dall’eccesso di cultura. Vacanze su una spiaggia bollente, coi bambini che alzano la sabbia, tombati in protezioni 50, coi piedi del vicino in bocca, coi dj che sparano Gigi D’Alesio, il cocco bello, la zia che cola, la parmigiana nel panino, le gnoccone che ti fanno fare veleno, la Peroni ghiacciata. Di culturale niente di più delle parole crociate. E la sera niente di più educativo della sagra dell’anguria.

 Nessuno rinnega cattedrali, castelli, scavi archeologici, musei. Né botte di ottimismo alla Guccini o Bertoli. Ma non sta scritto da nessun parte che per essere intelligenti bisogna rincretinirsi anche quei quindici maledetti giorni all’anno. Ridateci l’ombrellone.