Quanti volti passano in questo luogo che pure non ha volto

Sabato 15 agosto 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 Bari Stazione Centrale è una speranza e una malinconia. Dalle valigie di cartone ai trolley, quanti ne ha inghiottiti il treno che porta verso le nebbie di un destino lontano. Quanti “Zurigo via Milano” ha visto partire col suo carico di volti senza volto. Quante vite inabissate nella nostalgia di un paese perduto. E quanti brevi spaesati ritorni solo ormai per un matrimonio o un funerale. Quanta epopea meridionale che attende ancòra un racconto e una giustizia.

 Bari Stazione Centrale è un dubbio che permane: se sia più emozionante un treno che arriva o un treno che parte. E se il fischio del capotreno non sia più lacerante o più carezzevole, un dolore o una gioia. Come la sirena della nave nel porto o l’ultima chiamata dell’imbarco immediato degli aeroporti.

 Bari stazione Centrale è annunci dell’altoparlante. L’arrivo previsto sul primo binario avverrà al terzo binario. Il Frecciabianca proveniente da Milano porterà un quarto d’ora di ritardo. Il locale per Brindisi effettuerà soste a Torre a Mare, Mola, Polignano, Monopoli, San Vito dei Normanni. I signori passeggeri in attesa sono pregati di non oltrepassare la linea gialla.

 Bari Stazione Centrale è frenesia, sudori, stanchezze, pacchi, panini, bivacchi, occhi arrossati. E’ odore di carbone anche ora che il carbone non c’è più, quel pulviscolo che aleggia ancòra nell’aria. E’ lo struggimento di un finestrino che va nel vento, è mani che sventolano, è ultimo sguardo. E’ occhi allegri di ragazzi, è sfottò di amici, è teste affondate negli smartphone, è mistero di una bionda vestita di nero che chissà dove va.

  Bari Stazione Centrale è gente vomitata dai treni del mattino, è gente fiondata sui treni della sera, è valigie accatastate, stress, concitazione che schizzano verso un’altra giornata come tante che nessuno mai saprà, è ritorno da una giornata come tante per militi ignoti senza nome e senza storia.

  Bari Stazione Centrale è la faccia di chi ha perso il treno, quella rabbia e quella impotenza che sarebbero capaci di tutto come il giocatore che non ha fatto Superenalotto perché ha giocato 40 ed è uscito 41, o il calciatore che ha preso il palo. Faccia che ha perso il treno come quella ossuta e scavata e allucinata del grande Mennea che fissava il vuoto e racchiudeva tutta la spasmodica sfida da brutto anatroccolo che correva come una fucilata.

  Bari Stazione Centrale è la Grande Bruttezza di ogni ingresso in stazione. Mai visto un treno che non infili l’orrido di periferie fatiscenti, costruzioni diroccate, capannoni abbandonati, vagoni sgalettati come vecchie baldracche, autodemolizioni e copertoni, cimiteri, altri binari che si infilano nei nostri. Ma è anche la propria casa riconosciuta fra le altre come se si spiasse la propria vita dal di fuori. Ma è anche un treno illuminato come un teatro che attraversa la città buia e addormentata della notte.  

 Bari Stazione Centrale è la varia umanità degli esclusi e dei perdenti. Il barbone che dorme sulla panchina, l’extracomunitario che addenta una merendina, l’ubriacone che borbotta scemenze, il vecchio che mugugna la solita filippica, la vecchia che raccoglie cicche, il fumato che chiede una sigaretta.

 Bari Stazione Centrale è il suk dei dintorni di ogni stazione. Spacciatori, inquietudini, adescatori, quell’aria mezza sordida mezza unta in cui può succedere di tutto nel biglietto da visita della città, nel primo incontro del viaggiatore, nel benvenuto ormai ovunque più guardingo che eccitato.

  Bari Stazione Centrale è una piazza sulla quale i baresi passano indisciplinati come se fossero a casa loro, incuranti di strisce pedonali e auto. (Ma per conoscere i baresi bisogna andare anche a un semaforo. Se un’auto ferma è raggiunta da un’altra, sùbito fa un balzo in avanti, come se non volesse essere fregata). Sintesi di Bari: anarchia e competitività.

 Bari Stazione centrale è l’ultima magia del mondo come tutte le stazioni, i treni che partono lenti lenti come addii, i bar odorosi di alba e di caffè, i fari rossi dell’ultimo vagone che sfuma via. Bari Stazione Centrale come il mare contiene tutte le storie del mondo, il treno come la vita non fai in tempo ad accorgertene ed è passata.

 Bari Stazione Centrale è una poesia di Raffaello Bertoli: “Quando il treno uscirà dalla stazione,/ guarderò la mimosa nel giardino,/ piccolo e bruno, del casellante./ Anche se non sarò più lì,/ il nostro amore lungo l’inghiaiata/ avrà il sapore di una primavera”.       

  Bari Stazione Centrale è un treno che si prende per andare perché si va.