Altri danni al Sud e li chiamano piagnistei

Venerdì 28 agosto 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Tempo di Avvento, in attesa del Natale per il Sud. E cioè la nascita di quel Masterplan che dovrebbe una volta per tutte riuscire a far crescere di più l’Italia. Perché se cresce il Sud, cresce l’Italia. Il Sud conviene. E il Sud cresce solo se avviene ciò che avrebbe dovuto essere normale da sempre: ottenendo pari diritti rispetto al resto del Paese. Che ciò finora non sia avvenuto, è anzitutto una plateale violazione della Costituzione. Poi è una clamorosa miopia che ha fatto danni a tutti, non solo al Sud. Perché l’egoismo di chi credeva di poter fare a meno del Sud si è tradotto in un autogol che fa essere l’Italia sempre ultima fra i primi d’Europa. La Germania è Germania da quando ha fatto crescere l’Est come l’Ovest. L’Italia è Italietta da sempre perché ha la soluzione in casa ma fa finta di niente per arricchire (si fa per dire) solo alcuni.

 Ma nell’attesa dell’Evento, bisogna tenere alta la guardia. A costo di sfidare l’ira di Renzi contro i presunti piagnistei del Sud. Perché nel frattempo si scopre che i danni al Sud continuano. E denunciarli sarebbe fare appunto piagnistei.

 Fatto sta che è la Banca d’Italia e non qualche lamentoso terrone a rivelare in questi giorni i graziosi effetti di quella truffa nazionale che è stato il federalismo. Quello che secondo i coccolatissimi impostori della Lega Nord avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi del Sud non avendone risolto uno neanche al Nord. Primo effetto, il boom delle tasse locali. E dove, secondo voi? Soprattutto al CentroSud, alle cui famiglie sono costate dal 6 all’8 per cento del reddito. Cioè proprio dove, essendo minore il reddito, le tasse bisognava ridurle non aumentarle.

 E perché aumentate? Essenziale saperlo, prima che si alzi qualcuno alla Zaia o alla Salvini a raccontare altre chiacchiere. Aumentate perché i tagli dei finanziamenti dello Stato sono stati superiori al Sud cosiddetto sprecone. Dove, non sapendo che fare per assicurare servizi come scuola, trasporti, case hanno dovuto aumentare le tasse (che al Sud meno ricco sono sempre più pesanti che altrove). Tutto previsto dal federalismo, ciascuno fa per sé. Ciò che non era previsto è che aumentasse comunque la spesa e la conseguente tassazione nazionale. Col Sud nella trappola dei due aumenti. Grazie alla Lega Nord di governo con un’unica missione: favorire la sua gente.

 Ma in attesa dell’Evento, non è l’unico danno in extremis. Sappiamo del cosiddetto Piano Juncker, investimenti in Europa per 315 miliardi in tre anni. La presidenza dell’Unione chiede all’Italia a quale progetto attribuire una prima fetta. Indovinate a chi? Alla rete autostradale del Nord: Autovie Venete e Pedemontana. Ma come, con la Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 53 anni, con Matera unica città italiana senza ferrovie dello Stato, con Bari e Napoli senza treno diretto? Ma sono tutte al Sud e chi se ne importa.

 In contemporanea il danno in extremis a porti e interporti. Si inaugura il raddoppio del Canale di Suez che raddoppierà anche il traffico merci mondiale in Mediterraneo. Quasi una rivincita dopo quel 1492 della scoperta dell’America che lo mise storicamente fuorigioco. Sempre l’Europa chiede all’Italia su quali porti concentrare i fondi per intercettare questo boom di traffico. Scontato che dovessero essere quelli del Sud, Taranto e Gioia Tauro in testa, non si dice sempre che il Sud è una piattaforma logistica naturale? Invece l’Italia segnala i porti del Nord perché quelli del Sud non sarebbero pronti. Danno e beffa: Taranto attende da vent’anni quell’ammodernamento sul quale lo Stato ha finora nicchiato. Prima non ti metto in condizione, poi ti rinfaccio che non sei in condizione.

 Ma con i danni in extremis non è finita. Si è sempre detto che una prospettiva di lavoro al Sud è l’autoimprenditorialità. Basta col posto fisso, ciascuno diventi imprenditore di se stesso. Intraprenditori. Così scopri che il Sud che starebbe sempre ad attendere lo Stato e vorrebbe sempre assistenza è solo una invenzione del pregiudizio. Quattro su dieci di queste nuove imprese sono al Sud. Ogni giorno trecento in più. Quasi una istigazione a delinquere per lo Stato il quale che fa? Taglia le agevolazioni fiscali proprio per l’autoimprenditorialità. Addio sogni di gloria per tanti giovani che ci avevano creduto restando al Sud.

 Nessuna reazione di quella classe politica meridionale che all’annuncio del Masterplan di Renzi sembrava improvvisamente risvegliata forse annusando odore di soldi. Stessa classe politica che a destra ha avallato ogni nefandezza anti-Sud della Lega Nord. E a sinistra ha addirittura mosso i primi passi del federalismo per prendere voti al Nord. Facendo un favore a chi, per scrollarsi ogni responsabilità sul Sud, dice che le colpe sono tutte del Sud stesso e dei suoi dirigenti. Ma ora è tempo di Avvento, vedrete che Babbo Natale metterà tutto a posto.