Dopo le ferie tornate merluzzi

Sabato 5 settembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Tormentone del rientro dalle vacanze. Uno fra gli stress maggiori a fine ferie è seguire i suggerimenti su come comportarci per evitare lo stress da fine ferie. Già vediamo il penitenziale Nicola Simonetti col cappuccio nero a bacchettarci e a prefigurarci le pene dell’inferno se non seguiremo il suo severissimo decalogo. E non perché anche a questo tocca il destino del 99,9 per cento dei cataloghi, cioè non essere seguito altrimenti il 99,9 per cento dei medici potrebbe fare l’idraulico. Ma perché quando l’avremo letto, il guaio sarà già fatto. E saremo così immantinentemente stressati da pensare già alle vacanze di Natale. Ché questa è la vita: un intervallo fra una attesa di vacanza e l’altra.

 CONSIGLI SETTEMBRINI Tanto per cominciare, non dovevate tornare all’ultimo momento. Per non passare da notti sotto le stelle all’aria condizionata dell’ufficio, dal divino tramonto di un trullo a quelle brutte facce che ti aspettavano al varco, da un’amaca alla scrivania affogata di carte, dall’abbronzatura tipo Briatore al neon che ti fa sembrare Nosferatu. Un giorno due giorni di decompressione sarebbero stati necessari ma vallo a spiegare a chi non vuole sprecare neanche una goccia di mare a costo di firmare il cartellino col trolley alla mano. E vallo a spiegare a chi è ricomparso vantando che sei ore fa era ancòra a New York e che se sembro (sembro) un po’ addormentato è per il jetlag, sai il fuso.

 Poi idratarsi, molta acqua e poco caffè. Ma se non mi pompo di caffè come un’idrovora ci vogliono gli stecchini agli occhi. E quanto all’acqua, non essendo un cammello mi verrebbe una pipì da far straripare il Mississippi. E proprio in questi giorni un luminare americano ha detto che non c’è nessuna prova che faccia bene o rallenti l’invecchiamento, al massimo fa arricchire quelli della liscia o gassata (o lui che hanno sùbito intervistato e invitato alla tv). Non mi state a dire che va bene anche il tè verde, l’ultima volta che l’ho preso mi hanno scambiato per Et.

 Mangiare leggero, bisognerebbe andare a cicorie e zucchine, a cavolo riccio pieno di antiossidanti, a carote contro i radicali liberi, a noci con i polifenoli ma poi gli zii ti invitano a cena per rivederti e mettono il muso se non ce la fai con antipasto all’italiana, timballo, spiedini, panzerottini, mozzarelle e cannoli siciliani perché glieli ha portati quello del terzo piano da Taormina. L’ultima volta che ho provato a dire se non sarebbe stata meglio un’insalata, l’hanno inzaccherata di pomodori, cetrioli, scaglie di petti di pollo, prosciutto tagliato alla barese, mais, uovo sodo, acciughe e una punta di mascarpone per dare un po’ di sostanza. Dormire di più non me lo dire, lo faccio in piedi perché c’è anche un fuso delle ultime spaghettate di mezzanotte e del cornetto al sorgere del sole. E quanto alla blanda attività fisica, se non mi fiondo in palestra mi scambiano per una mongolfiera.

 SIESTA PERPETUA Dopo la prolungata esposizione al sole, la mattina la pelle si dovrebbe svegliare con una delicata e fresca vaporizzazione termale. Basta uno scrub (e che è?) per eliminare impurità e cellule morte. La sublimazione dopo la detersione. Una maschera all’argilla la sera. Doccia tiepida con bagnoschiuma doposole per mantenere l’abbronzatura. Se me ne dite un’altra, faccio prima ad aprire un salone di bellezza. No a televisione, computer, smartphone, tablet, magari sì a una seduta di meditazione orientale tecnica Ramakrishna o Krishnamurti.

 Poi c’è il settore suggerimenti contro la nostalgia del tempo perduto. Mai continuare a vestirsi da spiaggia, anche se nelle città kafonal lo fanno tutti come se fossero al Lido Smeraldo. Mai raccontare cosa avete visto altrimenti dovrete beccarvi il racconto di chi è stato a Fiuggi. Mai organizzare rimpatriate con quelli che avete conosciuto al mare perché in città non ve ne frega più niente di loro e a loro di voi. Mai conservare codini o braccialetti Costa d’Avorio o treccine rasta perché quando il Mediterranée è finito non potete continuare a fare gli animatori scaduti. Mai cercare di non ridiventare i merluzzi lessi che siete nel resto dell’anno.

 Il fatto è che nelle lunghe strisce di malinconia che sono le strade del ritorno, dovete lasciare ogni speranza voi che tornate. Anche se in questo settembre, che è il lunedì dei mesi, l’estate continua. Anche se continua la dittatura del sole. Anche se continua il dogmatismo del caldo. Anche se permane l’arroventato terrorismo di una stagione che ha scambiato il bel tempo per un forno a microonde. Anche se non ci molla la siesta perpetua delle vampate climatiche. Anche se il riscaldamento globale è solo all’inizio. Anche se, più che di pioggia sulla terra, avremmo bisogno di pioggia sulle nostre anime stremate. Ultimo suggerimento del rientro: la prossima volta nascete nell’era glaciale.          

      

     

Tormentone del rientro dalle vacanze. Uno fra gli stress maggiori a fine ferie è seguire i suggerimenti su come comportarci per evitare lo stress da fine ferie. Già vediamo il penitenziale Nicola Simonetti col cappuccio nero a bacchettarci e a prefigurarci le pene dell’inferno se non seguiremo il suo severissimo decalogo. E non perché anche a questo tocca il destino del 99,9 per cento dei cataloghi, cioè non essere seguito altrimenti il 99,9 per cento dei medici potrebbe fare l’idraulico. Ma perché quando l’avremo letto, il guaio sarà già fatto. E saremo così immantinentemente stressati da pensare già alle vacanze di Natale. Ché questa è la vita: un intervallo fra una attesa di vacanza e l’altra.

 CONSIGLI SETTEMBRINI Tanto per cominciare, non dovevate tornare all’ultimo momento. Per non passare da notti sotto le stelle all’aria condizionata dell’ufficio, dal divino tramonto di un trullo a quelle brutte facce che ti aspettavano al varco, da un’amaca alla scrivania affogata di carte, dall’abbronzatura tipo Briatore al neon che ti fa sembrare Nosferatu. Un giorno due giorni di decompressione sarebbero stati necessari ma vallo a spiegare a chi non vuole sprecare neanche una goccia di mare a costo di firmare il cartellino col trolley alla mano. E vallo a spiegare a chi è ricomparso vantando che sei ore fa era ancòra a New York e che se sembro (sembro) un po’ addormentato è per il jetlag, sai il fuso.

 Poi idratarsi, molta acqua e poco caffè. Ma se non mi pompo di caffè come un’idrovora ci vogliono gli stecchini agli occhi. E quanto all’acqua, non essendo un cammello mi verrebbe una pipì da far straripare il Mississippi. E proprio in questi giorni un luminare americano ha detto che non c’è nessuna prova che faccia bene o rallenti l’invecchiamento, al massimo fa arricchire quelli della liscia o gassata (o lui che hanno sùbito intervistato e invitato alla tv). Non mi state a dire che va bene anche il tè verde, l’ultima volta che l’ho preso mi hanno scambiato per Et.

 Mangiare leggero, bisognerebbe andare a cicorie e zucchine, a cavolo riccio pieno di antiossidanti, a carote contro i radicali liberi, a noci con i polifenoli ma poi gli zii ti invitano a cena per rivederti e mettono il muso se non ce la fai con antipasto all’italiana, timballo, spiedini, panzerottini, mozzarelle e cannoli siciliani perché glieli ha portati quello del terzo piano da Taormina. L’ultima volta che ho provato a dire se non sarebbe stata meglio un’insalata, l’hanno inzaccherata di pomodori, cetrioli, scaglie di petti di pollo, prosciutto tagliato alla barese, mais, uovo sodo, acciughe e una punta di mascarpone per dare un po’ di sostanza. Dormire di più non me lo dire, lo faccio in piedi perché c’è anche un fuso delle ultime spaghettate di mezzanotte e del cornetto al sorgere del sole. E quanto alla blanda attività fisica, se non mi fiondo in palestra mi scambiano per una mongolfiera.

 SIESTA PERPETUA Dopo la prolungata esposizione al sole, la mattina la pelle si dovrebbe svegliare con una delicata e fresca vaporizzazione termale. Basta uno scrub (e che è?) per eliminare impurità e cellule morte. La sublimazione dopo la detersione. Una maschera all’argilla la sera. Doccia tiepida con bagnoschiuma doposole per mantenere l’abbronzatura. Se me ne dite un’altra, faccio prima ad aprire un salone di bellezza. No a televisione, computer, smartphone, tablet, magari sì a una seduta di meditazione orientale tecnica Ramakrishna o Krishnamurti.

 Poi c’è il settore suggerimenti contro la nostalgia del tempo perduto. Mai continuare a vestirsi da spiaggia, anche se nelle città kafonal lo fanno tutti come se fossero al Lido Smeraldo. Mai raccontare cosa avete visto altrimenti dovrete beccarvi il racconto di chi è stato a Fiuggi. Mai organizzare rimpatriate con quelli che avete conosciuto al mare perché in città non ve ne frega più niente di loro e a loro di voi. Mai conservare codini o braccialetti Costa d’Avorio o treccine rasta perché quando il Mediterranée è finito non potete continuare a fare gli animatori scaduti. Mai cercare di non ridiventare i merluzzi lessi che siete nel resto dell’anno.

 Il fatto è che nelle lunghe strisce di malinconia che sono le strade del ritorno, dovete lasciare ogni speranza voi che tornate. Anche se in questo settembre, che è il lunedì dei mesi, l’estate continua. Anche se continua la dittatura del sole. Anche se continua il dogmatismo del caldo. Anche se permane l’arroventato terrorismo di una stagione che ha scambiato il bel tempo per un forno a microonde. Anche se non ci molla la siesta perpetua delle vampate climatiche. Anche se il riscaldamento globale è solo all’inizio. Anche se, più che di pioggia sulla terra, avremmo bisogno di pioggia sulle nostre anime stremate. Ultimo suggerimento del rientro: la prossima volta nascete nell’era glaciale.