Scusi, tu mi dia del lei

Sabato 15 settembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Scusi, mi dia del lei. Ritorna uno sconcertato Umberto Eco a chiedersi: cosa ci sta succedendo? Non come un reazionario scandalizzato perché oggi danno tutti del tu. Ma per far capire come il tu al posto del lei è il segno di un tempo la cui maleducazione non è solo maleducazione ma ignoranza di tutto ciò che avveniva in passato. Si è cioè persa la memoria. Si vive senza sapere ciò che è stato e ciò che sarà. Soprattutto i giovani, racconta il grande semiologo. Il commesso o la commessa ti danno tranquillamente del tu non perché scostumati ma perché non sanno altro modo, nessuno glielo ha detto. E’ capitato a lui ultraottantenne e la barba bianca con una sedicenne col piercing al naso. Alla trasmissione tv “L’Eredità”, a quattro concorrenti trentenni più bellocci che mediamente istruiti chiedono quando era stato nominato cancelliere Hitler e danno quattro date: 1933, 1948, 1964, 1979. Nessuno l’azzecca, come se Hitler non fosse morto alla fine della seconda guerra mondiale. Ma il passato non c’è, neanche nell’ora di storia.

 NON SOLO EDUCAZIONE Non si dice più neanche signora o signorina. Si dice ehi. Nella trasmissione “L’Arena”, a Matteo Salvini che le si era rivolto con un “permette signorina?”, Pina Picierno ha risposto: “Signorina lo dica a sua sorella” (ma nessuna illusione su un Salvini improvvisamente gentiluomo, sapeva benissimo che la Picierno è sua collega parlamentare europea ma del Pd). Quindi anche imbarbarimento ambientale. Come dimostrato dal medesimo Eco quando, parlando di Internet, disse che i social media (Facebook, Twitter) danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino. Ma prima non danneggiavano la collettività, ora sì. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio per far sentire superiore lo spettatore. Il dramma di Internet è che ti costringe a confrontarti con lo scemo del villaggio.

 Questo significa due cose. Da un lato che non bisogna fidarsi di tutto ciò che dice Internet. Dall’altro ciò che tutti noi possiamo toccare di persona: provati a intervenire in uno degli abitualmente stucchevoli dibattiti su Facebook, ad esempio, e vedi che succede. Vedi se non sei immediatamente alluvionato di improperi, volgarità, insolenze, provocazioni, invettive, insulti gratuiti da tipi che non conosci, non hai mai conosciuto. Anzi che imperversano nascosti da nomignoli. Chissà se soggetti accettabili ma istigati a lasciarsi andare dall’anonimato. Chissà se pericoli sociali che si rivelano quando sono fuori dal controllo.

 Li hanno definiti “haters”, odiatori di professione. Non scesi da Marte. Ma attuale società come tutti gli altri. Società incattivita. Abbruttita. Chissà se figlia della crisi economica che non ti dà un domani. Chissà se figlia di una confusione di valori che non fa distinguere bene e male. Senza che nessuno più sia in grado di dirlo e di farsi sentire. Non una nostalgia passatista per presunti anni d’oro. Ma la confusione sotto il cielo di ogni era di passaggio, quando si sa ciò che tramonta ma non si sa ciò che sorge.

 FOTO E VIDEO IDIOTI Così si uccide per niente in strada. Si sterminano intere famiglie per un semplice rifiuto sentimentale. Così molto più banalmente il cafone si sente un figo. Si è lamentato che anche il tennis non sia più un sacrario di silenzio e stile. L’australiano Kyrgios in campo dice al collega svizzero Wawrinka che la fidanzata gli mette le corna con un loro collega. Fognini (il promesso sposo della Pennetta) che accusa la famiglia Nadal di disturbarlo parlando sempre dalla tribuna durante la partita (ma Nadal poi battuto). Il campionissimo Djokovic che accusa spettatori di fumare marijuana per infastidirlo. Poca cosa comunque rispetto al calcio e ai suoi eroi. Tatuati da far ribrezzo più che paura, capigliature da ceffi, barbuti come randagi: loro che i ragazzi imitano, loro popolari e quindi inesorabilmente modelli.

 Ma l’estate, che è la pattumiera di ogni bruttura, ci ha consegnato altri fiori di campo. Il cantante Piero Pelù che dà del nazista a Salvini (ma guarda). Il premier Renzi che definisce bestia chi respinge gli immigrati e il rieccolo Salvini che gli risponde dandogli del verme in un edificante dibattito zoologico. Le strade delle città sempre più cenciose complice il caldo (vedi il cosiddetto salotto buono di via Sparano a Bari). Spazzatura abbandonata. Muri imbrattati. Sotto il balcone di Giulietta a Verona muro ripulito e di nuovo lordato di cuori e noi per sempre. Muri delle sale d’attesa dei reparti maternità lardellati di annunci di nascite di principessine e principini vari. Scrivono a un giornale: non andrò più a cena con gli amici per non sorbirmi alla fine le risate idiote per le foto e i video arrivati sugli Smartphone.

 Papa Francesco ci invitava allo scusi, grazie, prego. Ma non si è capito ancòra da che mondo venga.