La legge ? Violarla per farla rispettare

Giovedì 1 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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SICARIO – di Denis Villeneuve. Interpreti: Emily Blunt, Josh Brolin, Benicio Del Toro. Thriller, Usa, 2015. Durata: 2h 3 minuti.

 

 Violare la legge per farla rispettare. Nei vecchi western come in questo potente film sulla tremenda oscura guerra sul lunghissimo confine fra Stati Uniti e Messico. La guerra contro i trafficanti di droga, emigrata ormai dalla mitica Medellin. Di una violenza tanto spietata che la fulminante sequenza iniziale ne è solo uno scampolo. Non si va tanto per il sottile, con metodi della Cia (o di suoi servizi cosiddetti speciali) non meno efferati di quelli dei clan.

 Come s’accorge sùbito l’agente Kate, la più brava e la più figa dell’Fbi (Emily Blunt). Cui si chiede aiuto in una missione che le spiegano e non le spiegano. Condotta da uno spiccio torbido agente in infradito (Josh Brolin). Affiancato da un oscuro sofferto personaggio che non è americano e neanche del settore (Benicio Del Toro). La missione è far parlare un pesce piccolo per arrivare al capo dello spaccio. In Messico, dove senza la copertura federale di Kate non potrebbero andare. Come lei capisce solo dopo: strumentalizzata.

 Già questo crea un problema di coscienza a una idealista come lei. Che diventa lacerante quando s’accorge di come l’operazione procede: senza spazi per titubanze, secondo l’inesorabile regola uccidere per primi per non essere uccisi. Insomma coi famosi limiti sempre spostati per combattere un inferno inimmaginabile ma che è norma laggiù. La cronaca riferisce di continuo di fosse comuni di eccidi fra i clan. O di chi intralcia o si oppone. Un livello di crudeltà fra corruzione di polizia e perdita di ogni etica nel quale anche chi li combatte ammazza come i boss.

 La cupa morale è che la guerra è guerra. Niente avrà senso ai tuoi occhi di americana, dicono a Kate. Con una incerta resa dei conti finale affidata al “Sicario” Del Toro che si scopre essere un ex magistrato colombiano cui hanno decapitato la moglie e liquefatto nell’acido la figlia. E fra altre scene memorabili, come la colonna di imponenti corazzati Suv neri che sfreccia verso il confine messicano affiancata da pattuglie locali delle quali chissà se ci si può fidare. Infatti non si può con immediate conseguenze.

 Il regista canadese Villeneuve (già noto per “Prisoners” ed “Enemy”) ha il senso della spettacolarità e della tensione della migliore Hollywood. Il film inchioda. Grazie anche alla stupenda interpretazione. Ai toni ora cupi ora allucinati della fotografia di Roger Deakins. Alla musica martellante di Johan Johansson.

 Non ci sono interrogativi etici, se sia giusta o no quella legge sia pure verso tale estrema illegalità. Un solo cenno: nulla di tutto ciò avverrebbe se il venti per cento della popolazione del mondo la smettesse di sniffare cocaina invece di indignarsi. Ma chissà se più illusione che speranza.