Eppure non c’è solo chi dal Sud fugge via

Venerdì 2 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.     

Eppur si muove. Ormai i giovani pugliesi non aspettano più la laurea prima di andare al Nord a cercare lavoro. Sempre più ci vanno sùbito dopo la maturità. Più di uno su tre negli ultimi anni. Vittime non solo dell’incertezza del futuro, ma anche della tratta dei cervelli che grazie a leggi killer sulle università stanno svuotando quelle meridionali.

 Se tu finanzi non quelle del Sud che fanno pagare meno tasse ai loro iscritti ma quelle del Nord che fanno pagare di più, non commetti solo un reato contro il comune senso della decenza. Ma impedisci a quelle meno ricche del Sud di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione. Le costringi ad abolire corsi di laurea. Le inaridisci di borse di studio. Induci i ragazzi a dire addio. Soprattutto in un momento in cui un nuovo iscritto è più prezioso del diamante rosa. Perché le iscrizioni diminuiscono ovunque. E quindi ogni cervello disponibile deve essere attratto in ogni modo. Costringendo quelli del Sud a partire più di quanto già volessero.

 Eppure non ci sono solo i treni che vanno verso Milano, Bologna, Torino. Eppure al Sud si muove una Resistenza sotterranea che i sociologi chiamerebbero Re-esistenza, nuovo modo di esistere. Sempre più i treni che non partono affatto. E non perché aumentino gli scoraggiati che ormai né studiano più né cercano più una occupazione non prendendo quindi neanche un treno. Ma perché sono sempre più i giovani che restano, si diffonde la Restanza non come sconfitta ma come scelta. E sono sempre più i Ritornanti che fanno il tragitto inverso tutt’altro che vinti.

 Andiamo su Facebook e ne troveremo gruppi sempre più folti e agguerriti. Non un movimento all’indietro ma uno in avanti per sfruttare le nuove possibilità del Sud che altri non vedono. Anzitutto il movimento dalla città alla campagna. Un’impresa agricola su tre è nata negli ultimi anni al Sud. In gran parte guidate da giovani di meno di 35 anni. Agricoltura biologica, che non sfrutta madre terra, che sforna nuovi prodotti, che recupera incolti, che cancella la gramigna, che si esalta di marchi. E sta in grazia di Dio.

 Poi la nuova coscienza di quanto valgano i luoghi del Sud e di quanto possano creare reddito. Con la valorizzazione di vecchi borghi, la loro nuova vita come alberghi diffusi: ogni casolare diroccato, ogni palazzotto abbandonato, ogni vecchia casa vuota trasformati in chiavi in mano. Andiamo per profondo Salento e Subappennino dauno e capiremo quanto è dovuto anche a questi giovani l’irresistibile richiamo della Puglia. Con un artigianato dell’accoglienza che promuove il turismo da sole e mare a esperienza di vita, come far vivere quel perduto senso della vita che sopravvive a Sud.

 Restanti e Ritornanti poi impegnati nell’economia del noi, mettersi insieme per scambiarsi idee, progetti, competenze. Perché no, sogni. Si chiama co-working, uno stanzone comune in cui non ci si sente mai soli di fronte al proprio domani. Impegnata soprattutto la nuova generazione digitale, i ragazzi nati con i tastini al posto delle dita. Quelli che poi si inventano le piccole imprese creative come i leccesi che estraggono oro e minerali preziosi da computer e cellulari dismessi o il barese che riesce a far dialogare sordi e ciechi. Quelli che hanno capito come Internet potrà cancellare ogni divario perché consente di lavorare con ogni parte del mondo stando in ogni parte del mondo: anche le più dimenticate, anche il Sud senza Frecciarossa e senza aerei ma che viaggia in Rete.

 Eppur si muove tanto che la Puglia ha il primato nazionale per la maggiore quantità di reddito prodotto da giovani: oltre un quinto di quello di tutta la regione. Fra aprile e giugno di quest’anno, sono nate al Sud 300 nuove imprese giovanili al giorno, sabati e domeniche compresi. Un esercito di 600 mila aziende. Ed è al Sud la maggiore percentuale di nuove aziende rosa, quelle condotte da donne. La provincia Barletta-Andria-Trani è in testa alla classifica dell’apertura di nuove partite Iva, anche se spesso sono un rifugio amaro contro il non far niente. E ieri l’altro questo giornale (Gianfranco Summo) ha denunciato come lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, i giovani imprenditori fai-da-te, gli intraprenditori, siano stati disillusi dalla proditoria cancellazione degli incentivi per loro. Dopo aver tanto accusato i giovani del Sud di non darsi da fare.

 Alla larga l’idea di raccontare un Sud più sperato che reale. Ma questo Sud senza luci della ribalta c’è tanto quanto l’emigrazione dei trolley. Sono i giovani del Sud che al commiserarsi preferiscono impegnarsi nonostante tutto. Giovani che hanno deciso di realizzare nella propria terra la loro rivoluzione. Che restano o che tornano. Per combattere al Sud la loro battaglia dura ma avvincente. Per lavorare a un futuro più generoso del Sud. Magari chiamiamoli Guerrieri del nuovo Sud.