Sopravvivere su Marte ? E’ possibile grazie .....alle patate

Domenica 4 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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SOPRAVVISSUTO (The Martian) – di Ridley Scott. Interpreti: Matt Damon, Jessica Chastain, Kate Mara, Jeff Daniels. Fantascienza, Usa, 2015. Durata: 2h 14 minuti.

 

C’è vita su Marte? Sì, qualcosa il sabato sera. E’ solo una battuta, ma rende l’atmosfera di questo “Sopravvissuto”. Uscito, guarda guarda, in coincidenza con l’annuncio che lassù scorre acqua salata, quindi davvero ci potrebbero essere i marziani. E film per il grande pubblico che la mette sul leggero, benché narri una potenzialmente drammatica storia: un astronauta rimasto bloccato su quel pianeta dopo che una furiosa tempesta cosmica fa ripartire l’astronave coi cinque colleghi di equipaggio.

 Il fatto è che lo credono morto, quando invece una antenna che lo ha infilzato gli fa da tappo ed evita che si depressurizzi. E siccome un Robinson Crusoe per giunta americano non si arrende mai, il nostro eroe se ne inventa una dopo l’altra in quell’ostile deserto e solo con se stesso. Sfrutta la sua laurea in botanica per far addirittura germogliare patate che fertilizza con le sue feci. Recupera avanzi di altre spedizioni per sistemarsi. Con una vecchia ricetrasmittente del 1996 ma che funziona ancòra (ah, le certezze di un tempo) riesce a rimettersi in contatto con la Terra. Dove la scioccante scoperta della sua sopravvivenza scatena l’entusiasmo.

 Ma ci vorrebbero quattro anni per andare a riprenderlo, e fra l’altro le patate non basterebbero. Un primo tentativo fallisce con l’esplosione del razzo in volo. Finché un ragazzetto dai capelli rasta e genio dell’astrodinamica ha il colpo di fulmine. Ma la sua soluzione del problema richiederebbe l’intervento degli altri cinque che stanno rincasando. E ignari che il loro abbandonato sia ancòra vivo. Occorrerebbe un dietrofront verso Marte che però potrebbe essere fatale a tutti. Dilemma etico: che fare?

 Il regista inglese Ridley Scott, 77 anni, è un mostro sacro del cinema. Autore di immortali capolavori della fantascienza come “Blade runner” e “Alien”, oltre che di pietre miliari come “Thelma & Louise”, “Il gladiatore”, “Hannibal”. Ma meno memorabile nelle ultime uscite. Quindi atteso a quest’altra prova. Nella quale la scelta del popolare, addirittura l’allegria del sopravvissuto, tradisce un po’ il cupo incubo della tragedia. Sottrae la magia dell’odissea nello spazio (inevitabile richiamo all’opera di Stanley Kubrick), il senso di perdimento e di sfida fra noi 

e lo sconosciuto. Il mistero.

 Ma c’è da esaltare l’ottimismo americano che non si dà mai per vinto. Questa volta con la collaborazione di scienziati cinesi e l’occhiolino alle sale cinematografiche di quello sterminato Paese. Tutto ciò non ci priva di sequenze avvincenti e da fiato sospeso. Ci intriga con i miracoli della tecnologia che rende possibili imprese simili (anche se non tutto è comprensibile ai profani). Ci coinvolge con i serrati dialoghi per prendere decisioni. Un gran coro su piani diversi che Scott orchestra con qualche pausa.

 In forma i protagonisti, in testa il mattatore Matt Damon che se la deve suonare e cantare da solo per lunghi tratti. Formidabile la fotografia rosso marziana (in verità il deserto della Giordania delle riprese). Evidente la morale mai scontata dell’uomo anzitutto. E gran chicca, una musica pop anni 70 e 80 che risuona su Marte: ci mancano solo i Beatles.