La mozzarella del Sud un destino annunciato

Venerdì 9 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Mettiamola così: è stato un errore di creazione. Dunque il Sud è nato periferico, non ci si passa ma bisogna raggiungerlo. E per raggiungerlo occorrono strade, binari, voli, porti. Proprio ciò che gli manca. Però questi meridionali smettano di  lamentarsi, di dire che sono isolati in un mondo in cui vai da Roma a New York in sei ore e quando ci arrivi è la stessa ora. Il fatto è che non sono isolati, li hanno isolati. Ma bando ai piagnistei: la prossima volta che nascono, non lo facciano così lontano.

 Ovvia allora la storia raccontata giorni fa dalla “Gazzetta”: come fa il produttore di mozzarelle di Gioia del Colle a portarle a Reggio Calabria? Se va per strada, deve raggiungere la cosiddetta statale Jonica: quattro corsie, poi due, poi 30 all’ora in zona abitata con autovelox, poi un camion davanti e addio. Quindi deviazione per Cosenza, bretella a zig zag, sbarco sulla Salerno-Reggio Calabria fra cantieri aperti da 53 anni. L’arrivo a destinazione è un destino come dicono gli spagnoli: mozzarelle andate a male senza furgone frigo. O mozzarelle fuori mercato dovendoci aggiungere il costo del trasporto. Doppia tassa.

 Se le mozzarelle prendessero l’aereo, una pacchia: Gioia-Bari, Bari-Roma, Roma-Reggio Calabria. Più che mozzarelle, dovrebbero essere formaggio stagionato. E il produttore convincersi che non potrà mai crescere. Anche se gli diranno che è lui a non voler crescere, che non ha spirito di iniziativa, che quella del Sud è una questione di mentalità. Pur avendo tagliato fuori lui e il Sud dalla vita economica e sociale del Paese, pur avendoli fatti italiani di serie B.

 E questi industriali terroni, dove li metti? Ora una cagnara perché i biglietti Alitalia per Roma sono da gioielleria, 750 euro andata e ritorno (e non ne parliamo Milano). Che se devono andare in tre, finiscono per andarci in due. Oppure prendono la macchina arrivando a pezzi a un incontro d’affari. O vanno in auto a Napoli, lasciano l’auto in garage (non gratis) e si imbarcano sul Frecciarossa che di Sud conosce solo Napoli. Ma non ci sono i voli a basso costo? Sì, ma con orari da alba o notte fonda, gli industriali dovrebbero essere lupi mannari o vampiri.

 Però, scusate, dimentichiamo i treni. Che sono anche riposanti: velocità media al Sud, 58 chilometri orari. Forse troppo riposanti per le mozzarelle. Se va tutto bene, ci saranno treno diretto e doppio binario fra Bari e Napoli 170 anni dopo la promessa di Garibaldi: evviva. Fra Puglia e Calabria chiamiamolo littorina. E in Puglia chilometri di linea ogni 100 mila abitanti scesi da 22,1 nel Duemila a 20,5 nel 2013 (media Italia 27 km). Cancellati tutti i notturni da Taranto. E niente a Lecce il simil Frecciarossa che arriva solo a Bari perché oltre non ci sarebbero passeggeri. Ma se non glielo metti prima, gli aspiranti passeggeri continueranno ad andare in auto o pulmino intasando le strade, pagando di più, inquinando (Italia 1,83 km di autostrada ogni 10 mila vetture, Puglia 1,40).

 Però onestamente bisogna dire che ora cambia tutto. C’è un Piano per il Sud, anzi Masterplan, che farà più scintille di una fresatrice. Esempio treno Potenza-Roma in 2 ore e 45. Piccolo particolare: servirebbe un pendolino che non c’è. Anzi due. Ma perché in Basilicata non ci sono e in Lombardia sì? Non vorrete mettervi alla pari. Non solo comunque il Potenza-Roma, ma previste quattro direttrici fondamentali al Sud. Opere nuove? Macché. Opere già finanziate ma ferme. Napoli-Bari-Lecce-Taranto, speso solo il 16 per cento. Messina-Catania-Palermo, speso il 40 per cento. Salerno-Reggio Calabria, speso il 28 per cento. Sassari-Olbia, speso il 12 per cento.

 Ecco, i soliti meridionali: si lamentano e poi non spendono. Pardon, i meridionali non c’entrano: a non spendere è lo Stato che accusa i meridionali. Ma ora, ripeto, cambia tutto. Con quali garanzie visto che lo si è sentito almeno a ogni Fiera del Levante? Ma noi stiamo rimettendo in moto l’Italia, figuriamoci che problema il Sud. Anche se le Ferrovie, che sbarcheranno in Borsa, metteranno ancor più treni che facciano fare soldi, mica quelli che riunificano l’Italia (dimenticando che i treni sono un servizio pubblico essenziale come la sanità o la sicurezza). Effetto collaterale: ancor meno treni al Sud perché sanno che non faranno soldi prima ancòra che li mettano.

 Nel frattempo il Sud non si aggancia alla ripresa del Belpaese, anche se senza Sud il Belpaese ha mezza ripresa. Ma quante altre buonissime mozzarelle il Sud non potrà portare a Reggio Calabria? Possono le sue eccellenze continuare a scontare la condanna di essere state isolate? E’ vero che non sarà un Frecciarossa in più a riparare a decenni di attesi piani o Masterplan. Ma un Frecciarossa in più è sempre meglio di uno in meno. Se il Sud ha la pazienza di aspettare: in fondo il Masterplan era annunciato per metà settembre e ora siamo appena a metà ottobre.

Mettiamola così: è stato un errore di creazione. Dunque il Sud è nato periferico, non ci si passa ma bisogna raggiungerlo. E per raggiungerlo occorrono strade, binari, voli, porti. Proprio ciò che gli manca. Però questi meridionali smettano di  lamentarsi, di dire che sono isolati in un mondo in cui vai da Roma a New York in sei ore e quando ci arrivi è la stessa ora. Il fatto è che non sono isolati, li hanno isolati. Ma bando ai piagnistei: la prossima volta che nascono, non lo facciano così lontano.

 Ovvia allora la storia raccontata giorni fa dalla “Gazzetta”: come fa il produttore di mozzarelle di Gioia del Colle a portarle a Reggio Calabria? Se va per strada, deve raggiungere la cosiddetta statale Jonica: quattro corsie, poi due, poi 30 all’ora in zona abitata con autovelox, poi un camion davanti e addio. Quindi deviazione per Cosenza, bretella a zig zag, sbarco sulla Salerno-Reggio Calabria fra cantieri aperti da 53 anni. L’arrivo a destinazione è un destino come dicono gli spagnoli: mozzarelle andate a male senza furgone frigo. O mozzarelle fuori mercato dovendoci aggiungere il costo del trasporto. Doppia tassa.

 Se le mozzarelle prendessero l’aereo, una pacchia: Gioia-Bari, Bari-Roma, Roma-Reggio Calabria. Più che mozzarelle, dovrebbero essere formaggio stagionato. E il produttore convincersi che non potrà mai crescere. Anche se gli diranno che è lui a non voler crescere, che non ha spirito di iniziativa, che quella del Sud è una questione di mentalità. Pur avendo tagliato fuori lui e il Sud dalla vita economica e sociale del Paese, pur avendoli fatti italiani di serie B.

 E questi industriali terroni, dove li metti? Ora una cagnara perché i biglietti Alitalia per Roma sono da gioielleria, 750 euro andata e ritorno (e non ne parliamo Milano). Che se devono andare in tre, finiscono per andarci in due. Oppure prendono la macchina arrivando a pezzi a un incontro d’affari. O vanno in auto a Napoli, lasciano l’auto in garage (non gratis) e si imbarcano sul Frecciarossa che di Sud conosce solo Napoli. Ma non ci sono i voli a basso costo? Sì, ma con orari da alba o notte fonda, gli industriali dovrebbero essere lupi mannari o vampiri.

 Però, scusate, dimentichiamo i treni. Che sono anche riposanti: velocità media al Sud, 58 chilometri orari. Forse troppo riposanti per le mozzarelle. Se va tutto bene, ci saranno treno diretto e doppio binario fra Bari e Napoli 170 anni dopo la promessa di Garibaldi: evviva. Fra Puglia e Calabria chiamiamolo littorina. E in Puglia chilometri di linea ogni 100 mila abitanti scesi da 22,1 nel Duemila a 20,5 nel 2013 (media Italia 27 km). Cancellati tutti i notturni da Taranto. E niente a Lecce il simil Frecciarossa che arriva solo a Bari perché oltre non ci sarebbero passeggeri. Ma se non glielo metti prima, gli aspiranti passeggeri continueranno ad andare in auto o pulmino intasando le strade, pagando di più, inquinando (Italia 1,83 km di autostrada ogni 10 mila vetture, Puglia 1,40).

 Però onestamente bisogna dire che ora cambia tutto. C’è un Piano per il Sud, anzi Masterplan, che farà più scintille di una fresatrice. Esempio treno Potenza-Roma in 2 ore e 45. Piccolo particolare: servirebbe un pendolino che non c’è. Anzi due. Ma perché in Basilicata non ci sono e in Lombardia sì? Non vorrete mettervi alla pari. Non solo comunque il Potenza-Roma, ma previste quattro direttrici fondamentali al Sud. Opere nuove? Macché. Opere già finanziate ma ferme. Napoli-Bari-Lecce-Taranto, speso solo il 16 per cento. Messina-Catania-Palermo, speso il 40 per cento. Salerno-Reggio Calabria, speso il 28 per cento. Sassari-Olbia, speso il 12 per cento.

 Ecco, i soliti meridionali: si lamentano e poi non spendono. Pardon, i meridionali non c’entrano: a non spendere è lo Stato che accusa i meridionali. Ma ora, ripeto, cambia tutto. Con quali garanzie visto che lo si è sentito almeno a ogni Fiera del Levante? Ma noi stiamo rimettendo in moto l’Italia, figuriamoci che problema il Sud. Anche se le Ferrovie, che sbarcheranno in Borsa, metteranno ancor più treni che facciano fare soldi, mica quelli che riunificano l’Italia (dimenticando che i treni sono un servizio pubblico essenziale come la sanità o la sicurezza). Effetto collaterale: ancor meno treni al Sud perché sanno che non faranno soldi prima ancòra che li mettano.

 Nel frattempo il Sud non si aggancia alla ripresa del Belpaese, anche se senza Sud il Belpaese ha mezza ripresa. Ma quante altre buonissime mozzarelle il Sud non potrà portare a Reggio Calabria? Possono le sue eccellenze continuare a scontare la condanna di essere state isolate? E’ vero che non sarà un Frecciarossa in più a riparare a decenni di attesi piani o Masterplan. Ma un Frecciarossa in più è sempre meglio di uno in meno. Se il Sud ha la pazienza di aspettare: in fondo il Masterplan era annunciato per metà settembre e ora siamo appena a metà ottobre.

Mettiamola così: è stato un errore di creazione. Dunque il Sud è nato periferico, non ci si passa ma bisogna raggiungerlo. E per raggiungerlo occorrono strade, binari, voli, porti. Proprio ciò che gli manca. Però questi meridionali smettano di  lamentarsi, di dire che sono isolati in un mondo in cui vai da Roma a New York in sei ore e quando ci arrivi è la stessa ora. Il fatto è che non sono isolati, li hanno isolati. Ma bando ai piagnistei: la prossima volta che nascono, non lo facciano così lontano.

 Ovvia allora la storia raccontata giorni fa dalla “Gazzetta”: come fa il produttore di mozzarelle di Gioia del Colle a portarle a Reggio Calabria? Se va per strada, deve raggiungere la cosiddetta statale Jonica: quattro corsie, poi due, poi 30 all’ora in zona abitata con autovelox, poi un camion davanti e addio. Quindi deviazione per Cosenza, bretella a zig zag, sbarco sulla Salerno-Reggio Calabria fra cantieri aperti da 53 anni. L’arrivo a destinazione è un destino come dicono gli spagnoli: mozzarelle andate a male senza furgone frigo. O mozzarelle fuori mercato dovendoci aggiungere il costo del trasporto. Doppia tassa.

 Se le mozzarelle prendessero l’aereo, una pacchia: Gioia-Bari, Bari-Roma, Roma-Reggio Calabria. Più che mozzarelle, dovrebbero essere formaggio stagionato. E il produttore convincersi che non potrà mai crescere. Anche se gli diranno che è lui a non voler crescere, che non ha spirito di iniziativa, che quella del Sud è una questione di mentalità. Pur avendo tagliato fuori lui e il Sud dalla vita economica e sociale del Paese, pur avendoli fatti italiani di serie B.

 E questi industriali terroni, dove li metti? Ora una cagnara perché i biglietti Alitalia per Roma sono da gioielleria, 750 euro andata e ritorno (e non ne parliamo Milano). Che se devono andare in tre, finiscono per andarci in due. Oppure prendono la macchina arrivando a pezzi a un incontro d’affari. O vanno in auto a Napoli, lasciano l’auto in garage (non gratis) e si imbarcano sul Frecciarossa che di Sud conosce solo Napoli. Ma non ci sono i voli a basso costo? Sì, ma con orari da alba o notte fonda, gli industriali dovrebbero essere lupi mannari o vampiri.

 Però, scusate, dimentichiamo i treni. Che sono anche riposanti: velocità media al Sud, 58 chilometri orari. Forse troppo riposanti per le mozzarelle. Se va tutto bene, ci saranno treno diretto e doppio binario fra Bari e Napoli 170 anni dopo la promessa di Garibaldi: evviva. Fra Puglia e Calabria chiamiamolo littorina. E in Puglia chilometri di linea ogni 100 mila abitanti scesi da 22,1 nel Duemila a 20,5 nel 2013 (media Italia 27 km). Cancellati tutti i notturni da Taranto. E niente a Lecce il simil Frecciarossa che arriva solo a Bari perché oltre non ci sarebbero passeggeri. Ma se non glielo metti prima, gli aspiranti passeggeri continueranno ad andare in auto o pulmino intasando le strade, pagando di più, inquinando (Italia 1,83 km di autostrada ogni 10 mila vetture, Puglia 1,40).

 Però onestamente bisogna dire che ora cambia tutto. C’è un Piano per il Sud, anzi Masterplan, che farà più scintille di una fresatrice. Esempio treno Potenza-Roma in 2 ore e 45. Piccolo particolare: servirebbe un pendolino che non c’è. Anzi due. Ma perché in Basilicata non ci sono e in Lombardia sì? Non vorrete mettervi alla pari. Non solo comunque il Potenza-Roma, ma previste quattro direttrici fondamentali al Sud. Opere nuove? Macché. Opere già finanziate ma ferme. Napoli-Bari-Lecce-Taranto, speso solo il 16 per cento. Messina-Catania-Palermo, speso il 40 per cento. Salerno-Reggio Calabria, speso il 28 per cento. Sassari-Olbia, speso il 12 per cento.

 Ecco, i soliti meridionali: si lamentano e poi non spendono. Pardon, i meridionali non c’entrano: a non spendere è lo Stato che accusa i meridionali. Ma ora, ripeto, cambia tutto. Con quali garanzie visto che lo si è sentito almeno a ogni Fiera del Levante? Ma noi stiamo rimettendo in moto l’Italia, figuriamoci che problema il Sud. Anche se le Ferrovie, che sbarcheranno in Borsa, metteranno ancor più treni che facciano fare soldi, mica quelli che riunificano l’Italia (dimenticando che i treni sono un servizio pubblico essenziale come la sanità o la sicurezza). Effetto collaterale: ancor meno treni al Sud perché sanno che non faranno soldi prima ancòra che li mettano.

 Nel frattempo il Sud non si aggancia alla ripresa del Belpaese, anche se senza Sud il Belpaese ha mezza ripresa. Ma quante altre buonissime mozzarelle il Sud non potrà portare a Reggio Calabria? Possono le sue eccellenze continuare a scontare la condanna di essere state isolate? E’ vero che non sarà un Frecciarossa in più a riparare a decenni di attesi piani o Masterplan. Ma un Frecciarossa in più è sempre meglio di uno in meno. Se il Sud ha la pazienza di aspettare: in fondo il Masterplan era annunciato per metà settembre e ora siamo appena a metà ottobre.

Mettiamola così: è stato un errore di creazione. Dunque il Sud è nato periferico, non ci si passa ma bisogna raggiungerlo. E per raggiungerlo occorrono strade, binari, voli, porti. Proprio ciò che gli manca. Però questi meridionali smettano di  lamentarsi, di dire che sono isolati in un mondo in cui vai da Roma a New York in sei ore e quando ci arrivi è la stessa ora. Il fatto è che non sono isolati, li hanno isolati. Ma bando ai piagnistei: la prossima volta che nascono, non lo facciano così lontano.

 Ovvia allora la storia raccontata giorni fa dalla “Gazzetta”: come fa il produttore di mozzarelle di Gioia del Colle a portarle a Reggio Calabria? Se va per strada, deve raggiungere la cosiddetta statale Jonica: quattro corsie, poi due, poi 30 all’ora in zona abitata con autovelox, poi un camion davanti e addio. Quindi deviazione per Cosenza, bretella a zig zag, sbarco sulla Salerno-Reggio Calabria fra cantieri aperti da 53 anni. L’arrivo a destinazione è un destino come dicono gli spagnoli: mozzarelle andate a male senza furgone frigo. O mozzarelle fuori mercato dovendoci aggiungere il costo del trasporto. Doppia tassa.

 Se le mozzarelle prendessero l’aereo, una pacchia: Gioia-Bari, Bari-Roma, Roma-Reggio Calabria. Più che mozzarelle, dovrebbero essere formaggio stagionato. E il produttore convincersi che non potrà mai crescere. Anche se gli diranno che è lui a non voler crescere, che non ha spirito di iniziativa, che quella del Sud è una questione di mentalità. Pur avendo tagliato fuori lui e il Sud dalla vita economica e sociale del Paese, pur avendoli fatti italiani di serie B.

 E questi industriali terroni, dove li metti? Ora una cagnara perché i biglietti Alitalia per Roma sono da gioielleria, 750 euro andata e ritorno (e non ne parliamo Milano). Che se devono andare in tre, finiscono per andarci in due. Oppure prendono la macchina arrivando a pezzi a un incontro d’affari. O vanno in auto a Napoli, lasciano l’auto in garage (non gratis) e si imbarcano sul Frecciarossa che di Sud conosce solo Napoli. Ma non ci sono i voli a basso costo? Sì, ma con orari da alba o notte fonda, gli industriali dovrebbero essere lupi mannari o vampiri.

 Però, scusate, dimentichiamo i treni. Che sono anche riposanti: velocità media al Sud, 58 chilometri orari. Forse troppo riposanti per le mozzarelle. Se va tutto bene, ci saranno treno diretto e doppio binario fra Bari e Napoli 170 anni dopo la promessa di Garibaldi: evviva. Fra Puglia e Calabria chiamiamolo littorina. E in Puglia chilometri di linea ogni 100 mila abitanti scesi da 22,1 nel Duemila a 20,5 nel 2013 (media Italia 27 km). Cancellati tutti i notturni da Taranto. E niente a Lecce il simil Frecciarossa che arriva solo a Bari perché oltre non ci sarebbero passeggeri. Ma se non glielo metti prima, gli aspiranti passeggeri continueranno ad andare in auto o pulmino intasando le strade, pagando di più, inquinando (Italia 1,83 km di autostrada ogni 10 mila vetture, Puglia 1,40).

 Però onestamente bisogna dire che ora cambia tutto. C’è un Piano per il Sud, anzi Masterplan, che farà più scintille di una fresatrice. Esempio treno Potenza-Roma in 2 ore e 45. Piccolo particolare: servirebbe un pendolino che non c’è. Anzi due. Ma perché in Basilicata non ci sono e in Lombardia sì? Non vorrete mettervi alla pari. Non solo comunque il Potenza-Roma, ma previste quattro direttrici fondamentali al Sud. Opere nuove? Macché. Opere già finanziate ma ferme. Napoli-Bari-Lecce-Taranto, speso solo il 16 per cento. Messina-Catania-Palermo, speso il 40 per cento. Salerno-Reggio Calabria, speso il 28 per cento. Sassari-Olbia, speso il 12 per cento.

 Ecco, i soliti meridionali: si lamentano e poi non spendono. Pardon, i meridionali non c’entrano: a non spendere è lo Stato che accusa i meridionali. Ma ora, ripeto, cambia tutto. Con quali garanzie visto che lo si è sentito almeno a ogni Fiera del Levante? Ma noi stiamo rimettendo in moto l’Italia, figuriamoci che problema il Sud. Anche se le Ferrovie, che sbarcheranno in Borsa, metteranno ancor più treni che facciano fare soldi, mica quelli che riunificano l’Italia (dimenticando che i treni sono un servizio pubblico essenziale come la sanità o la sicurezza). Effetto collaterale: ancor meno treni al Sud perché sanno che non faranno soldi prima ancòra che li mettano.

 Nel frattempo il Sud non si aggancia alla ripresa del Belpaese, anche se senza Sud il Belpaese ha mezza ripresa. Ma quante altre buonissime mozzarelle il Sud non potrà portare a Reggio Calabria? Possono le sue eccellenze continuare a scontare la condanna di essere state isolate? E’ vero che non sarà un Frecciarossa in più a riparare a decenni di attesi piani o Masterplan. Ma un Frecciarossa in più è sempre meglio di uno in meno. Se il Sud ha la pazienza di aspettare: in fondo il Masterplan era annunciato per metà settembre e ora siamo appena a metà ottobre.

Mettiamola così: è stato un errore di creazione. Dunque il Sud è nato periferico, non ci si passa ma bisogna raggiungerlo. E per raggiungerlo occorrono strade, binari, voli, porti. Proprio ciò che gli manca. Però questi meridionali smettano di  lamentarsi, di dire che sono isolati in un mondo in cui vai da Roma a New York in sei ore e quando ci arrivi è la stessa ora. Il fatto è che non sono isolati, li hanno isolati. Ma bando ai piagnistei: la prossima volta che nascono, non lo facciano così lontano.

 Ovvia allora la storia raccontata giorni fa dalla “Gazzetta”: come fa il produttore di mozzarelle di Gioia del Colle a portarle a Reggio Calabria? Se va per strada, deve raggiungere la cosiddetta statale Jonica: quattro corsie, poi due, poi 30 all’ora in zona abitata con autovelox, poi un camion davanti e addio. Quindi deviazione per Cosenza, bretella a zig zag, sbarco sulla Salerno-Reggio Calabria fra cantieri aperti da 53 anni. L’arrivo a destinazione è un destino come dicono gli spagnoli: mozzarelle andate a male senza furgone frigo. O mozzarelle fuori mercato dovendoci aggiungere il costo del trasporto. Doppia tassa.

 Se le mozzarelle prendessero l’aereo, una pacchia: Gioia-Bari, Bari-Roma, Roma-Reggio Calabria. Più che mozzarelle, dovrebbero essere formaggio stagionato. E il produttore convincersi che non potrà mai crescere. Anche se gli diranno che è lui a non voler crescere, che non ha spirito di iniziativa, che quella del Sud è una questione di mentalità. Pur avendo tagliato fuori lui e il Sud dalla vita economica e sociale del Paese, pur avendoli fatti italiani di serie B.

 E questi industriali terroni, dove li metti? Ora una cagnara perché i biglietti Alitalia per Roma sono da gioielleria, 750 euro andata e ritorno (e non ne parliamo Milano). Che se devono andare in tre, finiscono per andarci in due. Oppure prendono la macchina arrivando a pezzi a un incontro d’affari. O vanno in auto a Napoli, lasciano l’auto in garage (non gratis) e si imbarcano sul Frecciarossa che di Sud conosce solo Napoli. Ma non ci sono i voli a basso costo? Sì, ma con orari da alba o notte fonda, gli industriali dovrebbero essere lupi mannari o vampiri.

 Però, scusate, dimentichiamo i treni. Che sono anche riposanti: velocità media al Sud, 58 chilometri orari. Forse troppo riposanti per le mozzarelle. Se va tutto bene, ci saranno treno diretto e doppio binario fra Bari e Napoli 170 anni dopo la promessa di Garibaldi: evviva. Fra Puglia e Calabria chiamiamolo littorina. E in Puglia chilometri di linea ogni 100 mila abitanti scesi da 22,1 nel Duemila a 20,5 nel 2013 (media Italia 27 km). Cancellati tutti i notturni da Taranto. E niente a Lecce il simil Frecciarossa che arriva solo a Bari perché oltre non ci sarebbero passeggeri. Ma se non glielo metti prima, gli aspiranti passeggeri continueranno ad andare in auto o pulmino intasando le strade, pagando di più, inquinando (Italia 1,83 km di autostrada ogni 10 mila vetture, Puglia 1,40).

 Però onestamente bisogna dire che ora cambia tutto. C’è un Piano per il Sud, anzi Masterplan, che farà più scintille di una fresatrice. Esempio treno Potenza-Roma in 2 ore e 45. Piccolo particolare: servirebbe un pendolino che non c’è. Anzi due. Ma perché in Basilicata non ci sono e in Lombardia sì? Non vorrete mettervi alla pari. Non solo comunque il Potenza-Roma, ma previste quattro direttrici fondamentali al Sud. Opere nuove? Macché. Opere già finanziate ma ferme. Napoli-Bari-Lecce-Taranto, speso solo il 16 per cento. Messina-Catania-Palermo, speso il 40 per cento. Salerno-Reggio Calabria, speso il 28 per cento. Sassari-Olbia, speso il 12 per cento.

 Ecco, i soliti meridionali: si lamentano e poi non spendono. Pardon, i meridionali non c’entrano: a non spendere è lo Stato che accusa i meridionali. Ma ora, ripeto, cambia tutto. Con quali garanzie visto che lo si è sentito almeno a ogni Fiera del Levante? Ma noi stiamo rimettendo in moto l’Italia, figuriamoci che problema il Sud. Anche se le Ferrovie, che sbarcheranno in Borsa, metteranno ancor più treni che facciano fare soldi, mica quelli che riunificano l’Italia (dimenticando che i treni sono un servizio pubblico essenziale come la sanità o la sicurezza). Effetto collaterale: ancor meno treni al Sud perché sanno che non faranno soldi prima ancòra che li mettano.

 Nel frattempo il Sud non si aggancia alla ripresa del Belpaese, anche se senza Sud il Belpaese ha mezza ripresa. Ma quante altre buonissime mozzarelle il Sud non potrà portare a Reggio Calabria? Possono le sue eccellenze continuare a scontare la condanna di essere state isolate? E’ vero che non sarà un Frecciarossa in più a riparare a decenni di attesi piani o Masterplan. Ma un Frecciarossa in più è sempre meglio di uno in meno. Se il Sud ha la pazienza di aspettare: in fondo il Masterplan era annunciato per metà settembre e ora siamo appena a metà ottobre.

Mettiamola così: è stato un errore di creazione. Dunque il Sud è nato periferico, non ci si passa ma bisogna raggiungerlo. E per raggiungerlo occorrono strade, binari, voli, porti. Proprio ciò che gli manca. Però questi meridionali smettano di  lamentarsi, di dire che sono isolati in un mondo in cui vai da Roma a New York in sei ore e quando ci arrivi è la stessa ora. Il fatto è che non sono isolati, li hanno isolati. Ma bando ai piagnistei: la prossima volta che nascono, non lo facciano così lontano.

 Ovvia allora la storia raccontata giorni fa dalla “Gazzetta”: come fa il produttore di mozzarelle di Gioia del Colle a portarle a Reggio Calabria? Se va per strada, deve raggiungere la cosiddetta statale Jonica: quattro corsie, poi due, poi 30 all’ora in zona abitata con autovelox, poi un camion davanti e addio. Quindi deviazione per Cosenza, bretella a zig zag, sbarco sulla Salerno-Reggio Calabria fra cantieri aperti da 53 anni. L’arrivo a destinazione è un destino come dicono gli spagnoli: mozzarelle andate a male senza furgone frigo. O mozzarelle fuori mercato dovendoci aggiungere il costo del trasporto. Doppia tassa.

 Se le mozzarelle prendessero l’aereo, una pacchia: Gioia-Bari, Bari-Roma, Roma-Reggio Calabria. Più che mozzarelle, dovrebbero essere formaggio stagionato. E il produttore convincersi che non potrà mai crescere. Anche se gli diranno che è lui a non voler crescere, che non ha spirito di iniziativa, che quella del Sud è una questione di mentalità. Pur avendo tagliato fuori lui e il Sud dalla vita economica e sociale del Paese, pur avendoli fatti italiani di serie B.

 E questi industriali terroni, dove li metti? Ora una cagnara perché i biglietti Alitalia per Roma sono da gioielleria, 750 euro andata e ritorno (e non ne parliamo Milano). Che se devono andare in tre, finiscono per andarci in due. Oppure prendono la macchina arrivando a pezzi a un incontro d’affari. O vanno in auto a Napoli, lasciano l’auto in garage (non gratis) e si imbarcano sul Frecciarossa che di Sud conosce solo Napoli. Ma non ci sono i voli a basso costo? Sì, ma con orari da alba o notte fonda, gli industriali dovrebbero essere lupi mannari o vampiri.

 Però, scusate, dimentichiamo i treni. Che sono anche riposanti: velocità media al Sud, 58 chilometri orari. Forse troppo riposanti per le mozzarelle. Se va tutto bene, ci saranno treno diretto e doppio binario fra Bari e Napoli 170 anni dopo la promessa di Garibaldi: evviva. Fra Puglia e Calabria chiamiamolo littorina. E in Puglia chilometri di linea ogni 100 mila abitanti scesi da 22,1 nel Duemila a 20,5 nel 2013 (media Italia 27 km). Cancellati tutti i notturni da Taranto. E niente a Lecce il simil Frecciarossa che arriva solo a Bari perché oltre non ci sarebbero passeggeri. Ma se non glielo metti prima, gli aspiranti passeggeri continueranno ad andare in auto o pulmino intasando le strade, pagando di più, inquinando (Italia 1,83 km di autostrada ogni 10 mila vetture, Puglia 1,40).

 Però onestamente bisogna dire che ora cambia tutto. C’è un Piano per il Sud, anzi Masterplan, che farà più scintille di una fresatrice. Esempio treno Potenza-Roma in 2 ore e 45. Piccolo particolare: servirebbe un pendolino che non c’è. Anzi due. Ma perché in Basilicata non ci sono e in Lombardia sì? Non vorrete mettervi alla pari. Non solo comunque il Potenza-Roma, ma previste quattro direttrici fondamentali al Sud. Opere nuove? Macché. Opere già finanziate ma ferme. Napoli-Bari-Lecce-Taranto, speso solo il 16 per cento. Messina-Catania-Palermo, speso il 40 per cento. Salerno-Reggio Calabria, speso il 28 per cento. Sassari-Olbia, speso il 12 per cento.

 Ecco, i soliti meridionali: si lamentano e poi non spendono. Pardon, i meridionali non c’entrano: a non spendere è lo Stato che accusa i meridionali. Ma ora, ripeto, cambia tutto. Con quali garanzie visto che lo si è sentito almeno a ogni Fiera del Levante? Ma noi stiamo rimettendo in moto l’Italia, figuriamoci che problema il Sud. Anche se le Ferrovie, che sbarcheranno in Borsa, metteranno ancor più treni che facciano fare soldi, mica quelli che riunificano l’Italia (dimenticando che i treni sono un servizio pubblico essenziale come la sanità o la sicurezza). Effetto collaterale: ancor meno treni al Sud perché sanno che non faranno soldi prima ancòra che li mettano.

 Nel frattempo il Sud non si aggancia alla ripresa del Belpaese, anche se senza Sud il Belpaese ha mezza ripresa. Ma quante altre buonissime mozzarelle il Sud non potrà portare a Reggio Calabria? Possono le sue eccellenze continuare a scontare la condanna di essere state isolate? E’ vero che non sarà un Frecciarossa in più a riparare a decenni di attesi piani o Masterplan. Ma un Frecciarossa in più è sempre meglio di uno in meno. Se il Sud ha la pazienza di aspettare: in fondo il Masterplan era annunciato per metà settembre e ora siamo appena a metà ottobre.