Dici donna cioč dici scarpe

Sabato 17 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Specchio delle mie brame, chi ha più scarpe nel reame? Ora che cambia la stagione, non c’è casa in cui non risuoni l’angosciato urlo femminile: non ho scarpe. Di sicuro ne hanno una vagonata negli armadi ma le donne non hanno mai scarpe. E non c’è niente di più cinematografico che seguire la voluttuosa sosta delle donne davanti a una vetrina di scarpe. Le guardano, le annusano, le coccolano, le fissano infoiate dritte negli occhi, se le vorrebbero fare. Anche se sono a livello di mutuo bancario. E’ come davanti a un babà alla crema o a una pasta al forno o (a Bari) a un polpo crudo. Le scarpe non sono un oggetto di abbigliamento, sono un molto poco oscuro oggetto del desiderio. Sesso allo stato puro.

 MANIA O MALATTIA Generazioni e generazioni di gentili piedini si sono sacrificati sull’altare della libido da scarpe. A costo di ingobbirsi alluci e seghettarsi talloni pur di non rinunciarci. E roba psicologica seria, mica mali di stagione come i raffreddori. Tanto che “Tacco e piede nudo” è stato il titolo della relazione del filosofo Giulio Giorello al Festival dei Sensi questo agosto in Valle d’Itria. Quel tipo col barbone bianco che si chiamava Karl Marx parlava di feticismo delle merci: così si può parlare di feticismo delle scarpe. Laddove feticismo altro non significa che amore del particolare. E le scarpe sono sempre state per le donne il particolare che fa la differenza. Benché qualche frustrato insinui che sono la loro parte più lontana dal cervello.

 Le scarpe tirano su il morale. Curano la depressione. Fanno sentire a posto. Riempiono un vuoto esistenziale. Sono una estensione di se stesse. Una gratificazione emotiva. Un meccanismo di compensazione. Appagano un desiderio di piacersi. Una passione fino alla malattia che in inglese definiscono “shoesaholic”, ubriacatura da scarpe per chi ne ha più di sessanta paia. Alcolizzate. Dimmi che scarpe metti e ti dirò chi sei. Insomma le scarpe sono tutto tranne che un mezzo di locomozione. Tutto tranne che un bene strumentale per consentire al piede di camminare, mica si può sempre andare a piedi nudi nel parco.

 Quando le scarpe sono coi tacchi, allora sconfiniamo nell’erotismo. Non di chi guarda, ma di chi mostra. Fu un intenditore come Giorgio Armani a dire che le donne dovrebbero sempre andare sui tacchi perché le fanno ondeggiare, capito a me? Dal tacco 12 di una terzo pelo come la Santanchè ai 46 centimetri della cantante Lady Gaga, la quale più che ondeggiare è sempre lì lì per schiantarsi. Per questo gli stilisti ne fanno modelli da gioielleria, meglio loro che un solitario al dito che la gente non sa manco valutarlo. E nella serie tv “Sex and City” un infarto prende Sara Jessica Parker (la svergognata Carrie) quando in strada le rapinano le Manolo Blahnik dai piedi.

 CENERENTOLA E AUDREY Del resto una scarpetta di cristallo è protagonista dell’immortale favola di Cenerentola in versione Walt Disney: la scarpa che apre cuore e cervello del principe azzurro. E per l’attrice Audrey Hepburn nel 1954 lo stilista terrone Salvatore Ferragamo ideò la scarpa bassa detta ballerina o “sneaker” che ancòra furoreggia (spesso orribilmente anche in chi dovrebbe evitarle come la peste per questioni metriche). E in fondo al cuore e allo spasmo di ogni donna c’è sempre la scarpa come scultura vivente anche ora che gli americani sono riusciti a portare all’ammasso il cervello del mondo con le loro scarpe da footing per ogni stagione. O le ciabattone per ragazzacce ignare del valore di essere donne pur in un tempo di tale confusione di generi da non poter mai andare sul sicuro.

 Perché sarà l’effetto imitazione, sarà la confusione sotto il cielo, non è che pedestremente parlando gli uomini scherzino. Un napoletano verace come Massimo Ranieri racconta che il padre gli imponeva di lucidarsi sempre le scarpe prima di uscire perché le scarpe sono dignità. Poveri ma lustrati. E dal 1992 c’è la famosa cena biennale Club Swann Dinner a Spencer House, una delle residenze della povera lady Diana a Londra. Laddove si riunisce il fior fiore della fighettitudine scarpara maschile mondiale, il cui ultimo colpo di lucidatura alle lor nobilissime calzature si pratica col Dom Pérignom. Dopo di che la quarantina di eletti invitati restano a piedi scalzi perché le loro scarpe brille di champagne vengano esposte al quarto di luna che conferisce magica trasparenza alla pelle. Il sole brucia e la luna patina.

 Di sicuro c’è di peggio sulla Terra. E troppe cose, specie in Italia, si fanno con i piedi. Però l’obiettivo è sempre sulle donne. Quando perciò le vediamo scioccate davanti alla vetrina, e ci passano e ripassano e prima o poi ci entrano, non prendiamole per matte eternamente senza scarpe. Sono tenerissime. Perché l’unica cosa sicura è che nel loro guardaroba c’è sempre un punto di rosa o di blu che proprio non hanno.