Per il Sud mercato del vecchio riciclato

Venerd́ 23 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Masterplan, ultime notizie: nessuna notizia. Però come si fa a dire che non c’è nulla per il Sud nella Legge di stabilità, obietta il ministro Delrio. Ci sono misure che faranno crescere l’Italia: e se cresce l’Italia, cresce anche il Sud. No, ministro, il contrario. Se cresce il Sud, cresce l’Italia. Ovviamente se il Sud è considerato ancòra Italia. Tranne che non ci si voglia sempre accontentare di una crescita complessiva talmente striminzita che l’Europa la definirebbe decrescita. Si figuri che si fa problemi anche la Cina perché cresce solo al 7 per cento annuo.

 Però onestamente non è vero che non si stia parlando per nulla del Sud. Anche se si sentono dire cose per le quali si ha il dubbio: ma non è roba vecchia riciclata? Si sente parlare di una spesa nazionale per investimenti di 5 miliardi. Che insieme ai fondi europei (ma non dovevano essere aggiuntivi?) diventano 11, dei quali 7 al Sud. Un divario di circa il 50 per cento di reddito nazionale rispetto al Centronord e del 40 per cento di infrastrutture da affrontare con 7 miliardi. Si confida nel mago Otelma. Tanto che il Sud non dovrebbe neanche insistere sul divario se deve andare così. Sottolineando piuttosto la sua forza produttiva nonostante tutto. E i suoi tanti primati nonostante tutto. E di quanto potrebbero crescere per tutta l’Italia se solo qualcuno lo capisse.

 Però vediamo i 7 miliardi. Sarebbero il tesoretto del Masterplan: eccolo qui. Per il quale il governo starebbe concordando con presidenti di Regioni e sindaci 15 Patti i per il Sud. Da firmare entro dicembre in modo da tagliare il nastro all’inizio del 2016. E che ci sarà in questi Patti per il Sud? Beh, anzitutto le infrastrutture, non si lamenta il Sud di essere isolato? Di veder fuggire gli imprenditori perché senza infrastrutture costa tutto di più?

 Allora. Velocizzazione del tragitto ferroviario adriatico fino a Lecce (dovrebbe essere l’annunciato Frecciarossa in orari impossibili). Alta velocità Napoli-Bari-Taranto (alta capacità, scusi ministro, cioè doppio binario 170 anni dopo l’Unità d’Italia). Autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da oltre cinquant’anni e non per colpa dei calabresi. Autostrada Catania-Palermo, quella che ogni tanto affonda e non perché i siciliani ci passino con i carri armati. Statale jonica, sedicente statale fra quattro corsie, due corsie, zone abitate da 50 all’ora, code.

 E poi. E poi la logistica, non è il Mezzogiorno un porto naturale nel Mediterraneo? Lo sarà naturale. Ma quanto ai porti mai attrezzati, si è stati solo capaci di far scappare i container: l’Evergreen da Taranto e la Maersk da Gioia Tauro. Tranne poi dire che né Taranto né Gioia Tauro sono pronti (e sfido io) quando si è dovuto segnalare all’Unione Europea su quali porti puntare ora che il raddoppio del Canale di Suez scaricherà da queste parti i prodotti del mondo da accogliere e distribuire. Ma infrastruttura è anche la banda larga, quella che fa andare più veloci almeno i computer in mancanza di strade e treni: già ora Sud al 40 per cento del Centronord.

 Il fatto è che, invece che di pomposo Masterplan (cioè Piano dei Piani), bisognava allora parlare di Esami di Riparazione, visto che tutte le sopradette grandi opere avrebbero dovuto esserci da tempo. O perlomeno non bisognava parlare di grande intervento al Sud, benché questo governo non può prendersi schiaffi che meritavano i precedenti. E a chi dice che i fondi europei dovevano essere spesi e spesi bene, si può rispondere che le pur sciagurate Regioni meridionali non è che non siano in buona compagnia (la Regione che ha finora più speso i fondi europei a pioggia, un po’ per ciascuno senza risultati, è l’insospettata Lombardia). A parte il cofinanziamento italiano sempre impegnato in altro. A parte le leggi e la burocrazia italiane che non fanno concludere un’opera pubblica prima di dieci anni, quando altrove già pensano a restaurarla o rinnovarla. E quando con l’Europa si è già fuori tempo massimo.

 Intanto sono i Giovani industriali (italiani, non solo meridionali) a lanciare l’allarme sul Masterplan sparito. E mentre le Regioni meridionali sembrano (sembrano) impegnate nell’immane sforzo di sentirsi fra loro. Recente incontro a Bari (ma per un convegno Cisl), assente il campano De Luca senza sostituto. E intesa su un rilancio del Sud basato su infrastrutture e fiscalità di vantaggio. Significa riduzione delle tasse al Sud per chi investe o assume. Proprio quando i soldi per gli incentivi del Jobs Act sono dimezzati. E proprio quando il governo non rifinanzia il fondo per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità dopo aver tanto detto ai giovani del Sud di darsi da fare da sé e di finirla col posto fisso.

 Raccolti indizi e prove, questo Masterplan sembra soprattutto un romanzo. Ma non si faccia i gufi: figuriamoci se fosse stato le Mille e una notte di Sherazade.