Il nostro matrimonio? E’ proprio una commedia

Luned́ 26 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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IO CHE AMO SOLO TE – di Marco Ponti. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone. Commedia, Italia, 2015. Durata: 1h 39 minuti.

 

Dio ci scansi e liberi dal giorno prima del matrimonio. Sarà la tensione, sarà il bilancio della propria vita passata, saranno gli interrogativi sulla vita futura, certo di tutto può succedere. Anche che l’ultima sera di celibato e di nubilato si trasformi nell’ultimo tradimento reciproco, tanto da domani vale. E poi il vestito, il parrucchiere, la cantante di chiesa che proprio ora ha la faringite, i parenti che arrivano, le prove del sì da pronunciare. Figuriamoci poi se come Chiara e Damiano non si sa bene che testa abbiano. Il classico bivio dei trentenni che tanti ne separa poi in quattro e quattr’otto.

 Ma qui pesano sui due promessi sposi anche ferite delle loro famiglie, col padre di lui e la madre di lei che a suo tempo si dissero addio perché lei non fu giudicata all’altezza del lignaggio economico di lui. Col fuoco però sempre restato acceso sotto la lontananza. E i rispettivi figli che ora fanno ciò che avrebbero dovuto fare loro ma chissà se con la loro passione. Forse più per la paura di perdersi che per la voglia di prendersi.

 Perciò l’“Io che amo solo te” che i due si scambiano sembra più la formuletta per rassicurare se stessi che l’altra o l’altro. Per capirci: quanto è complicato l’amore. Un tema universale che pervade l’analogo romanzo del torinese Luca Bianchini dal quale il film è tratto. E che spiega le 200 mila copie vendute, mica roba di saldi.

 Tradotto in cinema, che dirne? Temi accennati, commedia qua e là leggerina, bellezza di gioventù, qualche pausa ma gran divertimento specie quando irrompe il classico immutabile impagabile matrimonio meridionale. Dove esplode tutto il macchiettismo e il colore e la genuinità del Sud, tra pettegolezzi e coralità popolare. Specie se lo scenario di tutto è quel posto toccato dal cielo che è Polignano, davvero un incanto sul quale la macchina da presa indugia anch’essa stregata tra mare, sole, stradine, masserie, solenni maestosi ulivi. Spot unico e irripetibile da patrimonio dell’umanità.

 Tutto sommato prova superata per il regista Marco Ponti, insieme allo stesso sceneggiatore Bianchini. E grazie alla buona lena dei protagonisti, il sempre bravo Riccardo Scamarcio e la bella gattosa Laura Chiatti (coppia dai film giovanilistici di Moccia). Con Michele Placido che dà il tocco di classe suo consueto.

 Azzeccati anche i coprotagonisti. Ma soprattutto la squadra di irresistibili caratteristi locali ben noti al grande pubblico televisivo (c’è pure la Littizzetto che viene a fare la torinese con la puzzetta al naso ma poi chiede una bomboniera in più dimostrando quanto sia puzzetta lei e tutto il paese suo).

 

IO CHE AMO SOLO TE – di Marco Ponti. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone. Commedia, Italia, 2015. Durata: 1h 39 minuti.

 

Dio ci scansi e liberi dal giorno prima del matrimonio. Sarà la tensione, sarà il bilancio della propria vita passata, saranno gli interrogativi sulla vita futura, certo di tutto può succedere. Anche che l’ultima sera di celibato e di nubilato si trasformi nell’ultimo tradimento reciproco, tanto da domani vale. E poi il vestito, il parrucchiere, la cantante di chiesa che proprio ora ha la faringite, i parenti che arrivano, le prove del sì da pronunciare. Figuriamoci poi se come Chiara e Damiano non si sa bene che testa abbiano. Il classico bivio dei trentenni che tanti ne separa poi in quattro e quattr’otto.

 Ma qui pesano sui due promessi sposi anche ferite delle loro famiglie, col padre di lui e la madre di lei che a suo tempo si dissero addio perché lei non fu giudicata all’altezza del lignaggio economico di lui. Col fuoco però sempre restato acceso sotto la lontananza. E i rispettivi figli che ora fanno ciò che avrebbero dovuto fare loro ma chissà se con la loro passione. Forse più per la paura di perdersi che per la voglia di prendersi.

 Perciò l’“Io che amo solo te” che i due si scambiano sembra più la formuletta per rassicurare se stessi che l’altra o l’altro. Per capirci: quanto è complicato l’amore. Un tema universale che pervade l’analogo romanzo del torinese Luca Bianchini dal quale il film è tratto. E che spiega le 200 mila copie vendute, mica roba di saldi.

 Tradotto in cinema, che dirne? Temi accennati, commedia qua e là leggerina, bellezza di gioventù, qualche pausa ma gran divertimento specie quando irrompe il classico immutabile impagabile matrimonio meridionale. Dove esplode tutto il macchiettismo e il colore e la genuinità del Sud, tra pettegolezzi e coralità popolare. Specie se lo scenario di tutto è quel posto toccato dal cielo che è Polignano, davvero un incanto sul quale la macchina da presa indugia anch’essa stregata tra mare, sole, stradine, masserie, solenni maestosi ulivi. Spot unico e irripetibile da patrimonio dell’umanità.

 Tutto sommato prova superata per il regista Marco Ponti, insieme allo stesso sceneggiatore Bianchini. E grazie alla buona lena dei protagonisti, il sempre bravo Riccardo Scamarcio e la bella gattosa Laura Chiatti (coppia dai film giovanilistici di Moccia). Con Michele Placido che dà il tocco di classe suo consueto.

 Azzeccati anche i coprotagonisti. Ma soprattutto la squadra di irresistibili caratteristi locali ben noti al grande pubblico televisivo (c’è pure la Littizzetto che viene a fare la torinese con la puzzetta al naso ma poi chiede una bomboniera in più dimostrando quanto sia puzzetta lei e tutto il paese suo).

 

IO CHE AMO SOLO TE – di Marco Ponti. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone. Commedia, Italia, 2015. Durata: 1h 39 minuti.

 

Dio ci scansi e liberi dal giorno prima del matrimonio. Sarà la tensione, sarà il bilancio della propria vita passata, saranno gli interrogativi sulla vita futura, certo di tutto può succedere. Anche che l’ultima sera di celibato e di nubilato si trasformi nell’ultimo tradimento reciproco, tanto da domani vale. E poi il vestito, il parrucchiere, la cantante di chiesa che proprio ora ha la faringite, i parenti che arrivano, le prove del sì da pronunciare. Figuriamoci poi se come Chiara e Damiano non si sa bene che testa abbiano. Il classico bivio dei trentenni che tanti ne separa poi in quattro e quattr’otto.

 Ma qui pesano sui due promessi sposi anche ferite delle loro famiglie, col padre di lui e la madre di lei che a suo tempo si dissero addio perché lei non fu giudicata all’altezza del lignaggio economico di lui. Col fuoco però sempre restato acceso sotto la lontananza. E i rispettivi figli che ora fanno ciò che avrebbero dovuto fare loro ma chissà se con la loro passione. Forse più per la paura di perdersi che per la voglia di prendersi.

 Perciò l’“Io che amo solo te” che i due si scambiano sembra più la formuletta per rassicurare se stessi che l’altra o l’altro. Per capirci: quanto è complicato l’amore. Un tema universale che pervade l’analogo romanzo del torinese Luca Bianchini dal quale il film è tratto. E che spiega le 200 mila copie vendute, mica roba di saldi.

 Tradotto in cinema, che dirne? Temi accennati, commedia qua e là leggerina, bellezza di gioventù, qualche pausa ma gran divertimento specie quando irrompe il classico immutabile impagabile matrimonio meridionale. Dove esplode tutto il macchiettismo e il colore e la genuinità del Sud, tra pettegolezzi e coralità popolare. Specie se lo scenario di tutto è quel posto toccato dal cielo che è Polignano, davvero un incanto sul quale la macchina da presa indugia anch’essa stregata tra mare, sole, stradine, masserie, solenni maestosi ulivi. Spot unico e irripetibile da patrimonio dell’umanità.

 Tutto sommato prova superata per il regista Marco Ponti, insieme allo stesso sceneggiatore Bianchini. E grazie alla buona lena dei protagonisti, il sempre bravo Riccardo Scamarcio e la bella gattosa Laura Chiatti (coppia dai film giovanilistici di Moccia). Con Michele Placido che dà il tocco di classe suo consueto.

 Azzeccati anche i coprotagonisti. Ma soprattutto la squadra di irresistibili caratteristi locali ben noti al grande pubblico televisivo (c’è pure la Littizzetto che viene a fare la torinese con la puzzetta al naso ma poi chiede una bomboniera in più dimostrando quanto sia puzzetta lei e tutto il paese suo).

 

IO CHE AMO SOLO TE – di Marco Ponti. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone. Commedia, Italia, 2015. Durata: 1h 39 minuti.

 

Dio ci scansi e liberi dal giorno prima del matrimonio. Sarà la tensione, sarà il bilancio della propria vita passata, saranno gli interrogativi sulla vita futura, certo di tutto può succedere. Anche che l’ultima sera di celibato e di nubilato si trasformi nell’ultimo tradimento reciproco, tanto da domani vale. E poi il vestito, il parrucchiere, la cantante di chiesa che proprio ora ha la faringite, i parenti che arrivano, le prove del sì da pronunciare. Figuriamoci poi se come Chiara e Damiano non si sa bene che testa abbiano. Il classico bivio dei trentenni che tanti ne separa poi in quattro e quattr’otto.

 Ma qui pesano sui due promessi sposi anche ferite delle loro famiglie, col padre di lui e la madre di lei che a suo tempo si dissero addio perché lei non fu giudicata all’altezza del lignaggio economico di lui. Col fuoco però sempre restato acceso sotto la lontananza. E i rispettivi figli che ora fanno ciò che avrebbero dovuto fare loro ma chissà se con la loro passione. Forse più per la paura di perdersi che per la voglia di prendersi.

 Perciò l’“Io che amo solo te” che i due si scambiano sembra più la formuletta per rassicurare se stessi che l’altra o l’altro. Per capirci: quanto è complicato l’amore. Un tema universale che pervade l’analogo romanzo del torinese Luca Bianchini dal quale il film è tratto. E che spiega le 200 mila copie vendute, mica roba di saldi.

 Tradotto in cinema, che dirne? Temi accennati, commedia qua e là leggerina, bellezza di gioventù, qualche pausa ma gran divertimento specie quando irrompe il classico immutabile impagabile matrimonio meridionale. Dove esplode tutto il macchiettismo e il colore e la genuinità del Sud, tra pettegolezzi e coralità popolare. Specie se lo scenario di tutto è quel posto toccato dal cielo che è Polignano, davvero un incanto sul quale la macchina da presa indugia anch’essa stregata tra mare, sole, stradine, masserie, solenni maestosi ulivi. Spot unico e irripetibile da patrimonio dell’umanità.

 Tutto sommato prova superata per il regista Marco Ponti, insieme allo stesso sceneggiatore Bianchini. E grazie alla buona lena dei protagonisti, il sempre bravo Riccardo Scamarcio e la bella gattosa Laura Chiatti (coppia dai film giovanilistici di Moccia). Con Michele Placido che dà il tocco di classe suo consueto.

 Azzeccati anche i coprotagonisti. Ma soprattutto la squadra di irresistibili caratteristi locali ben noti al grande pubblico televisivo (c’è pure la Littizzetto che viene a fare la torinese con la puzzetta al naso ma poi chiede una bomboniera in più dimostrando quanto sia puzzetta lei e tutto il paese suo).

 

IO CHE AMO SOLO TE – di Marco Ponti. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone. Commedia, Italia, 2015. Durata: 1h 39 minuti.

 

Dio ci scansi e liberi dal giorno prima del matrimonio. Sarà la tensione, sarà il bilancio della propria vita passata, saranno gli interrogativi sulla vita futura, certo di tutto può succedere. Anche che l’ultima sera di celibato e di nubilato si trasformi nell’ultimo tradimento reciproco, tanto da domani vale. E poi il vestito, il parrucchiere, la cantante di chiesa che proprio ora ha la faringite, i parenti che arrivano, le prove del sì da pronunciare. Figuriamoci poi se come Chiara e Damiano non si sa bene che testa abbiano. Il classico bivio dei trentenni che tanti ne separa poi in quattro e quattr’otto.

 Ma qui pesano sui due promessi sposi anche ferite delle loro famiglie, col padre di lui e la madre di lei che a suo tempo si dissero addio perché lei non fu giudicata all’altezza del lignaggio economico di lui. Col fuoco però sempre restato acceso sotto la lontananza. E i rispettivi figli che ora fanno ciò che avrebbero dovuto fare loro ma chissà se con la loro passione. Forse più per la paura di perdersi che per la voglia di prendersi.

 Perciò l’“Io che amo solo te” che i due si scambiano sembra più la formuletta per rassicurare se stessi che l’altra o l’altro. Per capirci: quanto è complicato l’amore. Un tema universale che pervade l’analogo romanzo del torinese Luca Bianchini dal quale il film è tratto. E che spiega le 200 mila copie vendute, mica roba di saldi.

 Tradotto in cinema, che dirne? Temi accennati, commedia qua e là leggerina, bellezza di gioventù, qualche pausa ma gran divertimento specie quando irrompe il classico immutabile impagabile matrimonio meridionale. Dove esplode tutto il macchiettismo e il colore e la genuinità del Sud, tra pettegolezzi e coralità popolare. Specie se lo scenario di tutto è quel posto toccato dal cielo che è Polignano, davvero un incanto sul quale la macchina da presa indugia anch’essa stregata tra mare, sole, stradine, masserie, solenni maestosi ulivi. Spot unico e irripetibile da patrimonio dell’umanità.

 Tutto sommato prova superata per il regista Marco Ponti, insieme allo stesso sceneggiatore Bianchini. E grazie alla buona lena dei protagonisti, il sempre bravo Riccardo Scamarcio e la bella gattosa Laura Chiatti (coppia dai film giovanilistici di Moccia). Con Michele Placido che dà il tocco di classe suo consueto.

 Azzeccati anche i coprotagonisti. Ma soprattutto la squadra di irresistibili caratteristi locali ben noti al grande pubblico televisivo (c’è pure la Littizzetto che viene a fare la torinese con la puzzetta al naso ma poi chiede una bomboniera in più dimostrando quanto sia puzzetta lei e tutto il paese suo).

 

IO CHE AMO SOLO TE – di Marco Ponti. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone. Commedia, Italia, 2015. Durata: 1h 39 minuti.

 

Dio ci scansi e liberi dal giorno prima del matrimonio. Sarà la tensione, sarà il bilancio della propria vita passata, saranno gli interrogativi sulla vita futura, certo di tutto può succedere. Anche che l’ultima sera di celibato e di nubilato si trasformi nell’ultimo tradimento reciproco, tanto da domani vale. E poi il vestito, il parrucchiere, la cantante di chiesa che proprio ora ha la faringite, i parenti che arrivano, le prove del sì da pronunciare. Figuriamoci poi se come Chiara e Damiano non si sa bene che testa abbiano. Il classico bivio dei trentenni che tanti ne separa poi in quattro e quattr’otto.

 Ma qui pesano sui due promessi sposi anche ferite delle loro famiglie, col padre di lui e la madre di lei che a suo tempo si dissero addio perché lei non fu giudicata all’altezza del lignaggio economico di lui. Col fuoco però sempre restato acceso sotto la lontananza. E i rispettivi figli che ora fanno ciò che avrebbero dovuto fare loro ma chissà se con la loro passione. Forse più per la paura di perdersi che per la voglia di prendersi.

 Perciò l’“Io che amo solo te” che i due si scambiano sembra più la formuletta per rassicurare se stessi che l’altra o l’altro. Per capirci: quanto è complicato l’amore. Un tema universale che pervade l’analogo romanzo del torinese Luca Bianchini dal quale il film è tratto. E che spiega le 200 mila copie vendute, mica roba di saldi.

 Tradotto in cinema, che dirne? Temi accennati, commedia qua e là leggerina, bellezza di gioventù, qualche pausa ma gran divertimento specie quando irrompe il classico immutabile impagabile matrimonio meridionale. Dove esplode tutto il macchiettismo e il colore e la genuinità del Sud, tra pettegolezzi e coralità popolare. Specie se lo scenario di tutto è quel posto toccato dal cielo che è Polignano, davvero un incanto sul quale la macchina da presa indugia anch’essa stregata tra mare, sole, stradine, masserie, solenni maestosi ulivi. Spot unico e irripetibile da patrimonio dell’umanità.

 Tutto sommato prova superata per il regista Marco Ponti, insieme allo stesso sceneggiatore Bianchini. E grazie alla buona lena dei protagonisti, il sempre bravo Riccardo Scamarcio e la bella gattosa Laura Chiatti (coppia dai film giovanilistici di Moccia). Con Michele Placido che dà il tocco di classe suo consueto.

 Azzeccati anche i coprotagonisti. Ma soprattutto la squadra di irresistibili caratteristi locali ben noti al grande pubblico televisivo (c’è pure la Littizzetto che viene a fare la torinese con la puzzetta al naso ma poi chiede una bomboniera in più dimostrando quanto sia puzzetta lei e tutto il paese suo).