Masterplan addio Sud sedotto e abbandonato

Venerdì 30 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Pazienza. Per capire il Sud è esemplare una fra le tante lettere dell’emigrazione. Erano i tempi del “partono i bastimenti per terre assai lontane” e un figlio andato in America rispondeva alla vecchia madre. Rimproverandola di aver usato per settanta volte, quasi ogni rigo, appunto la parola “pazienza”. Grazie a questa pazienza il Sud non aveva mai reagito e la sua meglio gioventù aveva dovuto andar via per sopravvivere. Anche ora che la Svimez ha diffuso il suo rapporto annuale, sembra di risentirla, la pazienza. Seppur travestita da soddisfazione.

 Siamo finalmente usciti dal tunnel, è stata la prima reazione dei pazienti sotto la veste di soddisfatti. E perché, vivaddio? Perché per la prima volta da sette anni il Sud a fine 2015 invece di andare indietro andrà avanti. Roba da stappare. In sette anni ha perso il 13 per cento della sua ricchezza, ma stavolta crescerà dello 0,1 per cento. Restando sempre indietro del 12,9 rispetto a sette anni fa. Però basta coi piagnistei. Bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno e non sempre quello mezzo vuoto, abbiate pazienza.

 Scusi, ma il resto d’Italia nel frattempo crescerà dell’1 per cento, non dello 0,1: cioè nove volte di più. E dai, che scoperta, si sa che c’è il divario. Spacciato quindi come un elemento del paesaggio, così va e così deve andare. Divario del 46,3 per cento di reddito in meno non rispetto a uno più bravo e intelligente di Bergamo, ma a uno che la Teoria del Caos ha voluto far nascere là. Come l’alta velocità ferroviaria, quella è cosa da Nord, che c’entriamo noi. E ci vorranno al Sud 25 anni per tornare alle cifre di sette anni fa se continuasse crescere da Sud e non da Centro Nord.

 Però ciò che le cifre non dicono è che il Sud, nonostante tutto, è tutt’altro che il deserto economico e sociale del quale si parla. Tanti primati. Tanti giovani che restano o tornano. Distretti industriali che quest’anno hanno esportato più degli altri. E nuovi occupati quanti al Centro Nord, ma con i soldi del Jobs Act sottratti al Sud (non dimenticando però che dei 600 mila posti persi in sette anni, il 71 per cento sono al Sud: come Bari e Foggia svuotate). Quindi basta con questo funerale. All’armi, siam terroni.

 E poi, vuoi mettere?, ora arriva il Masterplan. Anzi la notizia è che non arriva più. Sparito non solo dalla legge di stabilità, ma anche dalle intenzioni di Renzi e dei suoi. Però veda, ora il Sud torna a crescere (anzi a recuperare lo 0,1 sul 13 perso), torna a crescere anche l’Italia. Vedrete che la crescita del Centro Nord darà le briciole sufficienti anche al Sud. Si guarderà il bicchiere mezzo pieno e nessuno ne parlerà più. Ma resterà il divario. Ah, pazienza.

 Insomma anche stavolta si punterà sulla solita locomotiva del Nord, quella che dà al Nord il Frecciarossa e al Sud le littorine. Facciamo un’ipotesi a occhi aperti: che invece di stare indietro del 46,3 per cento, il Sud lo stia del 15 o 20, misura non da drammi. L’Italia arriverebbe ai livelli della Germania (la quale ci è arrivata quando ha inglobato l’Est azzerandone il divario). Quindi ciò che si farebbe al Sud non sarebbe uno spreco come si rinfaccia sempre, ma una ricchezza per tutti. Quindi finora c’è stato uno spreco di Sud, non uno spreco del Sud. Quindi lo sviluppo del Sud conviene a tutti, non solo al Sud. Quindi l’Italia non è la Germania non perché non ci arriva ma perché ci ha rinunciato.

 E però, sa, troppo semplice, se si dà al Sud, ci perde il Nord. E’ stata la Banca d’Italia a calcolare che ogni 100 euro pubblici investiti al Sud creano un profitto di 40 euro per l’intero Paese (quindi soprattutto per il Nord che ha il maggior numero di aziende). Con i 100 euro che si continuasse a investire al Nord, si avrebbe un profitto di 10 euro. Ma bisognerebbe spiegarlo ai testoni di Bergamo e dintorni, più ricchi perché il caso ha voluto che nascessero lì facendoli però egoisti e tufagni.

 Beh, ma ora, Masterplan o no, c’è un grande programma di investimenti al Sud. Nel 2015, più 1,5 per cento al Centro Nord, meno 4 per cento al Sud. Ferrovie dello Stato, 98,8 per cento al Nord (4.799 milioni di euro), 1,2 per cento al Sud (60 milioni che serviranno solo a eliminare o automatizzare i vecchi passaggi a livello, pensa tu mentre si prepara il volo su Marte). Tagli della spesa statale, 38 per cento al Sud, 27 per cento al Centro Nord. Cioè tutto il contrario di ciò che servirebbe per diventare quella Germania che l’Italia non vuol diventare pur di continuare ad avere un Sud. Coi disoccupati e gli emigranti.

 Meno male che per suo esclusivo merito il Sud non è solo divario. Meno male che specie la Puglia continua ad attirare investimenti stranieri, e di livello mondiale. Meno male che nonostante tutto il Sud abbia mille ingegnosi Mosè per attraversare il deserto. Servirebbe meno pazienza con chi anche stavolta lo ha preso in giro, ma pazienza.