< Mi piace > la nonna morta

Sabato 31 ottobre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Ma chi se ne frega. E’ seccante dover iniziare con una caduta di stile. Ma niente di meglio spunta dal cilindro nell’osservare una giornata di Facebook. Tutto ciò che gli iscritti e i loro amici che hanno qualcosa da dire o da mostrare mettono lì. Tecnicamente si dicono post e postare è l’operazione. Un flusso ininterrotto giorno e notte. Ci si scusi per l’ovvietà, ma sono istruzioni per l’uso degli over 50, i maggiori di cinquant’anni: quelli meno adusi alla Rete e ai cosiddetti social network come Facebook. Anzi peggio, quelli che io non vorrò mai avere a che fare con quell’affare là, non ho mica tempo da perdere. Ma che quando cedono, non sono più d’accordo con i se stessi di prima. Perché Facebook sarà un giochino e una calamita. Ma è soprattutto un mezzo per comunicare e conoscere il mondo oggi. Se non ci sei, non sei.

 UN GIORNO SU FACEBOOK Ma non solo Facebook, che ha il vantaggio del cotto e mangiato: si posta ciò che avviene e lo si commenta mentre avviene. Diffuso nei cinque continenti, un presente che diventa universale. Basta un cellulare e nulla è più privato sulla Terra. C’è però anche Twitter (altro social network): 140 caratteri coi quali Renzi comunica le sue decisioni. Ma ti pare che il taglio delle tasse o il nuovo canone tv debbano essere annunciati così? Così è anche se non ti pare.

 Cosa ci fa sapere allora il popolo della Rete? In prima linea spopolano i maniaci della cucina. Quelli che spasimano per dirci ciò che hanno mangiato, che fotografano i piatti, descrivono i loro orgasmi, assicurano che la felicità consiste nei troccoli con le cicale. Poi il settore bambini, soprattutto se neonati inconsapevoli. Bruttini come tutti i neonati ma spacciati come pezzi di cuore, difficile che a qualcuno gliene importi niente ma altrettanto difficile che qualcuno glielo dica nel Paese in cui più titillano i figli meno ne fanno. Solo un passo dietro il settore animali, non meno pezzi di cuore: foto di cani e gatti tanto carucci, madonna me li bacerei.

 Nella sagra del sopradetto chi se ne frega (pardon), un culto su Facebook le gite domenicali, quelle con gli occhi allegri degli italiani in vacanza (citazione da Paolo Conte). Con tanto di foto o video in penose simil-divertenti pose. A conferma che quello italiano non è un popolo ma una comitiva. E che dire delle feste di compleanno o della Festa delle Feste, il matrimonio? E della Foto delle Foto, quella figlia che si è laureata in Scienze della Disoccupazione e campeggia raggiante con la corona di alloro in testa manco fosse Giulio Cesare?

 CHIAMALA CELEBRITA’ Inesorabile che neanche Facebook scampasse al popolo di santi, poeti, navigatori. Soprattutto poeti, con certe sleppe che basterebbe una modica dose di pudore a lasciare nel cassetto. E le citazioni, prese chissà da dove e attribuite chissà a chi, tipo: gli uomini con la barba sono più inaffidabili (mbè). Oppure, scampoli di saggezza: Il lavoro dell’insegnante sarebbe molto più facile se i genitori facessero il proprio. O il settore quanto sono spiritoso io (come dopo la sentenza dell’Organizzazione mondiale sanità contro carni rosse e salumi): L’Oms mi ha convinto, domani compro la salsiccia elettronica. Oppure: Je suis wurstel. Oppure: L’Oms riabilita la mortadella altrimenti Bologna scomparirebbe. Non senza dirottamenti nel politico: Tartassato da Equitalia, ruba a casa di un rom che spara. Salvini: non ci capisco più un c.

 Pochi avrebbero immaginato che la propria reputazione potesse dipendere dai “like”, i “mi piace” ricevuti per ciascuna delle sopradette esibizioni. “Mi piace” che ci mettono anche se annunciamo la morte della nonna, mi piace non che se ne sia andata ma per te che ci speculi per avere i mi piace. E’ come se, ha commentato una psicologa americana, usassimo le altre persone come pezzi di ricambio per sostenere il nostro fragile io. E più sono i mi piace pure sulla nonna più ci conquistiamo il quarto d’ora di celebrità (citazione dall’artista pop Andy Warhol). Un incessante comunicare senza mai vedersi. Come ormai coi cellulari usati più per i messaggi che per le chiamate. Ma mi piace.

 Su YouTube (social network per i video) una famiglia record americana ha avuto 3 milioni di iscritti e 2 miliardi di visualizzazioni in cinque anni filmando tutte le banalità della propria vita quotidiana e dandole in pasto agli altri. Sono come i filmini super8 coi quali un tempo si immortalavano ricorrenze e affini per vederli con gli amici il sabato sera. Ovvio che quella famiglia sia diventata miliardaria, data la corsa degli inserzionisti pubblicitari. La casa dei vicini vista dal buco della serratura. Non spiando, ma trovandocela aperta in faccia. Uno può ripetere: chi se ne frega. Ma è il successo di tempi senza successo. Mentre una 17enne in Calabria ammazza la madre che le toglie computer e telefonino perché va male a scuola. Ecco.