Povera scuola a pesci in faccia

Sabato 14 novembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Un tempo si diceva, per scherzare: tutto ciò che non ho imparato, l’ho imparato a scuola. Ironia su una presunta scuola più capace di imbottire di nozioni che di qualcosa da saper fare. Ora si potrebbe dire: tutta la buona educazione che non ho imparato, l’ho imparata a scuola. Riferimento meno ironico a una scuola non messa  in condizione di far capire con una sanzione ciò che è lecito e ciò che non lo è. Ma come si fa in un tempo in cui pure “non rubare” non è più un comandamento neanche per i monsignori?

 PROFESSORI DERISI Metti quanto di recente avvenuto in una scuola media del Torinese. Dove ventidue ragazzini (12-13 anni) sono stati sospesi perché durante le lezioni facevano di nascosto foto ai professori. Già proibito, se è concesso il termine, perché in classe i telefonini dovrebbero sparire (la norma più violata nella storia dell’umanità). Il fatto è che le foto erano dirottate immediatamente sui social network (Facebook, Instagram) per prendere in giro la loro vittima insieme a qualche milione di persone. Foto non imbarazzanti in verità, tutt’altro che quella prof pugliese con mutandine in vista. Ma, appunto, proibite (di nuovo scuse per il termine).

 Questa è davvero una notizia, una scuola col coraggio di fare la scuola. Se non ci fosse un particolare che è tutt’altro che una notizia, tanto era scontato. Il particolare è che c’è stata l’immediata rivolta dei genitori: i quali non hanno avuto invece il coraggio di fare i genitori, come si permette questa scuola con i nostri figli pezzi di cuore? Mica hanno fracassato il setto nasale alla professoressa di italiano, mica hanno messo la colla nel registro del professore di matematica, mica hanno fatto pipì nel bicchiere del professore di filosofia. Mica. E poi, affari loro se non hanno l’autorità per farsi rispettare (principio di autorità distrutto dai genitori medesimi nel ’68 e dintorni).

 Sa, i tempi sono cambiati, ha detto uno dei genitori. Prima la scuola diceva una cosa e le famiglie analfabete stavano ad ascoltare: oggi dobbiamo ragionare insieme, anche gli assassini hanno diritto alla difesa. Ne va dell’educazione dei nostri ragazzi. Testuale: ha detto “dell’educazione”. Nessun accenno ai cocchi di mamma che le mamme vorrebbero sempre col cellulare acceso in aula, può avere mal di pancia anche se ha solo mangiato patatine alla nafta. Quelle mamme iperprotettive di famiglie che mediamente i figli tanto li proteggono da abbandonarli per ore soli davanti ai computer. E il 95 per cento dei quali ha lo smartphone e si racconta in Rete.

 PUNITA SE PUNISCE Siccome non c’è mai limite al peggio (o al meglio, secondo i punti di vista), anche in una scuola media di Taranto tre ragazzi sono stati sospesi per un’impresa simile a quella torinese. Magari volevano imitarli, loro sì e noi no? Insomma non è come una volta quando, dopo la punizione della scuola, a casa prendevano il resto. E poi, sia mai il pezzo di cuore o cocco di mamma becca quattro all’interrogazione, è rivolta dei Genitori Associati: non è più come una volta, chi può venire a parlarci di merito in un tempo in cui magari uno di quei papà somari è diventato onorevole?

 E poi, questi professori sono riusciti a interessarlo con le loro lezioni? A motivarlo? Non è che non studino, non sono motivati. Tanto è vero che non fa in tempo a iniziare l’anno scolastico, che gli studenti scioperano per reclamare il diritto allo studio. E hanno ragione, col governo che taglia anche la carta igienica alle scuole. Tutto ciò li demotiva. E magari capita che li vogliano punite pure, capite? In crisi di motivazione, diciamo così, sono anche le famiglie incapaci di non trattare i loro figli come varie ed eventuali. Sparita o quasi la parrocchia  che un tempo era il doposcuola. Ridotti i circoli ricreativi a slot machine dove prima c’era il biliardo fatto di buche e di discorsi. Resta la scuola a insegnare ai ragazzini che, se proprio non possono fare a meno di sbertucciare i loro insegnanti o di minacciarli, perlomeno non imbrattino la città di spray e non gonfino di botte un compagno gay.

 Così la scuola è tanto riempita di pretese e di alibi quanto imputata se osa fare quanto le si demanda. Essenziale è che discuta di tutto con genitori per il resto troppo impegnati. Che non si permetta di far avere il trauma con un cattivo voto. Meno che mai si permetta di bocciare altrimenti è pronto il ricorso al Tar. E non osi soprattutto preparare i ragazzi alle difficoltà della vita, a reagire quando va male perché la vita è così, c’è sempre una possibilità di risalire. Soprattutto la scuola non si permetta di farne dei cittadini maturi in un Paese in cui le regole ci sono perché siano violate. E in cui i telefonini sono proibiti a scuola perché vengano usati per massacrare gli insegnanti. Perché, diciamoci la verità, quale problema vuoi che sia.