Lotta al terrorismo allarme soldi del Sud

Venerd́ 20 novembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ultime notizie: nuova beffa per il Sud? Sono più sussurri che grida. Ma dopo il Venerdì di sangue a Parigi, ci vorrebbero soldi per la sicurezza in Italia. E si starebbe pensando di prenderli da quelli destinati appunto al Sud. Che ancòra una volta farebbe da Bancomat, sia pure per una emergenza seria come la lotta al terrorismo. Confermando però che, quando c’è da tagliare, non ci sono mai dubbi dove farlo. Colpendo i cittadini meno difesi. Pur avendo il presidente della Ue, Juncker, detto che queste spese possono essere conteggiate fuori dal patto di stabilità: quindi senza problemi di sforamento di bilancio visto il drammatico imprevisto.

 Che la storia per il Sud potesse ripetersi, era sempre nell’aria. Dopo quello per il Masterplan, il Sud viveva un nuovo tempo di attesa. Si parlava di modifiche della finanziaria per introdurre incentivi a chi investe o assume al Sud. Il minimo indispensabile, visto che finora il Sud gode solo di disincentivi a investire o assumere. Come fai dove tutto costa mediamente il dieci per cento in più? Sarebbe cominciare una partita di calcio da 0-2. Come fai, diceva un ambasciatore americano, se chi vuol venirci non è sicuro di trovare l’asilo per i suoi figli? Ed inutile ripetere la tiritera sui treni a bassa velocità o sugli aerei con passaggio obbligato da Roma. Ma la banda larga per non far essere mosci i computer, perché anche quella già nasce dimezzata al Sud?

 Prima dell’allarme, pareva che al Sud ci potessero essere sgravi del 100 per cento per i giovani assunti fra 2016 e 2018, con durata fino al 2020 e costo di 800 milioni l’anno. Un esonero di 8.060 euro ciascuno. Bella spinta, non c’è che dire, dove un giovane su due è senza lavoro. E si parlava di incentivi anche per chi investe. Ma siccome quando si parla di Sud tutto può accadere, ecco che entrambi sarebbero stati finanziati con soldi europei. A conferma che i soldi nazionali ci sono solo al Centro Nord (ma anche con le tasse dei meridionali). E che senza fondi europei (che dovrebbero aggiungersi non sostituire quelli nazionali) il Sud potrebbe morire di fame.

 Una coesione al contrario. Non ridurre il divario, ma aumentarlo. Esempi? Finora gli incentivi a chi assume sono stati pagati con tre miliardi e mezzo sottratti al Sud e andati, ovviamente, soprattutto al Centro Nord dove ci sono più aziende. Soldi tolti ai disoccupati del Sud per darli ai disoccupati del Centro Nord. Erano quelli che dovevano cofinanziare i progetti europei per Campania, Sicilia e Calabria. E questo mentre il cofinanziamento del 50 per cento ai progetti europei per il Centro Nord rimaneva intatto. Come se il Sud fosse il Nord e il Nord fosse il Sud. Coesione, appunto, al contrario.

 Ma non era stato l’unico esempio di Italia all’inverso. Come se nell’attesa di Masterplan e dintorni, si facesse di tutto per aumentare lo svantaggio del Sud, togliendogli preventivamente ciò che gli sarebbe stato dato dopo. La percentuale di fondi europei per le aree meno sviluppate del Sud è stata ridotta dall’85 all’80 per cento, e quella per il Centro Nord aumentata dal 15 al 20 per cento.

 Dice: il Sud non sa spenderli. Mettiamo che ci siano solo responsabilità del Sud. Ma per questo è stata istituita l’Agenzia nazionale per la coesione. Dove le Regioni non sono capaci, supplisce l’Agenzia con progetti interregionali e niente soldi a pioggia per sagre o rassegne teatrali più utili per avere voti che per creare sviluppo. Insomma punire le amministrazioni inefficienti, non i cittadini. Fatto è che dopo due anni l’Agenzia non ha ancòra tutte le scrivanie. E più che una soluzione, al momento è un oggetto misterioso.

 Così nel frattempo è continuata la scoesione più che la coesione. Ne abbiamo già visto altri esempi da “Scherzi a parte”. Le agevolazioni per l’Ace (aiuti alla crescita economica) andate solo per l’11,2 per cento al Sud. Ancòra più da record al contrario quelle per l’esportazione: al Sud solo il 2,9 per cento. Meno sfacciato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese: 31 per cento al Sud. Ma ritorno al Guiness negativo dei primati con la Nuova Sabatini (acquisto di impianti industriali): alle aziende meridionali l’8 per cento. Fondo strategico italiano, Sud non pervenuto: nel senso di zero. Fondo italiano di investimento: 3 per cento al Sud. Ferrovie: 98,8 al Nord, 1,2 al Sud.         

  Varie ed eventuali. Contratti di sviluppo attivabili anche al Centro Nord. E forse anche per il Centro Nord le agevolazioni per l’autoimprenditorialità, chi crea un proprio lavoro (mentre accusato di volere il posto fisso è solo il Sud). Masterplan e incentivi dovrebbero servire a ridurre il divario. Nel frattempo si è continuato ad alimentare un’Italia a doppia velocità. Dimenticando che, fatti i conti, è mezza velocità per tutti. Ora infine l’allarme che farebbe svanire tutto: esigenza sacrosanta, ingiusta soluzione.          

Ultime notizie: nuova beffa per il Sud? Sono più sussurri che grida. Ma dopo il Venerdì di sangue a Parigi, ci vorrebbero soldi per la sicurezza in Italia. E si starebbe pensando di prenderli da quelli destinati appunto al Sud. Che ancòra una volta farebbe da Bancomat, sia pure per una emergenza seria come la lotta al terrorismo. Confermando però che, quando c’è da tagliare, non ci sono mai dubbi dove farlo. Colpendo i cittadini meno difesi. Pur avendo il presidente della Ue, Juncker, detto che queste spese possono essere conteggiate fuori dal patto di stabilità: quindi senza problemi di sforamento di bilancio visto il drammatico imprevisto.

 Che la storia per il Sud potesse ripetersi, era sempre nell’aria. Dopo quello per il Masterplan, il Sud viveva un nuovo tempo di attesa. Si parlava di modifiche della finanziaria per introdurre incentivi a chi investe o assume al Sud. Il minimo indispensabile, visto che finora il Sud gode solo di disincentivi a investire o assumere. Come fai dove tutto costa mediamente il dieci per cento in più? Sarebbe cominciare una partita di calcio da 0-2. Come fai, diceva un ambasciatore americano, se chi vuol venirci non è sicuro di trovare l’asilo per i suoi figli? Ed inutile ripetere la tiritera sui treni a bassa velocità o sugli aerei con passaggio obbligato da Roma. Ma la banda larga per non far essere mosci i computer, perché anche quella già nasce dimezzata al Sud?

 Prima dell’allarme, pareva che al Sud ci potessero essere sgravi del 100 per cento per i giovani assunti fra 2016 e 2018, con durata fino al 2020 e costo di 800 milioni l’anno. Un esonero di 8.060 euro ciascuno. Bella spinta, non c’è che dire, dove un giovane su due è senza lavoro. E si parlava di incentivi anche per chi investe. Ma siccome quando si parla di Sud tutto può accadere, ecco che entrambi sarebbero stati finanziati con soldi europei. A conferma che i soldi nazionali ci sono solo al Centro Nord (ma anche con le tasse dei meridionali). E che senza fondi europei (che dovrebbero aggiungersi non sostituire quelli nazionali) il Sud potrebbe morire di fame.

 Una coesione al contrario. Non ridurre il divario, ma aumentarlo. Esempi? Finora gli incentivi a chi assume sono stati pagati con tre miliardi e mezzo sottratti al Sud e andati, ovviamente, soprattutto al Centro Nord dove ci sono più aziende. Soldi tolti ai disoccupati del Sud per darli ai disoccupati del Centro Nord. Erano quelli che dovevano cofinanziare i progetti europei per Campania, Sicilia e Calabria. E questo mentre il cofinanziamento del 50 per cento ai progetti europei per il Centro Nord rimaneva intatto. Come se il Sud fosse il Nord e il Nord fosse il Sud. Coesione, appunto, al contrario.

 Ma non era stato l’unico esempio di Italia all’inverso. Come se nell’attesa di Masterplan e dintorni, si facesse di tutto per aumentare lo svantaggio del Sud, togliendogli preventivamente ciò che gli sarebbe stato dato dopo. La percentuale di fondi europei per le aree meno sviluppate del Sud è stata ridotta dall’85 all’80 per cento, e quella per il Centro Nord aumentata dal 15 al 20 per cento.

 Dice: il Sud non sa spenderli. Mettiamo che ci siano solo responsabilità del Sud. Ma per questo è stata istituita l’Agenzia nazionale per la coesione. Dove le Regioni non sono capaci, supplisce l’Agenzia con progetti interregionali e niente soldi a pioggia per sagre o rassegne teatrali più utili per avere voti che per creare sviluppo. Insomma punire le amministrazioni inefficienti, non i cittadini. Fatto è che dopo due anni l’Agenzia non ha ancòra tutte le scrivanie. E più che una soluzione, al momento è un oggetto misterioso.

 Così nel frattempo è continuata la scoesione più che la coesione. Ne abbiamo già visto altri esempi da “Scherzi a parte”. Le agevolazioni per l’Ace (aiuti alla crescita economica) andate solo per l’11,2 per cento al Sud. Ancòra più da record al contrario quelle per l’esportazione: al Sud solo il 2,9 per cento. Meno sfacciato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese: 31 per cento al Sud. Ma ritorno al Guiness negativo dei primati con la Nuova Sabatini (acquisto di impianti industriali): alle aziende meridionali l’8 per cento. Fondo strategico italiano, Sud non pervenuto: nel senso di zero. Fondo italiano di investimento: 3 per cento al Sud. Ferrovie: 98,8 al Nord, 1,2 al Sud.         

  Varie ed eventuali. Contratti di sviluppo attivabili anche al Centro Nord. E forse anche per il Centro Nord le agevolazioni per l’autoimprenditorialità, chi crea un proprio lavoro (mentre accusato di volere il posto fisso è solo il Sud). Masterplan e incentivi dovrebbero servire a ridurre il divario. Nel frattempo si è continuato ad alimentare un’Italia a doppia velocità. Dimenticando che, fatti i conti, è mezza velocità per tutti. Ora infine l’allarme che farebbe svanire tutto: esigenza sacrosanta, ingiusta soluzione.          

Ultime notizie: nuova beffa per il Sud? Sono più sussurri che grida. Ma dopo il Venerdì di sangue a Parigi, ci vorrebbero soldi per la sicurezza in Italia. E si starebbe pensando di prenderli da quelli destinati appunto al Sud. Che ancòra una volta farebbe da Bancomat, sia pure per una emergenza seria come la lotta al terrorismo. Confermando però che, quando c’è da tagliare, non ci sono mai dubbi dove farlo. Colpendo i cittadini meno difesi. Pur avendo il presidente della Ue, Juncker, detto che queste spese possono essere conteggiate fuori dal patto di stabilità: quindi senza problemi di sforamento di bilancio visto il drammatico imprevisto.

 Che la storia per il Sud potesse ripetersi, era sempre nell’aria. Dopo quello per il Masterplan, il Sud viveva un nuovo tempo di attesa. Si parlava di modifiche della finanziaria per introdurre incentivi a chi investe o assume al Sud. Il minimo indispensabile, visto che finora il Sud gode solo di disincentivi a investire o assumere. Come fai dove tutto costa mediamente il dieci per cento in più? Sarebbe cominciare una partita di calcio da 0-2. Come fai, diceva un ambasciatore americano, se chi vuol venirci non è sicuro di trovare l’asilo per i suoi figli? Ed inutile ripetere la tiritera sui treni a bassa velocità o sugli aerei con passaggio obbligato da Roma. Ma la banda larga per non far essere mosci i computer, perché anche quella già nasce dimezzata al Sud?

 Prima dell’allarme, pareva che al Sud ci potessero essere sgravi del 100 per cento per i giovani assunti fra 2016 e 2018, con durata fino al 2020 e costo di 800 milioni l’anno. Un esonero di 8.060 euro ciascuno. Bella spinta, non c’è che dire, dove un giovane su due è senza lavoro. E si parlava di incentivi anche per chi investe. Ma siccome quando si parla di Sud tutto può accadere, ecco che entrambi sarebbero stati finanziati con soldi europei. A conferma che i soldi nazionali ci sono solo al Centro Nord (ma anche con le tasse dei meridionali). E che senza fondi europei (che dovrebbero aggiungersi non sostituire quelli nazionali) il Sud potrebbe morire di fame.

 Una coesione al contrario. Non ridurre il divario, ma aumentarlo. Esempi? Finora gli incentivi a chi assume sono stati pagati con tre miliardi e mezzo sottratti al Sud e andati, ovviamente, soprattutto al Centro Nord dove ci sono più aziende. Soldi tolti ai disoccupati del Sud per darli ai disoccupati del Centro Nord. Erano quelli che dovevano cofinanziare i progetti europei per Campania, Sicilia e Calabria. E questo mentre il cofinanziamento del 50 per cento ai progetti europei per il Centro Nord rimaneva intatto. Come se il Sud fosse il Nord e il Nord fosse il Sud. Coesione, appunto, al contrario.

 Ma non era stato l’unico esempio di Italia all’inverso. Come se nell’attesa di Masterplan e dintorni, si facesse di tutto per aumentare lo svantaggio del Sud, togliendogli preventivamente ciò che gli sarebbe stato dato dopo. La percentuale di fondi europei per le aree meno sviluppate del Sud è stata ridotta dall’85 all’80 per cento, e quella per il Centro Nord aumentata dal 15 al 20 per cento.

 Dice: il Sud non sa spenderli. Mettiamo che ci siano solo responsabilità del Sud. Ma per questo è stata istituita l’Agenzia nazionale per la coesione. Dove le Regioni non sono capaci, supplisce l’Agenzia con progetti interregionali e niente soldi a pioggia per sagre o rassegne teatrali più utili per avere voti che per creare sviluppo. Insomma punire le amministrazioni inefficienti, non i cittadini. Fatto è che dopo due anni l’Agenzia non ha ancòra tutte le scrivanie. E più che una soluzione, al momento è un oggetto misterioso.

 Così nel frattempo è continuata la scoesione più che la coesione. Ne abbiamo già visto altri esempi da “Scherzi a parte”. Le agevolazioni per l’Ace (aiuti alla crescita economica) andate solo per l’11,2 per cento al Sud. Ancòra più da record al contrario quelle per l’esportazione: al Sud solo il 2,9 per cento. Meno sfacciato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese: 31 per cento al Sud. Ma ritorno al Guiness negativo dei primati con la Nuova Sabatini (acquisto di impianti industriali): alle aziende meridionali l’8 per cento. Fondo strategico italiano, Sud non pervenuto: nel senso di zero. Fondo italiano di investimento: 3 per cento al Sud. Ferrovie: 98,8 al Nord, 1,2 al Sud.         

  Varie ed eventuali. Contratti di sviluppo attivabili anche al Centro Nord. E forse anche per il Centro Nord le agevolazioni per l’autoimprenditorialità, chi crea un proprio lavoro (mentre accusato di volere il posto fisso è solo il Sud). Masterplan e incentivi dovrebbero servire a ridurre il divario. Nel frattempo si è continuato ad alimentare un’Italia a doppia velocità. Dimenticando che, fatti i conti, è mezza velocità per tutti. Ora infine l’allarme che farebbe svanire tutto: esigenza sacrosanta, ingiusta soluzione.          

Ultime notizie: nuova beffa per il Sud? Sono più sussurri che grida. Ma dopo il Venerdì di sangue a Parigi, ci vorrebbero soldi per la sicurezza in Italia. E si starebbe pensando di prenderli da quelli destinati appunto al Sud. Che ancòra una volta farebbe da Bancomat, sia pure per una emergenza seria come la lotta al terrorismo. Confermando però che, quando c’è da tagliare, non ci sono mai dubbi dove farlo. Colpendo i cittadini meno difesi. Pur avendo il presidente della Ue, Juncker, detto che queste spese possono essere conteggiate fuori dal patto di stabilità: quindi senza problemi di sforamento di bilancio visto il drammatico imprevisto.

 Che la storia per il Sud potesse ripetersi, era sempre nell’aria. Dopo quello per il Masterplan, il Sud viveva un nuovo tempo di attesa. Si parlava di modifiche della finanziaria per introdurre incentivi a chi investe o assume al Sud. Il minimo indispensabile, visto che finora il Sud gode solo di disincentivi a investire o assumere. Come fai dove tutto costa mediamente il dieci per cento in più? Sarebbe cominciare una partita di calcio da 0-2. Come fai, diceva un ambasciatore americano, se chi vuol venirci non è sicuro di trovare l’asilo per i suoi figli? Ed inutile ripetere la tiritera sui treni a bassa velocità o sugli aerei con passaggio obbligato da Roma. Ma la banda larga per non far essere mosci i computer, perché anche quella già nasce dimezzata al Sud?

 Prima dell’allarme, pareva che al Sud ci potessero essere sgravi del 100 per cento per i giovani assunti fra 2016 e 2018, con durata fino al 2020 e costo di 800 milioni l’anno. Un esonero di 8.060 euro ciascuno. Bella spinta, non c’è che dire, dove un giovane su due è senza lavoro. E si parlava di incentivi anche per chi investe. Ma siccome quando si parla di Sud tutto può accadere, ecco che entrambi sarebbero stati finanziati con soldi europei. A conferma che i soldi nazionali ci sono solo al Centro Nord (ma anche con le tasse dei meridionali). E che senza fondi europei (che dovrebbero aggiungersi non sostituire quelli nazionali) il Sud potrebbe morire di fame.

 Una coesione al contrario. Non ridurre il divario, ma aumentarlo. Esempi? Finora gli incentivi a chi assume sono stati pagati con tre miliardi e mezzo sottratti al Sud e andati, ovviamente, soprattutto al Centro Nord dove ci sono più aziende. Soldi tolti ai disoccupati del Sud per darli ai disoccupati del Centro Nord. Erano quelli che dovevano cofinanziare i progetti europei per Campania, Sicilia e Calabria. E questo mentre il cofinanziamento del 50 per cento ai progetti europei per il Centro Nord rimaneva intatto. Come se il Sud fosse il Nord e il Nord fosse il Sud. Coesione, appunto, al contrario.

 Ma non era stato l’unico esempio di Italia all’inverso. Come se nell’attesa di Masterplan e dintorni, si facesse di tutto per aumentare lo svantaggio del Sud, togliendogli preventivamente ciò che gli sarebbe stato dato dopo. La percentuale di fondi europei per le aree meno sviluppate del Sud è stata ridotta dall’85 all’80 per cento, e quella per il Centro Nord aumentata dal 15 al 20 per cento.

 Dice: il Sud non sa spenderli. Mettiamo che ci siano solo responsabilità del Sud. Ma per questo è stata istituita l’Agenzia nazionale per la coesione. Dove le Regioni non sono capaci, supplisce l’Agenzia con progetti interregionali e niente soldi a pioggia per sagre o rassegne teatrali più utili per avere voti che per creare sviluppo. Insomma punire le amministrazioni inefficienti, non i cittadini. Fatto è che dopo due anni l’Agenzia non ha ancòra tutte le scrivanie. E più che una soluzione, al momento è un oggetto misterioso.

 Così nel frattempo è continuata la scoesione più che la coesione. Ne abbiamo già visto altri esempi da “Scherzi a parte”. Le agevolazioni per l’Ace (aiuti alla crescita economica) andate solo per l’11,2 per cento al Sud. Ancòra più da record al contrario quelle per l’esportazione: al Sud solo il 2,9 per cento. Meno sfacciato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese: 31 per cento al Sud. Ma ritorno al Guiness negativo dei primati con la Nuova Sabatini (acquisto di impianti industriali): alle aziende meridionali l’8 per cento. Fondo strategico italiano, Sud non pervenuto: nel senso di zero. Fondo italiano di investimento: 3 per cento al Sud. Ferrovie: 98,8 al Nord, 1,2 al Sud.         

  Varie ed eventuali. Contratti di sviluppo attivabili anche al Centro Nord. E forse anche per il Centro Nord le agevolazioni per l’autoimprenditorialità, chi crea un proprio lavoro (mentre accusato di volere il posto fisso è solo il Sud). Masterplan e incentivi dovrebbero servire a ridurre il divario. Nel frattempo si è continuato ad alimentare un’Italia a doppia velocità. Dimenticando che, fatti i conti, è mezza velocità per tutti. Ora infine l’allarme che farebbe svanire tutto: esigenza sacrosanta, ingiusta soluzione.