Prendi due e paghi uno. Questo è il super Sud

Venerdì 27 novembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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La buona novella è che anche al Sud si può nonostante tutto. Anzi in Puglia. Vedi questa storia del Politecnico di Bari. Unico nel Mezzogiorno da 25 anni. Per due volte primo in Italia per quantità e qualità della produzione scientifica (ma ignorato dalla stampa del Nord: magari sarebbe finito in prima pagina se avessero trovato una finestra rotta). Cinquantesimo al mondo per numero di pubblicazioni fra gli atenei delle stesse dimensioni, secondo in Italia solo alla Normale di Pisa. Col 90 per cento degli studenti al lavoro entro tre anni dalla laurea.

 Ma ancòra. Notorietà internazionale per architettura del paesaggio e ingegneria meccanica. Prestigio per la geotecnica. E una specializzazione per l’ingegneria delle acque, che ha fatto nascere un simulatore unico e una storica collaborazione con l’Acquedotto Pugliese (fra i più grandi d’Europa). Ma ha indotto anche multinazionali come Bosch e Getrag e un’azienda informatica leader come la Exprivia a installarsi qui e a rimanerci.

 Ma ancòra. E’ un sito Internet a rivelarci il “big one”, il colpo più grosso. Rispetto all’Istituto italiano di tecnologia, il Politecnico di Bari somiglia a un “paghi uno, prendi due”: se per il primo ogni articolo su qualche ricerca ha un costo di 100 mila euro, il secondo con la stessa cifra non solo produce ricerca e articolo ma impartisce anche lezioni a 23 studenti. E ciliegina, l’articolo del Politecnico è citato in media 1,6 volte di più (ne abbiamo parlato nei giorni scorsi). Sarebbe, commenta il sito, un affarone in tempi di “spending review”, di taglio delle spese.

 Perché il raffronto con l’Istituto di Genova? Perché sfidando la prima, la seconda e la terza regola della logica e della giustizia, è proprio a quell’Istituto che il premier Renzi affida l’area dell’Expo di Milano per farne un centro scientifico mondiale. Con 150 milioni l’anno per dieci anni. Scegliendo cioè una efficienza scientifica che è metà di quella del Politecnico. E privilegiando un impatto sulla comunità scientifica internazionale che è un terzo.

 Unico punto debole del Politecnico non poter contare, al contrario dell’altro, sulla collaborazione con tal King Abdullah University, dal valore nel mondo non superiore al quattro di spada. Ovvio che il Politecnico di Bari non ce la farebbe da solo, come nessun altro. Ma non gli hanno telefonato neanche per eventuali collaborazioni. Così impara a essere Sud. Può anche sfornare degli Einstein, ma conterebbe solo per la finestra rotta. Nel Sud privato di tutto per farlo diventare Sud.

 Ma non è solo il Politecnico di Bari a dimostrare di cosa sia capace il Sud. E che chi va dritto a iscriversi al Politecnico di Torino o di Milano lo fa tanto esercitando una sua libertà quanto soggiacendo a un pregiudizio. Che il Sud riesca a riuscirci nonostante tutto non lo dicono studi sociologici o rinomati opinionisti: basta seguire la cronaca di questi giorni. La quale, ad esempio, ci racconta che, grazie anche al Politecnico, l’export dell’aeronautica pugliese è cresciuto del 125 per cento. Che la multinazionale statunitense General Electric ha deciso di investire 500 milioni per un nuovo motore aeronautico a Brindisi. E che la strepitosa MerMec di Monopoli ha vinto appalti per la supervisione tecnica della metropolitana di Parigi oltre che delle ferrovie ad alta velocità in Giappone.

 Ma la cronaca ci racconta anche che è a Bari il cervellone elettronico più grande d’Italia. Un Big Data, uno di quegli archivi dalla memoria immensa e velocissima. La cronaca racconta anche che è stato assegnato alla Regione Puglia (insieme a Galizia, Andalusia e Scandinavia) uno dei premi riservati ai progetti più innovativi: quello pugliese è riuscito a ridurre di un terzo la dispersione scolastica in tre anni. E a proposito di scuola, Ilaria, 13 anni, studentessa a Bari, costruisce un robot in grado di risolvere da solo il Cubo di Rubik, il rompicapo più difficile di un sorriso del presidente Mattarella.

 Per la serie piccoli inventori, Domenico Colucci, informatico di Noci, ha creato il navigatore per centri commerciali, fiere, musei, gallerie essendo così premiato come miglior giovane imprenditore d’Europa. Altri due giovani informatici pugliesi (insieme ad altri due meridionali) inventano una app (applicazione) per smartphone che aiuta a non dimenticare i bambini in auto (e si sa che tragedie sono avvenute). Per non parlare del ventunenne (sì, 21 anni) Gianluca Parrotto di Poggiardo (Lecce) che crea le minipale eoliche casalinghe, ci costruisce un’azienda, ottiene un investimento milionario americano ed esporta manco fosse la Ferrari.

 Solo piccoli scampoli di tutto il resto. Ma allora, perché si è convinti che al Sud non si possa? E’ vero che non resta altro che partire? Quelli che ci sono riusciti non sono marziani ma gli amici di bar, i compagni di scuola. Ce la farai anche tu nonostante tutto perché sei del Sud.