Autore di libri aspirante suicida

Sabato 28 novembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Continuiamo a farci del male. Non è il momento di scherzare, vista l’aria. Ma c’è un pericoloso aspirante suicida fra di noi: è l’autore che va in giro a presentare il suo libro. Quanto più colleziona date, tanto più prepara il suo funerale. E non parliamo neanche della mancata ricompensa alla sua fatica per scriverlo, il libro. Parliamo della ricompensa alla fatica di arrivare carico di speranze e di andarsene carico di meraviglie. Ma facendo finta di niente. Anzi sorridendo con filosofia, cosa vuoi che sia per un intellettuale. L’intellettuale è superiore a queste cose.

 DRAMMA PRESENTAZIONI L’autore aspirante suicida è quello in giro promozionale. E che non è autore bestseller, campione di vendite. Anche perché, su 300 libri al giorno che escono in Italia, almeno 299 sono quelli letti soltanto dalla zia dell’autore. Quando lo chiamano, scusi verrebbe a presentare il suo libro?, nel 99 per cento dei casi l’autore deve fiondarsi su Wikipedia a vedere in quale buco di mondo lo hanno invitato. Solo allora capisce quanto l’Italia sia una collezione di Rocche di Sopra e di Rocche di Sotto.

 L’autore che monta in macchina per raggiungere la sua Rocca di Sopra o di Sotto si affida a quella genialata che è il navigatore. Ma siccome nulla è più stupido dell’intelligenza artificiale, che fa il navigatore? Azzecca tutte le terze uscite della rotatoria ma non becca una sola isola pedonale. E ormai ogni assessore vuole la sua, anche se per sbarcare in una piazza distante trenta metri devi circumnavigare il paese. Lì l’autore capisce anche che l’Italia è soprattutto Appennini, perché non c’è paese che non sia una montagna russa. Ma può l’autore pretendere che lo invitino solo al livello del mare?

 Non sarebbe un problema se l’autore non arrivasse trascinando un macigno di trolley che manco gli sherpa dell’Himalaya. Perché i libri pesano tanto più quanto non sono letti nel Paese non solo delle Rocche di Sopra o di Sotto, non solo degli Appennini ma dei Non Lettori. Quando l’autore arriva nella cosiddetta sala della presentazione, teme di aver sbagliato sala perché all’ora stabilita non c’è mai nessuno. Se gli va bene c’è l’organizzatore il quale, incurante del suo stesso orario, lo invita ad andare a prendere un caffè (l’Italia è anche il Paese del Caffè No Stop).

 Dopo di che l’autore capisce come si mettono le cose. Se cioè si sbobba 300 chilometri tra andata e ritorno per parlare a una decina di anime compresi i bambini. Soprattutto al Sud non c’è giorno d’estate in cui non ci sia la concorrenza di una festa patronale. Ma la presentazione fa parte del programma della sagra anche se la gente preferisce gli involtini alla brace alla cultura. D’inverno la concorrenza è la partita di Champion’s o di campionato, ma siccome ora si gioca ogni giorno, fatti un quadro tu.

 COMPRATI LA COPIA A questo punto la Via Crucis prevede il presentatore dell’autore. Il quale, più che presentatore dell’autore, è uno che si ritiene il monumento di se stesso. Che incurante di tutto attacca a leggere le sue sei cartelle (aggiungere al menu l’indirizzo di saluto del sindaco e le nobili finalità della manifestazione da parte del presidente dell’associazione culturale). Quando l’autore entra in scena, il cosiddetto pubblico è a metà cottura come i bucatini. Con l’inevitabile signora venuta perché gli concilia il sonno. E lo storico locale che alza la mano per la domanda che, più che una domanda, è una prolusione magistrale. Intanto i libri sono in quarantena su un tavolino come se non c’entrassero niente con la presentazione (pare) del libro.

 E’ questo il momento della Resa dei Conti. Con l’autore uno contro tutti come nei western di Sergio Leone per beccare gli astanti che se la vorrebbero svignare facendo finta di niente. Se c’è un rinfresco pronto, l’autore è spacciato. Altrimenti resa dei conti significa appunto il conto di quante copie si vendono. Se la copia costa 15 euro e l’autore prende dall’editore l’8 per cento lordo, sono meno di un euro e mezzo a copia. Devono comprarsene almeno venti per pareggiare le spese di benzina se non c’è anche l’autostrada. Ma venti copie per una presentazione sono più improbabili di un orologio del Comune che funzioni. Quindi l’autore è in perdita annunciata ma deve far finta di niente perché cosa vuoi che sia per un intellettuale superiore a queste cose.

 Ecco perché l’autore che va in giro a presentare il suo libro è un pericoloso aspirante suicida. Crede che in Italia i libri si scrivono perché siano letti. Siccome chi qui scrive è un autore, promette che la prossima volta sarà soltanto fra i dieci delle presentazioni altrui. E solo se non riuscirà a svignarsela facendo finta di niente col telefonino all’orecchio comprerà una copia chiedendo lo sconto. E voglio vedere se non lo concede questo autore che fa un sacco di soldi altrimenti che verrebbe a fare?