Dateci il presepe non Vanna Marchi

Sabato 5 dicembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Guarda cosa gli doveva capitare. Duemilaquindici anni dalla nascita, dove finisce il Bambinello? Nelle mani di tal Salvini Matteo. Quello che appena vede un immigrato, schiuma come un toro davanti al drappo rosso. Quello che se fosse stato al tempo del governatore Publio Sulpicio Quirinio, i profughi come Maria e Giuseppe li avrebbe buttati in mare cambiando la storia del mondo. Quello che, di fronte all’occupazione abusiva di una stalla, avrebbe detto, le stalle prima alla nostra gente. Quello che, al papa che invita ad accogliere i fuggiaschi dalle guerre, dice se li tenga a casa sua. Ora invece senza neanche un pater-ave-gloria se ne va a mano armata di presepe come un crociato alla guerra santa. Più interessato al voto elettorale che al voto di fede.

 ISLAMICI A SCUOLA Con una faccia più metallica che da notte santa, il sopradetto Salvini si è presentato come un gatto insieme alla volpe La Russa all’istituto comprensivo Garofani di Rozzano (Milano), il cui preside è stato lapidato per aver cancellato il concerto di Natale rinviandolo a gennaio alla Festa dell’Inverno. Una festa non meno stramba di Halloween. Ma il fatto è che il concerto di Natale non era neanche previsto. E quanto al gran rifiuto, il preside aveva solo impedito a due mamme più beghine che meneghine di approfittare della pausa pranzo per insegnare ai bambini qualche canzoncina religiosa. Scuola canto fai-da-te.

 Fin qui tutto molto laico se il sunnominato preside non avesse aggiunto di non voler offendere la sensibilità dei ragazzi di altre religioni numerosi nell’istituto. Che da comprensivo è diventato troppo comprensivo. Da laico a laido. Il preside ha dovuto annunciare le dimissioni, non di più perché in Italia le dimissioni al massimo si annunciano. Ha spiegato di essere stato finora in istituti superiori ai cui ragazzi non è importato mai granché né dei canti di Natale né del presepe. E’ stato difeso dalla Cgil e attaccato dal segretario dei vescovi, monsignor Galantino. E, per completare la frittata all’italiana, il preside ha fatto sapere in una circolare di essere stato candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. Dalle stelle alle stalle.

 Figuriamoci se i difensori della fede al grido “Dio lo vuole” di Pietro l’Eremita non si sarebbero catapultati a botte, questa volta, di “Tu scendi dalle stelle” (non cinque). Salvini con tanto di grotta in sughero padano e carezze ai bambini manco fosse papa Giovanni nel Discorso alla Luna. L’ex ministra dell’istruzione, Gelmini, in rappresentanza “dello stile e delle idee di Forza Italia” circondata da babbinatale più biancorossi che Azzurri. La Russa detto Il Rauco in rappresentanza della fratellanza di Fratelli d’Italia. Maestri e professori con le serrande abbassate contro i giornalisti perché è sempre tutta colpa loro. Ma anche per difendere i bambini da uno spettacolo che vagli poi a spiegare il rispetto per i grandi.

 RELIGIONE NON CABARET Qualche scazzo fuori più fra mamme cattoliche che con le islamiche più tifose di loro del presepe. Fedeli con tanto di statuette di Gesù Bambino come armi improprie contro infedeli invelate. Uno sbarramento di una cinquantina di agenti pronti a tutto e sottratti alla molto più seria difesa della città. Con lo stesso premier Renzi che aveva attaccato il preside tanto sgangherato quanto in questi giorni in buona, anzi cattiva compagnia di tanti rinnegati del Natale. Compresi, udite udite, vescovi più timorati di Allah che del piccolo di Betlemme.

 Sembrava una storia di difesa dell’identità nazionale, si è tramutata in conferma del lunapark nazionale. Facendo capire quanto la politica sia capace di trasformare in farsa anche una tragedia come le guerre di religione e il terrorismo. Se proprio non possiamo non chiamarci cristiani, dovremmo cercare di non comportarci da clown. Non ridurre il dramma in melodramma.

 Che nessuno debba toccare il presepe a scuola, non era necessario che si fiondassero i crociati delle feste comandate a dircelo. Più che del Natale, dovremmo aver paura delle Vanna Marchi del Natale. Paura dei “Patti del presepe” contro il nuovo laicismo estremista, come ha titolato un giornale imparziale come un ultra della Curva Sud. E in campo si dovrebbero mettere i valori che uniscono, non gli speculatori che dividono. Più calore che freddo e gelo.

 La convivenza con gli islamici da noi non deve passare dalla rinuncia a noi stessi. Rispetto di tutte le sensibilità non deve significare mancato rispetto per la propria. Chi viene da noi non può pretendere che si nasconda il presepe perché può disturbarlo (dimenticando che lo stesso Maometto si rifece agli insegnamenti dei profeti Gesù e Mosè molto più di tanti pavidi cattolici benpensanti). Quindi apriamo le scuole alle mangiatoie (in senso buono). Chiudiamole soltanto ai gesubambini più capaci di telepromozioni che di devozioni.