Siamo in letargo ma all’italiana

Sabato 12 dicembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Il fatto è che le pizzerie sono piene. Ma allora non è vero che c’è la crisi, sono tutte chiacchiere della televisione. Sembra di essere tornati al tempo in cui Berlusconi diceva che al ristorante non si trova un posto, sugli aerei c’è il pieno, quindi tutto va bene. Non è che Renzi sia una quaresima rispetto a lui. Vedi la gente ed è come se avesse preso un digestivo, vedi lui ed è come se avesse preso uno spritz: questo il distacco fra il Paese e la politica. Della quale solo il 9 per cento degli italiani si fida, pensa tu. Italiani che però non si fidano neanche fra di loro. Popolo di santi, eroi, navigatori e diffidenti. Anche per questo siamo il Paese dello zero virgola: appunto 0,7 per cento, quanto pare che crescerà l’economia quest’anno. Come dire che siamo sempre là con le gomme forate, anche se Mister Spritz proclama che abbiamo dato la sgommata e basta con i gufi.

 TUTTO MALE, ANZI NO Un Paese in letargo, ha sentenziato il Censis che ogni anno sotto Natale ci fa la radiografia. Letargo un corno, ha reagito Renzi, che comunque è bene che si sforzi di tenerci su, altrimenti saremmo più depressi di un cammello al Polo Nord. Però un letargo strano. E’ stato proprio De Rita, il presidente del suddetto Censis, a raccontarci la storiella. Se si va in giro a chiedere come va, tutti rispondono: male, non c’è una lira, non c’è lavoro, mia moglie mi tradisce. Ma se si chiede, e il resto? Il resto va bene, grazie a Dio, è la risposta. Per capirlo non ci vuole uno psichiatra, ci vuole la maga di Circe.

 Se non è ancòra chiaro, siamo un Paese attaccato al resto. Le pizzerie sono piene non solo perché i nonni aiutano i nipoti mentre in passato erano i nipoti ad aiutare i nonni. Non solo perché a 35 anni si resta coi genitori mentre in passato si avevano già due figli. Non solo perché si fanno lavori quando capita mentre in passato se il posto non era fisso si era dei falliti. Ma le pizzerie sono piene appunto per il resto. Quello che nonostante tutto muove i consumi. E muove una fiducia che, se non è da spritz, lo è almeno da birra Peroni. Ma il resto è lo stesso motivo per cui restiamo quelli dello zero virgola. La nostra salvezza è anche la nostra croce.

Quelli che parlano difficile dicono che il patrimonio finanziario degli italiani ammonta a 4 mila miliardi di euro, due volte e mezzo il Pil, la ricchezza prodotta ogni anno. Insomma siamo risparmiatori. Mettiamo da parte. E anche se ci sono le bollette, le tasse, la rata del mutuo e tutti i pagamenti che a Natale sono più puntuali delle cartellate, abbiamo continuato a mettere da parte anche negli ultimi quattro anni. Quelli che parlano difficile aggiungono che siamo fra i Paesi più patrimonializzati del mondo, anzi il più: quelli che fra casa di proprietà e due soldi della famiglia hanno la loro piccola cassaforte per sentirsi più sicuri. Mini-patrimoni.

  L’ERRORE DELLA FORMICA Però siccome non si è italiani per niente, anche facendo le formiche gli italiani sono troppo in letargo. Quei 4 mila miliardi che ci fanno stare tranquilli, sono anche un boomerang per il Paese e per noi stessi. E’ come se li avessimo immobilizzati con una anestesia mentre ci sarebbe bisogno di metterli a giro non per sprecarli come le cicale ma per farli fruttare, per aprire nuovi capannoni, per alzare nuove serrande. Nuove attività e imprese che darebbero, per esempio, più lavoro a quegli stessi nostri figli per i quali mettiamo da parte credendo di dargli un futuro ma invece togliendoglielo.

 Ma il resto all’italiana non è solo il libretto della Posta o i Buoni del Tesoro perché lo Stato non può fallire, almeno pare. Il resto che ci tiene in piedi è la casa che siccome ha una stanza in più, l’affittiamo agli studenti. Il resto è il lavoretto serale invece di guardare la televisione. Il resto è stringere il vestito alla signora di sopra che ha fatto la dieta. Il resto è la dichiarazione dei redditi per chi non ci capisce niente. Il resto è la lezione privata di latino. Il resto è la bambinaia, è due ore con l’anziana sola. Il resto è tutta quella piccola economia che non si vede ma che c’è e chiamano nero mentre è la luce d’Italia. Su cui non paghiamo le tasse facendo poi aumentare le altre che dobbiamo pagare. Italiani vittime di eccesso di italianità.

 Il resto che ci tiene in piedi è l’economia che continua a esportare perché tutto ci può mancare tranne l’inventiva per fregare quelli che ci vogliono fregare pagando la metà gli operai o imitando i nostri prodotti. Il resto sono i giovani che, in attesa che qualcuno faccia qualcosa per loro, fanno qualcosa per conto loro. L’Italia accusata di volere il posto fisso è invece l’Italia col maggior numero di giovani lavoratori autonomi in Europa. E anzitutto, udite udite, al Sud. E’ vero, non c’è una lira, non c’è lavoro, mia moglie mi tradisce. Ma per il resto, grazie a Dio, va bene.