Bravo Woody prendi la vita con filosofìa

Lunedì 21 dicembre 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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IRRATIONAL MAN – di Woody Allen. Interpreti: Joaquin Phoenix, Emma Stone, Parker Posey. Commedia, Usa 2015. Durata: 1h 30 minuti.

 

Solito impagabile Woody Allen a 80 anni (auguri) e 50mo film. Guardate, ripete sornione, noi nella vita ci agitiamo tanto alla ricerca di un senso. E invece il caso governa l’universo molto più di quanto crediamo. Questo non vuol dire che ci dobbiamo abbandonare al fatalismo. Ma vuol dire che è meglio prenderla con ironia e leggerezza. La stessa leggerezza con la quale egli fa fare cose orribili ai suoi personaggi. Condendola dell’allegro cinismo del suo inarrivabile Dna.

 Così questo professor Abe Lucas, celebrato filosofo, che approda alla non meno celebrata università americana di Newport. Fama di intellettuale affascinante, in realtà è un frustrato alla deriva fra Heidegger e Bacco, essendo appunto un ubriacone. Cui l’alcol toglie ogni voglia di studio quanto di sesso. Né cambiano molto la situazione una collega in crisi coniugale e una allieva in crisi sentimentale che, ad onta sua, sono ossessivamente attratte dalla sua anima persa. E non solo da quella.

 Però per svoltare occorre qualcosa di più forte. Che il nostro trova nella possibilità di omicidio a danno di un abietto giudice che toglie la figlia a una madre separata. L’etica attraverso l’estetica di un crimine perfetto: è cattivo e va eliminato. La morte per la resurrezione, ma non si sa se di un mondo migliore senza quel giudice o di se stesso. Insomma un atto irrazionale (“Irrational man”) per far diventare tutto più razionale. Seguendo anche il suo amato Sartre secondo il quale l’inferno sono gli altri.

 Fatto il delitto, si scatena il Woody Allen migliore. Se il professor Lucas si è prodigato a modo suo perché la si smetta di accettare il mondo così com’è, è ancòra una volta il caso a stabilire come questo mondo andrà. Nel capolavoro “Match point” il caso era una pallina da tennis, qui altro. E qui è lo spettatore che deve decidere se il misfatto sia più un atto di giustizia o un atto di egoismo del protagonista. Se c’è una moralità o una immoralità. Essendo però questa un po’ la debolezza del film, un dilemma più superficiale che scavato a fondo.

 All’ultimo festival di Cannes, non ha convinto tutti. Fino a passare per “opera minore”. Il fatto è che ciò che è minore per Woody è sempre una spanna sopra tanti altri. Di pregio le interpretazioni, quella trascinata e trasandata di Joaquin Phoenix col pancione etilico. E quella lieve e strabuzzante di Emma Stone, voce morale e nuova musa del regista. Film intellettuale fra nichilismo, esistenzialismo, Dostoevskij, Arendt e Kant. Ma non per farsi venire il mal di testa, ma per prenderli tutti in giro. Grazie a un ineffabile ottantenne col fanciullino (ancorché incattivito) dentro ma con l’intatto incantevole disincanto.